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E’ venuto dal Libano

…  il cedro che campeggia fuori dalla mia finestra. Nessuna preoccupazione, è venuto certamente dall’Hermon, dove la neve non è affatto sconosciuta. Avrà sentito il vento fischiare tra i suoi rami, avrà tenuto chissà quante volte la neve tra le sue braccia, dondolandola dolcemente.

Sarà che ho passato molto tempo in un paese tropicale come il Brasile, ma la neve da un lato mi affascina come un bambino, da un altro sento molto di più il freddo rispetto a tanti tanti anni fa.

Ora che ci penso: il mio cedro sta a Roma da più di ottant’anni, ho visto la foto di quando fu piantato.

Spero per lui che non si sia “romanizzato” al punto di tollerare solo “er ponentino”…

foto del cedro dalla terrazza dell'ultimo piano


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Un momento nel tempo

Anna Vercors - 4 ore 45 min fa

E’ stato davvero un momento eccezionale, capace - se seguito con attenzione e preso in considerazione seriamente - di sconvolgere, capovolgere, ricostruire anche la vita più scialba o distrutta. Un momento che non resterà isolato perché Dio non smette per un attimo di pensare a ciascuno di noi e la realtà, positiva perché c’è, ce lo ricorda ad ogni attimo.

Ecco l’anticipazione delll’editoriale del prossimo numero di Tracce:

Duemila persone a teatro, quasi tutte under 25. Altre cinquantamila collegate via video, nel resto d’Italia e in qualche spicchio di mondo. E novanta minuti tesi, densi, dall’Et incarnatus est di Mozart, cantato dal vivo da un soprano di fama, all’Angelus finale. Una serata impressionante, quella al Teatro Arcimboldi di Milano di qualche giorno fa. Di quelle che definiremmo “evento”, se non fosse una parola abusata. Qualcosa di grande. A prima vista, troppo grande per essere spiegata solo con il motivo occasionale: ripresentare All’origine della pretesa cristiana, un testo di don Giussani uscito vari anni fa e già letto e riletto da molti dei presenti. Dov’era la novità? E a dirla tutta, dov’è la novità nel contenuto di quel libro, che in fondo parla di Cristo e del Vangelo? Duemila anni dopo, che cosa può pretendere ancora il cristianesimo dall’uomo? 

Il testo di quell’incontro, tenuto da Julián Carrón, è la Paginauno di questo Tracce. Basta scorrerla con attenzione per vedere la novità venire a galla. Come è successo in quella sala, o nelle altre collegate, o dovunque ci fosse – ci sia – un cuore teso a domandare. Perché la novità accade lì, in quel cuore. Nell’uomo che incontra Cristo. È lì che si decide tutto. È in quella «fioritura dell’umano» che avviene imprevedibilmente quando la fede diventa un’esperienza reale. E l’umano non è astratto: sono io, sei tu. Ora. Non c’è niente di più nuovo di questo. Niente di più «sovversivo e sorprendente». La novità, appunto, è che «Cristo è qualcosa che mi sta accadendo ora». Questo è il contenuto dell’annuncio. E questa è la grande pretesa, che ognuno può verificare nella sua vita. Ed è solo per questo che si può rispondere «sì» alla grande, inquietante ed attualissima domanda posta da Dostoevskij ne I demoni: «Un uomo colto, un europeo dei nostri giorni, può credere, credere proprio, alla divinità del figlio di Dio, Gesù Cristo?». 

Un Fatto. Lo segui, e ti trovi svelato a te stesso. Lo salti, lo aggiri, e ti ritrovi stranamente indebolito nell’affrontare la realtà. Nella vita di tutti i giorni, come mostrano le tante storie personali che stiamo pubblicando in questi mesi sulla crisi (ne trovate anche in questoTracce). O nell’affronto dei grandi problemi, dei cosiddetti «scenari».

Si fa fatica, per esempio, a capire l’Europa se si elimina, più o meno consapevolmente, la radice di un suo certo modo di vivere, di pensare, di usare la ragione e concepire la realtà, l’umano, i diritti, l’economia. E la radice, volenti o non, è quel Fatto. Se lo censuri, prima o poi i nodi vengono al pettine. Attenzione: non è solo che saltano certi valori. È proprio la ragione a restringersi, come ricorda di continuo il Papa. Tutto si complica. Si fa fatica a trovare motivi per stare insieme, oltre i numeri. A vedere in prospettiva. A cercare un bene comune. È un salto indebito? Provate a leggere il “Primo piano” di questo numero alla luce di questa domanda: si può tornare a crescere e a creare ricchezza insieme senza cercare un bene comune? Senza che si riaccenda il desiderio – il cuore dell’uomo? O bastano aggiustamenti di bilancio e provvedimenti di legge? E che cosa riaccende il cuore come null’altro?

Un Fatto. «Un momento nel tempo e del tempo», scriveva T.S. Eliot, citato da Giussani: «Ma il tempo fu creato attraverso quel momento: poiché senza significato non c’è tempo, e quel momento di tempo diede il significato». Lo dà anche ora. Questa è la novità.


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Chi detiene il debito pubblico italiano

Vietatoparlare - 10 ore 28 min fa
VietatoParlare.it ha detto più volte quali sono le cause principali della crisi, ma nella logica della grande finanza internazionale, ma riguardante il debito e le sue conseguenze,  l’articolo che segue fa un punto della situazione condivisibile. fonte: geopoliticamente E’ noto a tutti che il debito pubblico italiano ha raggiunto livelli... 0
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Chi c’è dietro le campagne presidenziali negli Stati Uniti

Vietatoparlare - 10 ore 45 min fa
(fonte: geopoliticamente ) Cosa hanno in comune Obama e Romney? Entrambi vantano, tra i propri fans, una folta schiera di miliardari. I quali non lesinano ricche donazioni per sostenere l’immagine dei propri beniamini in vista delle presidenziali di novembre. Cerchiamo di capire di chi i candidati alla casa Bianca sono... 0
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Il business del petrolio sulle ceneri della Somalia

Vietatoparlare - 11 ore 1 min fa
Si dice che se l’Occidente ha smesso di interessarsi della Somalia è perché nel suo sottosuolo non ci sono risorse da trafugare. Invece le risorse ci sono eccome e il saccheggio è già iniziato. Il 17 gennaio la Horn Petroleum, società controllata dalla canadese Africa Oil Corp., ha ufficialmente iniziato... 0
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Da Nonno Mario all'addio posto fisso. Alla sinistra va bene tutto purché senza Cav.

Miradouro - 12 ore 18 min fa

Da che pulpito di Assuntina Morresi
Tratto da L'Occidentale il 2 febbraio 2012

“…Lisa, una bambina di due anni e mezzo, alla domanda “che cosa hai visto in TV?”, risponde “Ho visto il nonno Mario, quello che dice le cose giuste per il futuro…” Firmato “una coordinatrice pedagogica di una cooperativa sociale”

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La politica sta morendo?

Berlicche - Ven, 2012-02-03 23:57

La politica sta morendo?
Diciamo che non sta troppo bene.

E’ storia vecchia. Da che mondo è mondo, il potere logora chi non ce l’ha. Chi ce l’ha studia il modo di averne di più. “Nove anelli per gli uomini, che più di ogni altra cosa bramano il potere…” ricordava il vecchio Tolkien nella sua più celebre opera.
I politici hanno dato, e stanno dando, cattiva prova di sé. Ci mancherebbe, sono uomini. Chi entra in politica in tempi normali di solito lo fa perché vuol far carriera – che è uno dei sapori in cui arriva il potere. Gli idealisti sono pochi, e di solito durano anche poco. Gli ideali hanno vita dura nel mondo reale. Dura un po’ di più chi entra in politica perché c’è un’opera da fare, un compito da svolgere. Ma ciò non vuol dire che si sia immuni.

L’acqua ferma genera alghe. La politica dei tempi normali genera inevitabilmente una classe di inetti, di approfittatori, di gente che porta ad odiare la politica perché vede la politica solo come mezzo per il potere personale e come tale la usa. E’ fin troppo facile confondere qualcosa con la sua corruzione, se è solo quest’ultima che quotidianamente vediamo.
Quindi i tempi normali generano rifiuto della politica, e disastri, che portano a tempi eccezionali.
Nei tempi eccezionali i politici dei tempi normali vanno ancora peggio. Della politica non ci si fida più, e quindi ci si affida a coloro che ci sembrano più adatti per superare l’emergenza.
Che sono anch’essi uomini, e come tali bramano il potere.

I romani dei tempi antichi avevano i dittatori, che in tempo di guerra si sostituivano ai consoli. Alcuni di quei dittatori, storicamente, ci hanno preso gusto. Come noi anche loro erano stretti tra da un lato un potere che si può scegliere, che per sopravvivere deve mediare, che è tutto sommato amico ma anche inefficente, lento, approfittatore; e dall’altro lato da un potere decisionista, ma le cui decisioni possono anche non piacerci. Le decisioni che non piacciono generano scontento; lo scontento la voglia di politica, di mediazione, di tempi normali. E l’oscillazione riprende…

Sono perfettamente consapevole come la mia sia un’analisi sommaria, parziale, con mille eccezioni. Persone particolari possono arrestare il moto del pendolo, invertirne il senso. I cicli possono essere così lenti da essere impercettibili. Ma è anche basata sull’osservazione della realtà.

Adesso siamo tutti stufi di politica. Molti si augurano che trapassi presto, come una inutile vecchia che lascia una grassa eredità. Ci sarà un momento, tra non molto, in cui tutti la rimpiangeremo?


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I miei libri 2012

Nihilalieno - Ven, 2012-02-03 16:58

I miei libri 2012 

1)      Laura Notti, Ornella Ziccardi, Una professoressa tra i selvaggi

2)      George R.R. Martin, Tempesta di spade

3)      Comastri, Gesù… e se fosse tutto vero?

 

Uh, ho letto pochissimo!


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Vale la pena ancora far politica?

Vietatoparlare - Ven, 2012-02-03 13:46
fonte: La Perfetta Letizia – autore Patrizio Ricci Si sono interrogati su questo tema un gruppo di studenti dell’Università di Pescara insieme agli on. Maurizio Lupi e Ermete Realacci Vale la pena ancora far politica? Gli studenti universitari della facoltà di economia di Pescara l’hanno chiesto all’on. Maurizio Lupi (PdL)... 0
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Guerra alla Chiesa?

Cultura Cattolica - Ven, 2012-02-03 13:10
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Non un’eco…

Anna Vercors - Ven, 2012-02-03 12:32
Immaginiamo di essere seduti in questa sala. Qualcuno chiama: Anna Rigotti. Si crea il silenzio, e si ode una voce rispondere: “Sono presente”. Guardiamo intorno, passiamo in rassegna i volti… Dov’è? Non c’è! Per uno strano fenomeno riecheggia la sua risposta: Sono presente, ma Anna Rigotti non c’è. Se qualcosa del genere succedesse sarebbe ben grottesco! “Eterno Dio immutabile, la fonte è in Te dell’essere, nella Tua pace immobile Tu segni ai tempi il volgere”, dice un Inno della liturgia. Ora, se cantassimo queste parole (Eterno Dio immutabile…) e non ci fosse niente? Se udissimo le parole ma non esistesse niente? Sarebbe grottesco come nell’immagine usata. “Eterno Dio immutabile” risuonerebbe come quel “Sono presente” di Anna Rigotti che non c’è: nient’altro che una forma di suono, un’eco di parole. Per la maggior parte della gente Dio vige così, è così. Per la maggior parte della gente (anche per chi va in chiesa) il rapporto con Dio, col divino, vale a dire con ciò che dovrebbe essere percepito come origine e destino di tutto, è così: “sono parole”. Dio ha sfondato questa separazione, questo vuoto tra Sé e l’esperienza dell’uomo. L’esperienza implica un complesso di fattori misurabile, determinato da tempo e spazio, che viene raccolto dai sensi che è cioè visibile con gli occhi, tangibile con le dita, udibile con le orecchie (che tu ci sia, che tu sia presente mentre parlo, è un’esperienza). Dio, il Mistero che fa tutte le cose, ha sfondato la lontananza, il vuoto che l’uomo inevitabilmente porrebbe tra il tempo e lo spazio, cioè la realtà in quanto sensibile, visibile, tangibile, udibile, e Dio. Il problema è quello di un divino sentito come astratto, di un “quid” che non è nominabile in modo sperimentale perché con la vita non c’entra, non è cioè percepito aver a che fare con niente (eppure, che le cose non si fanno da sé è così vero, che qualsiasi uomo ha il senso di questo destino più grande di lui, per quanto soffocato o alterato nella distrazione normale). Il Mistero ha sfondato l’astrazione e la lontananza in cui sarebbe inevitabilmente tenuto dall’uomo, poiché, non essendo né visibile, né toccabile, né udibile, il pensiero non lo può afferrare come afferra il significato di un viso e l’affezione non vi si può dirigere come si dirige su un viso. La realtà di un viso è misura-bile col tempo e con lo spazio, è visibile, tangibile, udibile: l’intelligenza può perciò rendersene conto, sorprenderne la profondità, e l’affezione muoversi verso di esso. Ciò che non è sensibile (tangibile, visibile, udibile), ciò che non è sperimentabile, non può essere vero oggetto di intelligenza e di affezione: intelligenza e affezione restano a-stratte. Ciò che non è esperienza nel senso detto non può essere contenuto di un pensie-ro e di una affezione reali, ma di un pensiero e di una affezione astratti, che non hanno valore e tenuta, che non hanno cioè nessuna incidenza sul tempo e sullo spazio, su quel che si vede, si tocca e si sente. Dio, noi lo viviamo così! Ma Dio ha sventrato, ha sfondato la distanza in cui noi lo sentiremmo e lo terremmo. Come Dio ha sfondato questa lontananza? Incarnandosi e uscendo dal seno di una donna come bambino. Il Mistero che fa tutte le cose è stato concepito nel seno di una donna: è nato come un bambino, è cresciuto come un bambino. Mangiava, beveva, parlava. Piuttosto presto ha incominciato a discutere e i dottori della Legge ne restavano meravigliati: Come può questo ragazzo dire e conoscere queste cose?. Poi ha incominciato ad uscir di casa (immaginiamo con che apprensione sua madre seguiva ormai gli avvenimenti); parlava per le strade a tre, quattro, cinque persone oppure a gruppi di trenta o quaranta, secondo i paesi e agiva in modo tale che la gente si stupiva: Ma come fa a fare queste cose? Come fa a parlare così? Nessuno ha mai parlato come quest’uomo! Nessuno ha mai fatto cose simili ! Immaginiamo, quando Lui tornava a casa, come sua madre rimaneva impacciata: ultimamente non poteva saper bene chi era suo figlio. Di Lui sapeva solo, per le parole dell’angelo, che sarebbe stato misterioso. E tuttavia, tra quello che l’angelo le aveva detto e quell’uomo che aveva davanti non c’era per quella donna nessun distacco. Era suo figlio e non era come lei poteva immaginare. Non poteva pensarlo. Anche lei, quando lo sentiva parlare e lo vedeva agire, diceva: “ Come fa a saper queste cose?” Come fa a fare queste cose. Ma non c’era differenza: non c’era un salto, un vuoto, tra quell’uomo in carne ed ossa, suo figlio, che aveva allattato, e il mistero che Lui portava con sé, il mistero che Lui era, il divino che era. Non poteva im-maginarsi come facesse le cose che faceva e come dicesse le cose che diceva, ma non c’era per lei nessun distacco. In verità, essa fu la prima a capire, perché già nelle parole dell’angelo vi era l’anticipo: “Sarà chiamato Figlio dell’Altissimo”. Dio, l’origine e il desti-no di tutto, ciò di cui tutte le cose, ultimamente, sono fatte (è questa la frase che nes-suno capisce e da cui nessuno resta colpito, mentre è la più inconcepibile, la più tre-menda e più grande, perché ristabilisce la distanza infinita e al tempo stesso afferma la concretezza di questo ultimo), Dio, per aiutare l’uomo, si è reso compagnia all’uomo, è diventato compagnia umana: è entrato nella vita stessa dell’uomo con forma umana. Questo è Gesù Cristo: Dio fatto carne, Dio fatto uomo. Per farsi riconoscere, Dio è entrato nella vita dell’uomo come uomo, secondo forma umana, così che il pensiero e tutta la sua immaginatività, l’affettività e tutto il suo sognare sono stati come bloccati, calamitati. C’era lì Uno che cacciava i demoni, che guariva i ciechi, che guardava la donna peccatrice in modo tale che essa qualche giorno dopo gli lavò i piedi piangendo che guardava cioè fino a cogliere la radice del cuore dell’uomo. Passando davanti a quell’albero, Gesù alzò lo sguardo verso chi si era arrampicato e gli disse: “Zaccheo, scendi subito, perché voglio venire a casa tua”. Zaccheo scese in fretta e Lo accolse con gioia. E a Matteo, che era un gabelliere, uno che riscuoteva i soldi, semplicemente disse: “Vieni con me”. E lui abbandonò tutto e Lo seguì. Questa è la cosa senza paragone più grande, senza la quale l’uomo è fatto fuori e tutto è vuoto: Dio, per aiutare l’uomo, si è reso compagnia umana. Perché se c’è quel vuoto tra tempo e spazio e Dio, tempo e spazio sono destinati a diventar vuoto. ( LUIGI GIUSSANI, E’ se opera, 1993) 
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Che Dio ci aiuti

Cultura Cattolica - Ven, 2012-02-03 12:10
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“Come posso esistere se non so amare?”

Anna Vercors - Ven, 2012-02-03 07:19

“Come posso sopportare la grande sofferenza di un paziente e quella dei suoi familiari immaginando che potrebbero essere mio padre e mia madre?”

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Anniversario di matrimonio

Factum - Ven, 2012-02-03 00:35

E sono 25, festeggiati ieri assistendo all’udienza del Papa alla fine di un lungo week end a Roma.

Mi ha segnato questo anniversario  tante premure, tanti piccoli segni, tante cose impreviste che poi alla fine ti sorprendono.

E questo è il bello ho visto come il semplice seguire trasforma le cose e la realtà e questo non può che commuoverti, molte volte l’ho visto in questi giorni attraverso molte persone.

Il Papa nell’udienza ci ha lasciato un compito, per me e mia moglie è stato come la conferma di un cammino intrapreso 25 anni fa:

Cari amici, domandiamo al Signore di essere capaci di vegliare con Lui in preghiera, di seguire la volontà di Dio ogni giorno anche se parla di Croce, di vivere un’intimità sempre più grande con il Signore, per portare in questa «terra» un po’ del «cielo» di Dio. Grazie.

 

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Le incresciose sviste della ditta Romano & Romano

Miradouro - Ven, 2012-02-03 00:00

di Assuntina Morresi
Tratto da Avvenire del 2 febbraio 2012
Tramite SAFE - Salute femminile

Quando si parla di questioni bioetiche, si sa, gli animi si scaldano. I dilemmi della vita e della morte spaccano Parlamenti e opinioni pubbliche, segnano la storia di un Paese: il massimo rigore nel riportare i fatti è, dunque, d'obbligo.

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I giudici paghino se sbagliano. Il caso Del Turco e la “giuristocrazia”

Miradouro - Ven, 2012-02-03 00:00

Passa alla Camera un emendamento sulla responsabilità civile dei giudici. Antonio Polito e Luciano Violante a proposito di quei tanti processi mediatici basati su «prove schiaccianti».
Tratto da Tempi del 2 febbraio 2012

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L'Europa che non ti aspetti

Miradouro - Ven, 2012-02-03 00:00

di Stefano Spinelli
Tratto dal sito Cultura Cattolica.it il 2 febbraio 2012

Che sta succedendo in Europa?

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Il giubilo e lo smarrimento

Miradouro - Ven, 2012-02-03 00:00

di Mauro Mellini
Tratto da Giustizia Giusta il 2 febbraio 2012

Giubila il Partito dei Magistrati per la caduto del Governo Berlusconi. Tra tutti gli avversari del Cavaliere, il Partito dei Magistrati è l’unico a non essere debitore ad altri del successo ottenuto. Questo giubilare se lo sono guadagnato.

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Terremoto, cercheranno il colpevole

Miradouro - Ven, 2012-02-03 00:00

Tratto da Giustizia Giusta il 2 febbraio 2012

Terremoto al Nord. Per fortuna niente morti e feriti, né danni gravi. Solo qualche cornicione è venuto giù. Un po’ di paura e titoli ben in vista sui giornali.

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