Attualità

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E’ difficile dire qualcosa che non sia retorica, mentre si cerca di capire almeno quanti siano effettivamente i morti dell’ultimo naufragio davanti a casa nostra, nel canale di Sicilia. Le ultime notizie dicono quasi mille ma, paradossalmente, non è questo il punto.
Sappiamo che ce ne sono dieci, cento, mille volte tanti pronti a partire, ammassati in posti disumani che dovrebbero essere campi profughi, soprattutto nelle coste libiche.
E’ questa la grande emergenza del nostro paese, prima ancora della crisi economica, delle elezioni regionali e di tutto il resto. E non riguarda, non può riguardare solo i ministri competenti. Non può non riguardare ciascuno di noi, così come non possiamo sempre girare la testa dall’altra parte di fronte ai massacri dei cristiani da parte dell’Isis.
Le istituzioni europee, inerti fino a oggi, forse qualcosa faranno. Chissà. L’Italia sta facendo già tanto, generosamente.
Ma il naufragio di oggi mostra che il problema – l’ha ripetuto più volte Renzi, oggi, in conferenza stampa – non sono i soccorsi, paradossalmente. Il barcone è affondato davanti alla nave che lo stava per soccorrere.
Il problema è che i barconi pieni di gente partono, in continuazione, e non sono i naufragi a farli fermare. Chi parte sa che rischia la vita, ma non ha niente da perdere, perché la vita la sta rischiando già a casa sua. Il problema si può risolvere solo non facendoli partire.   -   Leggi tutto

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Il nome dello sconosciuto
Attraversiamo un periodo storico in cui l’evidenza del male, la sua opera innegabile ci balza addosso dalle notizie in ogni momento dalla giornata. Eppure sembra esserci l’incapacità assoluta di chiamarlo con il suo nome.
Diventa integralismo, assolutismo, follia omicida o suicida; quando non viene chiamato diritto. La lingua si inceppa, se si tenta di dire cos’è davvero.
Forse perché se si ammette che il male possa sul serio esistere, allora bisogna anche dire che c’è un bene. Forse perché è proprio Lui, il nome di quel bene, che è vietato dire, è vietato considerare. Atto di accusa contro noi stessi, che l’abbiamo voluto cancellare da questo vacuo presente, da dove però non è mai andato via. Come uno straniero. Come un esule nella sua stessa patria. Come uno sconosciuto dal viso familiare.
Il male che non si vuole o non si riesce a nominare ha già vinto nel cuore. Non si può fermare ciò che si sceglie di ignorare. Riusciremo a salvarci solo se oseremo affermare che esiste; se riusciremo a dire quello che davvero è.
Solo se riconosceremo quello sconosciuto potremo essere perdonati.
Berlicche  socio di  SamizdatOnLine   -   Leggi tutto

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L’ultima preghiera dei copti uccisi dall’IS
I copti trucidati dai jihadisti dello Stato Islamico in Libia sono morti pronunciando il nome di Cristo. Lo conferma all'Agenzia Fides Anba Antonios Aziz Mina, Vescovo copto cattolico di Giuzeh. “Il video che ritrae la loro esecuzione  è stato costruito come un'agghiacciante messinscena cinematografica, con l'intento di spargere terrore. Eppure, in quel prodotto diabolico della finzione e dell'orrore sanguinario, si vede che alcuni dei martiri, nel momento della loro barbara esecuzione, ripetono "Signore Gesù Cristo". 
Il nome di Gesù è stata l'ultima parola affiorata sulle loro labbra. Come nella passione dei primi martiri, si sono affidati a Colui che poco dopo li avrebbe accolti. E così hanno celebrato la loro vittoria, la vittoria che nessun carnefice potrà loro togliere. Quel nome sussurrato nell'ultimo istante è stato come il sigillo del loro martirio”. 
Intanto, in Egitto, il governo ha proclamato sette giorni di lutto nazionale per i martiri della Libia, mentre in diverse diocesi, tra digiuni e veglie di preghiera, fedeli e Vescovi avanzano la proposta di dedicare a loro nuove chiese.    -   Leggi tutto

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Terrorismo o sharia?
I recenti fatti di cronaca ci costringono ad aprire gli occhi. Gli attacchi alla stampa non sembrano semplici attentati terroristici ma esecuzioni vere e proprie.
Cosa abbiamo noi da opporre a tanta violenza?
“.. noi cristiani crediamo ancora nella capacità della fede che abbiamo ricevuto di esercitare una attrattiva?” SamizdatOnLine

Carron e le stragi di Parigi
13 Febbraio 2015
Oggi su Il Corriere della Sera leggiamo una riflessione di Carròn sulle stragi francesi di un mese fa.
Un giudizio interessante, il suo, maturato in questo periodo di silenzio, un silenzio che quindi non voleva evitare un “giudizio a priori” (come se un suo giudizio pubblico impedisse una posizione personale di ciascuno di noi, ci trattenesse dal dire “io”, come scrive invece un lettore di Chioggia su Tracce di febbraio), ma anzi, forse anche dovuto a quello che giustamente Carròn descrive come “un contraccolpo di smarrimento o paura”, che “nessuno ha potuto evitare”, dopo le stragi francesi, e anche dopo i fatti tremendi che stanno ancora succedendo (è di oggi la notizia della conquista di Sirte, in Libia, da parte dell’Isis: sono arrivati letteralmente davanti casa nostra).       -   Leggi tutto

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Tutti quanti, adesso, a dire, “Je suis Charlie Hebdo“.
Eppure quanti di questi che scendono in piazza, che si indignano, quanti sanno il numero di morti che ci sono stati in Siria negli ultimi mesi? Quanti in Nigeria? Quanti in Iraq?
Non erano fumettisti. Non facevano satira. La loro sola disgrazia era quella di essere.
Essere cristiani. O yazidi. O musulmani, di una sfumatura diversa da quella dei loro assassini.
Quanti morti, dicevamo? Mille x Hebdo? Duemila?
E gli ostaggi presi in queste ore, i passanti trucidati, che hanno a che fare con vignette blasfeme?
Forse è urgente ripensare un attimo a tutta la vicenda, togliendo di mezzo l’ingombrante prima impressione. Non è l’insulto disegnato a Maometto o a qualche leader barbuto la causa del massacro dell’altro giorno. Quello è solamente ciò che ha determinato la scelta del bersaglio.   -   Leggi tutto

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Che cosa ci impedirà di bestemmiare?
Scrivo sconvolto dall’orrore della notizia di oggi: alcuni redattori del giornale satirico «Charlie Hébdo» sono stati assassinati da un commando terrorista islamico. Avevano «offeso» l’Islam, e Maometto. Come altre volte avevano offeso la fede cattolica, pubblicando vignette blasfeme sulla Santa Trinità. Ora lo sdegno è corale, e moltissimi si rendono conto della gravità della situazione.
Affido, personalmente, alla misericordia di Dio questi uomini. Ma mi chiedo con dolore se ci rendiamo conto dove stiamo andando.
Fino a quando terremo gli occhi chiusi, accetteremo imbelli che ciò che di più prezioso ha l’uomo, la sua fede, venga irriso impunemente? O dovremo aspettare che chi non ha la nostra cura per la libertà faccia, a modo suo, giustizia? Così che non un codice di autoregolamentazione e rispetto abbiano a suggerirci il rispetto delle convinzioni altrui, ma la minaccia, la violenza e l’assassinio. Non è eroismo dissacrare le convinzioni degli uomini! Non è eroismo pubblicare vignette blasfeme! Non è eroismo deridere e pubblicare immagini che violano la coscienza profonda degli uomini!
Così qui in occidente assistiamo alla gaia derisione dei valori più sacri, vediamo distruggere la coscienza dei piccoli, ospitiamo convinti di fare esercizio di cultura chi mina la sacralità della vita e della famiglia, esibendo l’immoralità come conquista di libertà.
 
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Mentre in Italia qualcuno asserisce che c’è un diritto al figlio, la struttura mondiale che dovrebbe rendersi garante dei diritti universali, sembrerebbe non pensarla così. Parrebbe che la campagna di vaccinazioni intrapresa dalle Nazioni Unite e dall’Unicef in Kenya avesse un’ospite indesiderato, un ormone in grado di impedire alle donne di avere figli.
Considerando che alle Nazioni Unite quando si parla di salute riproduttiva si intende abortire i bambini – un po’ come se un dentista quando parla di igiene orale intendesse che occorre cavare tutti i denti – la notizia non sembrerebbe tanto senza fondamento. Certo, nel nostro paese la notizia non è circolata molto, ma forse dipende che è in atto una campagna per indurre a fidarsi delle vaccinazioni. L’apprendere che ciò che può salvare la vita la può anche impedire, a nostra insaputa, non è molto confortante.   -   Leggi tutto

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Arrivata da Tbilisi, tre ore di attesa prima del volo per Roma. 
Aspetto in una specie di enorme crocevia, fra negozi di ogni tipo, quelli tutti uguali degli aeroporti – duty free, bulgari, bazar e delizie locali – mentre un sacco di gente va e viene. Tantissime donne velate, e tante completamente vestite di nero, con quella veste che ha solo una fessura orizzontale per gli occhi. Molte di più di quelle che avevo visto qualche anno fa, nella stessa città. Brutto segno.   -   Leggi tutto

Hanno assassinato il “peccato”? Un’indagine / 1.

peccato2Dalla Divina Commedia a Matrix, un unico richiamo ad andare al fondamento delle cose. Se questa tensione viene meno, sparisce anche il  peccato.

di Giovanna Jacob     Leggi tutto

inserito il 05-10-2014     -    

Vescovi contro

stefan-osterQuello dell’ostia ai divorziati risposati è un bel problema che infiamma gli spiriti e scatena battaglie teologiche come da tempo non si vedevano. Ma è un problema soprattutto per la Germania e l’occidente secolarizzato dove le chiese spesso si trasformano in musei o mercati, dice monsignor Stefan Oster, giovane vescovo quarantanovenne di Passau, in Baviera.     Leggi tutto

inserito il 05-10-2014     -    
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