Morendo dentro la Chiesa si possono cambiare le cose; non al di fuori

Dalla “Vita di don Giussani” di Savorana, Pag. 528:

(Massimo) Fini obietta a Giussani: in questo modo avallate “tutte le scelleratezze commesse dalla Democrazia Cristiana anche se formalmente la criticate. Lei stesso, don Giussani, in un’intervista di non più di sei mesi fa, dopo aver detto peste e corna della DC, affermò testualmente: “Sia comunque chiaro che io voto e voterò ancora DC”.”È vero, noi critichiamo la DC – risponde – e, ci sia dato atto, anche duramente, durissimamente. Però io non vedo in questo, fra la critica e il voto, proprio nessuna contraddizione. Io credo che il dovere di un cristiano sia quello innanzitutto di collaborare con altri cristiani, prima che con qualsiasi altra forza. Perché con costoro io avrò un punto di vista, antropologico, se si vuole, storico più vicino, “a priori”. Non vedo quindi i motivi dello scandalo.

(…)

Fini gli fa notare che c’è un folto numero di cattolici del dissenso che “dice no a questo tipo di Chiesa”. Giussani parte da una constatazione: “Il cosiddetto ‘dissenso cattolico’ è nato da un rilievo giusto, da un grido contro certe forme dispotiche della Chiesa, da un’opposizione, in sostanza, a una vita non ecclesiale della Chiesa”. Tuttavia per Giussani l’errore sta nel fatto che “per urlare questo grido, il ‘dissenso’ si pone, psicologicamente e metodologicamente fuori dalla Chiesa. E accusa. E, per quanto riguarda il temporale, mutua la sua saggezza da altre ideologie diverse da quella cristiana”. Per Giussani, invece, “ogni dualità è mortale per la fede,. Il grande insegnamento di Cristo in croce è che “morendo dentro la Chiesa” si possono cambiare le cose, non al di fuori”.

 

 

 

inserito il 11-02-2014     -