50 pecore a Maalula

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Negli ultimi mesi abbiamo assistito a crescenti dimostrazioni di crudeltà da parte di quelli che, fino a non molto tempo fa, erano i benemeriti ribelli che combattevano il tiranno Assad. Forse qualcuno di voi lo ricorda ancora, quando nessuno credeva che gli oppositori del regime siriano fossero capaci di gesti violenti – tutti animucce candide – e il bieco governo della Siria aveva il monopolio dell’orrore. Distruggerlo immediatamente!
Poi, poco per volta, si capì che qualcosa non andava. No, non erano i governativi ad avere usato armi chimiche. No, quei colpi di mortaio sulle scuole non se li erano tirati da soli. Quei sequestri, quelle uccisioni gratuite forse erano proprio dei ribelli. Ci vollero un bel po’ di testimonianze dirette, e qualcuno non è ancora convinto adesso.
Poi venne l’IS. Che non solo non nascondeva i suoi orrori, ma li pubblicizzava. Aveva capito che anche per l’odio puro c’è mercato. Niente di nuovo, intendiamoci. I resoconti del modo in cui furono annientati i regni cristiani in Oriente ottocento anni fa è persino più cruento dell’attualità che i giornali ci illustrano, la differenza è che allora non si facevano i selfie con le teste mozzate.
Però a Maalula non erano entrati quelli dell’ISIS ma i “moderati” e i qaedisti di al Nusra. Vi ricordate di Maalula, vero? Quando qualche decina di anni fa avevo sentito di un villaggio in cui si parlava ancora l’aramaico dei tempi di Gesù non avrei mai pensato che l’avrei visto distruggere a cannonate, i suoi abitanti ammazzati per non avere voluto rinnegare la fede. Il tempo dei martiri, ora come allora.

Era l’anno scorso. Nel frattempo il villaggio è stato liberato dai suoi “liberatori”, e alcune famiglie cristiane hanno provato a tornarci.
Come immaginerete, hanno perso tutto. Per questo noi vorremmo aiutarle.

C’è una realtà italiana, formatasi l’anno scorso, su iniziativa di persone che conosco. Si chiama Coordinamento Nazionale per la pace in Siria.
C’è un progetto, quello di fornire a 50 famiglie di Maalula una pecora. Cinquanta pecore, a famiglie che non hanno più niente.
C’è un’associazione fatta di giovani locali, chiama “Mar Sarkis”, che lavora per questo. Riferimenti precisi, non generici aiuti che non si sa che fine facciano.

E a questo punto tocca a noi. Io e voi, che non nuotiamo nell’oro, che tiriamo la cinghia in questo grigiore.
Come cristiani siamo stati avvisati: alla fine dei tempi il Giudice metterà le pecore sulla destra e i capri alla sinistra, e i capri non se la passeranno bene. La nostra posizione sarà data dai bicchieri dati a chi ha sete, a prescindere da quanta sete abbiamo noi.
Nessuno di noi sarà così tranquillo. Ognuno di noi sa.
Certo, dessimo una pecora potremmo sempre dire: io sto con lei. Seguirla verso destra, facendo finta di niente. E sgusciare dentro.

Berlicche  socio di  SamizdatOnLine

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