Anche il silenzio è comunicazione

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Sul tema della comunicazione il Papa ha richiamato - anche al popolo di Internet - la capacità di ascoltare, quando parla del silenzio indica che è il momento in cui prendiamo in considerazione i nostri pregiudizi e le nostre esigenze. La necessità ed importanza del dialogo è cosa difficile, un'impresa che esige un "certo lavoro". Quando parola e silenzio si escludono a vicenda la comunicazione si deteriora, o perché provoca un certo stordimento o perché, al contrario, crea un clima di freddezza; quando, invece, si integrano reciprocamente, la comunicazione acquista valore e significato. SamizdatOnLine

Il 24 gennaio la Santa Sede ha diffuso il testo del messaggio di Benedetto XVI per la  Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2012, che contiene una riflessione davvero profonda sul ruolo e il valore del silenzio nell'epoca di Internet. Il Papa vuole richiamare la nostra attenzione «su un aspetto del processo umano della comunicazione che a volte è dimenticato, pur essendo molto importante, e che oggi appare particolarmente necessario richiamare. Si tratta del rapporto tra silenzio e parola: due momenti della comunicazione che devono equilibrarsi, succedersi e integrarsi per ottenere un autentico dialogo e una profonda vicinanza tra le persone. Quando parola e silenzio si escludono a vicenda, la comunicazione si deteriora, o perché provoca un certo stordimento, o perché, al contrario, crea un clima di freddezza; quando, invece, si integrano reciprocamente, la comunicazione acquista valore e significato». 
Nell'epoca di Facebook e degli smartphone, in cui si «parla» continuamente e per ventiquattro ore su ventiquattro, il Papa invita a riscoprire il silenzio.

«Il silenzio - scrive il Pontefice - è parte integrante della comunicazione e senza di esso non esistono parole dense di contenuto. Nel silenzio ascoltiamo e conosciamo meglio noi stessi, nasce e si approfondisce il pensiero, comprendiamo con maggiore chiarezza ciò che desideriamo dire o ciò che ci attendiamo dall’altro, scegliamo come esprimerci. Tacendo si permette all’altra persona di parlare, di esprimere se stessa, e a noi di non rimanere legati, senza un opportuno confronto, soltanto alle nostre parole o alle nostre idee». 

Il silenzio non è dunque un'alternativa alla comunicazione, ma è parte della comunicazione. Solo con il silenzio si apre «uno spazio di ascolto reciproco e diventa possibile una relazione umana più piena. Nel silenzio, ad esempio, si colgono i momenti più autentici della comunicazione tra coloro che si amano: il gesto, l’espressione del volto, il corpo come segni che manifestano la persona. Nel silenzio parlano la gioia, le preoccupazioni, la sofferenza, che proprio in esso trovano una forma di espressione particolarmente intensa. Dal silenzio, dunque, deriva una comunicazione ancora più esigente, che chiama in causa la sensibilità e quella capacità di ascolto che spesso rivela la misura e la natura dei legami». 

Si tratta di nostalgie di epoche passate, nell'epoca di Internet? È precisamente il contrario. «Là dove i messaggi e l’informazione sono abbondanti, il silenzio diventa essenziale per discernere ciò che è importante da ciò che è inutile o accessorio. Una profonda riflessione ci aiuta a scoprire la relazione esistente tra avvenimenti che a prima vista sembrano slegati tra loro, a valutare, ad analizzare i messaggi; e ciò fa sì che si possano condividere opinioni ponderate e pertinenti, dando vita ad un’autentica conoscenza condivisa. Per questo è necessario creare un ambiente propizio, quasi una sorta di "ecosistema" che sappia equilibrare silenzio, parola, immagini e suoni».

Il Papa entra direttamente nella dinamica della comunicazione attuale su Internet, che da tempo è oggetto delle sue riflessioni. Oggi quando vogliamo sapere qualcosa lanciamo una ricerca su Google o consultiamo Wikipedia, anche se i più giovani spesso conducono le loro ricerche direttamente su Facebook. «Gran parte della dinamica attuale della comunicazione è orientata da domande alla ricerca di risposte. I motori di ricerca e le reti sociali sono il punto di partenza della comunicazione per molte persone che cercano consigli, suggerimenti, informazioni, risposte. Ai nostri giorni, la Rete sta diventando sempre di più il luogo delle domande e delle risposte». 

Ma sorge un  problema. Spesso non si trovano troppo poche risposte, se ne trovano troppe: è quello che i sociologi che studiano Internet chiamano «information overload».  «Anzi, spesso l’uomo contemporaneo è bombardato da risposte a quesiti che egli non si è mai posto e a bisogni che non avverte». La risposta a questo problema, da molti segnalato, è proprio il silenzio. «Il silenzio è prezioso per favorire il necessario discernimento tra i tanti stimoli e le tante risposte che riceviamo, proprio per riconoscere e focalizzare le domande veramente importanti». 

Non si deve però credere, cedendo a un facile pessimismo, aggiunge il Papa, che nell'epoca dei social network e di Google siano scomparse le domande cruciali dell'uomo. Queste rimangono, sempre. «Nel complesso e variegato mondo della comunicazione emerge, comunque, l’attenzione di molti verso le domande ultime dell’esistenza umana: chi sono? che cosa posso sapere? che cosa devo fare? che cosa posso sperare?». Sì, queste domande ci sono ancora. 

«Questo incessante flusso di domande manifesta, in fondo, l’inquietudine dell’essere umanosempre alla ricerca di verità, piccole o grandi, che diano senso e speranza all’esistenza. L’uomo non può accontentarsi di un semplice e tollerante scambio di scettiche opinioni ed esperienze di vita: tutti siamo cercatori di verità e condividiamo questo profondo anelito, tanto più nel nostro tempo in cui "quando le persone si scambiano informazioni, stanno già condividendo se stesse, la loro visione del mondo, le loro speranze, i loro ideali" (Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2011)».

Per cominciare a rispondere ai tanti che cercano su Internet la risposta alle domande fondamentali della vita, il Papa non suggerisce di fuggire dalla Rete ma di farne terreno di evangelizzazione. «Sono da considerare con interesse le varie forme di siti, applicazioni e reti sociali che possono aiutare l’uomo di oggi a vivere momenti di riflessione e di autentica domanda, ma anche a trovare spazi di silenzio, occasioni di preghiera, meditazione o condivisione della Parola di Dio. Nella essenzialità di brevi messaggi, spesso non più lunghi di un versetto biblico, si possono esprimere pensieri profondi se ciascuno non trascura di coltivare la propria interiorità».

Al silenzio il cristiano non può rinunciare. «Se Dio parla all’uomo anche nel silenzio, pure l’uomo scopre nel silenzio la possibilità di parlare con Dio e di Dio. "Abbiamo bisogno di quel silenzio che diventa contemplazione, che ci fa entrare nel silenzio di Dio e così arrivare al punto dove nasce la Parola, la Parola redentrice" (Omelia, S. Messa con i Membri della Commissione Teologica Internazionale, 6 ottobre 2006)». La chiave della vita interiore cristiana è la «contemplazione silenziosa», dove «emerge poi, ancora più forte, quella Parola eterna per mezzo della quale fu fatto il mondo, e si coglie quel disegno di salvezza che Dio realizza attraverso parole e gesti in tutta la storia dell’umanità» e che culmina nella persona di Gesù Cristo.

«Parola e silenzio», dunque.. «Educarsi alla comunicazione vuol dire imparare ad ascoltare, a contemplare, oltre che a parlare, e questo è particolarmente importante per gli agenti dell’evangelizzazione: silenzio e parola sono entrambi elementi essenziali e integranti dell’agire comunicativo della Chiesa, per un rinnovato annuncio di Cristo nel mondo contemporaneo». Coniugare parola e silenzio non è sempre facile. Ma possiamo, con fiducia, affidarci «a Maria, il cui silenzio "ascolta e fa fiorire la Parola" (Preghiera per l’Agorà dei Giovani a Loreto, 1-2 settembre 2007)».

Massimo Introvigne


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