Appello Siria: non sostenete ribelli violenti

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La menzogna é male e porta altro male. Nella vicenda siriana la si é usata sin dall'inizio per incolpare Assad e il suo esercito di violenza contro il popolo; ma le cose non stanno così: lo dice il popolo stesso che vede l'esercito come sostegno di fronte alla violenza dei ribelli; lo dicono fonti libere di informazione (AsiaNewsVietatoparlareComunità S. EgidioOra pro Siria) che denunciano chiedendo la pace per il popolo siriano; lo dicono a gran voce mons. Jeanbart e il patriarca Ignazio IV. Lo chiediamo con decisione anche noi. SamizdatOnLine

Al-Qaeda alleato dei ribelli islamici nella lotta contro Assad

Foto, video e rivendicazioni di attentati confermano la presenza di centinaia di miliziani sul territorio siriano. La maggior parte proviene da Paesi esteri, fra cui Russia, Somalia e Mali. Organizzazione britannica per la difesa lancia l'ipotesi di un colpo di Stato militare guidato dai Paesi occidentali. Asia News

Dalla Siria APPELLO A TUTTA LA STAMPA CRISTIANA: NON SOSTENETE LA RIBELLIONE VIOLENTA!
Quello che noi chiediamo, se l’Occidente, i cristiani d’Occidente, se i Paesi di buona volontà vogliono aiutarci, che spingano per il dialogo e per l’intesa, ad un compromesso; in altri termini, che sostengano la missione Annan con tutte le loro forze, che tentino di fare in modo che gli scontri e i conflitti finiscano e al contempo non incoraggino e non stimolino la violenza e l’odio, quanto piuttosto tentino di richiamare alla calma e alla ragione. (mons. Jean-Clément Jeanbart).

Urge fermare tutte le azioni ostili, provenienti da ogni parte”: è l’appello lanciato a tutte le parti coinvolte nel conflitto siriano, in Siria e all’estero, da Sua Beatitudine il Patriarca Ignazio IV di Antiochia, Primate della Chiesa greco-ortodosso di Antiochia e di tutto l'Oriente, che risiede a Damasco.
Nel testo del messaggio, inviato all’Agenzia Fides, il Patriarca Ignazio afferma: “Un incalcolabile numero di arabi musulmani e cristiani, uomini, donne e bambini, cadono vittime delle bombe ogni giorno. Gli ospedali sono pieni di feriti il gemito umano è divenuto continuo e ininterrotto”. Come arabi della Siria, “a prescindere dalla nostra religione, noi abbiamo il diritto di vivere in pace nel nostro paese”, prosegue, notando che “in quindici mesi, abbiamo perso innumerevoli persone, molti emigrati e profughi hanno lasciato le loro patria per altri paesi. I nostri cristiani hanno perso i loro villaggi, le città, le loro proprietà, le loro chiese e le loro famiglie sotto le macerie della lotta”. Il Primate ortodosso conclude: “Invitiamo tutti i siriani, in nome dell'unico vero Dio, a decidere di vivere insieme nella nostra patria benedetta. Auspichiamo che tutte le organizzazioni internazionali ci aiutino a garantire la pace, la stabilità e la riconciliazione”. (PA) (Agenzia Fides 27/7/2012)

L’opposizione siriana apre al dialogo:  “Non è troppo tardi per salvare il nostro paese. Pur riconoscendo il diritto dei cittadini alla legittima difesa, ribadiamo che le armi non sono la soluzione. Occorre rifiutare la violenza e lo scivolamento ver­so la guerra civile perché met­tono a rischio lo stato, l’identità e la sovranità nazionale”: così recita il messaggio diffuso da un gruppo di esponenti dell’opposizione siriana, riuniti a Roma in un incontro organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio. Il gruppo, guidato da Abdulaziz Alkhayer del “National Coordination Body” e formato da sedici rappresentanti dei partiti dell’opposizione siriana, ha diffuso un appello che invita tutte le parti coinvolte a trovare “una soluzione pacifica al conflitto siriano” tramite un “patto nazionale comune”.
“Sappiamo che la Siria, luogo di convivenza di religioni e di popoli diversi, corre oggi un rischio mortale che incrina l’unità del popolo, i suoi diritti e la sovranità dello stato”, recita il Documento finale, inviato all’Agenzia Fides. Le potenze straniere, si afferma, non devono “incitare alla militarizzazione” mentre si invita l’Esercito Siriano Libero a “partecipare a un processo politico per giungere a una Siria pacifica, sicura e democratica”.

No alla violenza del regime e dei ribelli, sì a una immediata soluzione politica che faccia uscire la Siria dalla sua drammatica spirale di violenza. È l’appello di 17 importanti esponenti dell’opposizione siriana scaturito ieri da un’iniziativa della Comunità di Sant’Egidio a Roma. L’appello è stato firmato da ben 11 sigle di opposizione e della società civile che operano in Siria (tra cui il Consiglio di Coordinamento Nazionale, il Forum Democratico e la Coalizione Watan) e che, raggruppando diversità religiose ed etniche, hanno un dogma in comune: «Le armi non sono la soluzione».
L'appello di Roma

Il dialogo al centro della richiesta degli esponenti siriani riuniti oggi dalla Comunità di Sant'Egidio - leggi l'appello su SIR 
 

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