Cerchiamo maestri da seguire

E io su mi levai 

sanza parlare, e tutto mi ritrassi 

al duca mio, e li occhi a lui drizzai. 

El cominciò: “Figliuol, segui i miei passi” 

Dante, Divina Commedia, Canto I, vv 110-112, Purgatorio 


Pensare alla scuola per me è un tutt'uno pensare al maestro. E noi siamo privilegiate: la scuola della nostra casa di formazione è piena di maestri. Devo però ammettere che il mio rapporto con lo studio è sempre stato molto contrastante: da una parte il pensiero che studiare sia un rimandare l’affronto della vita, dall'altra, nell'atto fisico di studiare, l’imbattermi in qualcosa di appassionante e che svela un po’ di me a me stessa.

Questo contrasto mi ha accompagnata sempre, fino all'approdo alle Missionarie di san Carlo Borromeo e alla nostra scuola. Pensando in particolare alle mie passioni, la storia è certamente una di quelle che mi accompagna fedelmente sin dagli inizi dello studio del mio grande amore, che è la Matematica: poter sapere l’origine, da dove proviene quella data cosa che tanto mi affascina, mi è sempre sembrato fondamentale, di primaria importanza quanto la conoscenza dell’oggetto stesso. Il mondo non è piatto e sempiterno, avulso dai contesti, eppure la mia mente cade così facilmente in questo fraintendimento! Non mi stupisce quindi, a ben pensarci, che le materie che più mi appassionino adesso nella nostra scuola siano proprio il Catechismo della Chiesa Cattolica e la Storia della Chiesa: poter conoscere i contenuti, la storia e l’origine dell’Amato e Amata a cui stiamo donando e dedicando la vita è ciò che ogni giorno sempre più ritengo importante, proprio per potergli donare e dedicare veramente tutta me stessa.

Così facendo, riscopro le mie origini e quelle di colui che il Signore ha scelto per incontrarsi a me: don Giussani. Come mi è facile infatti scadere nel pensare che egli sia un punto solitario e sospeso a mezz'aria tra la terra e il cielo. E quanto invece è meraviglioso scoprire l’immenso fiume dentro al quale la goccia che è don Giussani sia cresciuta e abbia vissuto, e scoprire quanto dunque egli sia figlio: figlio di una tradizione, che si chiama Chiesa, e figlio di pensieri umani antichi quanto l’uomo, espressi da giganti quali Dante, Leopardi, Manzoni, Platone, Aristotele, San Tommaso, Sant'Agostino, San Francesco, Pasolini, Hitchcock, Giotto … 

Ogni volta che penso alla nostra scuola e ai nostri corsi mi vengono in mente i racconti che sin dal liceo amici più grandi mi facevano degli inizi delle Università: è un’affermazione un po’ forte, ma direi che sono un po’ la stessa cosa. “Vi destiniamo questa rozza lettera, supplicandovi con ogni umiltà di guardare con occhi benevoli alle richieste che vi presentiamo. E’ infatti nostro sommo desiderio attingere con le misere brocche di cui disponiamo alla vostra fonte per bagnare i nostri rozzi ingegni, così da potere anche noi rinverdire, fiorire e dare frutto a tempo opportuno. Per questo supplichiamo umilmente l’eccellenza vostra di degnarsi di venire alla nostra piccolezza”. Ecco una lettera che Boncompagno da Signa scrisse in quegli inizi, per invitare un professore a tenere a lui e ad altri studenti un corso, e che potremmo star scrivendo noi stesse ad un professore per invitarlo alla nostra scuola. 

Cosa facciamo dunque nella nostra scuola? Chiamiamo professori appassionati, che possano presentare anche a noi, venute tutte da storie, luoghi e tradizioni del mondo, un po’ di quel grande tesoro da cui ha attinto e attinge il dono più prezioso della nostra vita: il Movimento, nella Chiesa.

inserito il 09-03-2014     -