Chi deve spiegare il male
“Chi crede in Dio deve spiegare il male. Chi non crede in Dio deve spiegare tutto il resto”. Come massima è accettabile, ma ultimamente mi viene pensato che anche i non credenti devono spiegare il male. E non possono evitare la domanda, perché se avessero questo atteggiamento vuol dire che per loro il male, semplicemente, non esiste. Dire “questa domanda non ha senso perché non credo in Dio” vuol dire abdicare al discriminante tra ciò che è bene e ciò che è male, vorrebbe dire porli entrambi sullo stesso piano. Se invece la domanda viene accettata, che risposta può essere data? Se il male esiste, ma non c’è alcun legislatore Superno, cosa ci fa identificare una cosa come “bene” o “male”? E soprattutto, se il male viene da una forza della natura, cosa dovrebbe fare l’uomo morale di fronte ad esso? Potremmo dire che una cosa è buona o cattiva in base alle sue conseguenze nel mondo, ma allora varrebbe una visione personale delle cose, che possono essere giudicate buone o cattive in base all’utilità. Insomma, il male pone più interrogativi all’etica laica che a quella religiosa, a mio avviso. In questo post mi stavo riferendo al male fisico, infatti ho parlato di “leggi della natura”, ma alla fine anche il male morale può entrare in questo discorso, in quanto in esso si pone la domanda di come deve comportarsi l’uomo morale nei suoi confronti.

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inserito il 04-04-2011 -










