Ci riproviamo?

anteprima

Ancora, viene
Anche stamattina, Vigilia di Natale, ci si alza presto. Colazione con la moglie al bar, una volta tanto senza la necessità di scappare subito. Mi cade l’occhio su “La Stampa”. Sulla prima pagina del quotidiano torinese campeggia una scritta, “Ci Riproviamo?”, ed un collage di tanti bigliettini augurali. C’è chi si augura “Pace, amore ed empatia”. Alcune sono letterine a Babbo Natale. Uno invoca “La non indifferenza di questo paese, per avere Verità (e giustizia)”. Un altro “L’onestà nel mondo”.
E’ quello che il cuore dell’uomo invoca. E’ quello che vorremmo tutti. Ma non si può non vedere la disperata inutilità di quei desideri.
Chiedere a Babbo Natale è come domandare ad un sogno. Volere che tutti gli uomini siano buoni, esigere che lo siano, è negare la cattiveria che alberga in tutti, noi compresi. Sono migliaia e migliaia di anni che ci riproviamo. Ogni istante della storia umana narra della ricerca di quella bellezza, quella giustizia e quella verità. La stessa storia ci racconta del fallimento di quella ricerca.
E’ emblematico che la pagina di quel giornale arrivi, pur senza mai nominarlo, alla vigilia dell’anniversario di quell’unico avvenimento in tutta la storia in cui quella domanda infinita ha avuto una risposta.
Il solo istante in tutti i secoli, in tutti i luoghi in cui non è stato un uomo a chiedere, a cercare di fare un po’ di verità, di bellezza, di giustizia. Il solo momento  in cui la verità, la bellezza, la giustizia stessa si sono incarnate ed hanno cominciato ad attraversare il mondo.
A condividere il mondo con noi. Ad essere realmente presenti ed incontrabili. Perché tutto il mondo le potesse vedere e seguire.

Non tutti l’hanno incontrato, quell’uomo la cui nascita ricorderemo tra poche ore. Non tutti tra quelli che l’hanno incontrato l’hanno capito, compreso, accettato. Ma quell’immensità di Bene è come un punto di calore ineliminabile, che non si riesce a togliere neanche con l’inganno e la menzogna e la violenza folle ed assassina che caratterizza questi nostri anni più di tante altre epoche. Una sorgente di luce che non si riesce a cancellare neanche negandola, dimenticandola, evitando di nominarla, vestendola del rosso dell’illusione.
E sotto sotto lo sappiamo, che il motivo per cui quel bene, quel bello, quel giusto e quel vero non arrivano, ancora non giungono, è proprio il rifiuto Suo. E’ proprio quella nostra dimenticanza ostinata. Il negare la nostra finitezza, il nostro stesso male, il non volere accettare quella mano tesa. Quella mano tesa di un bambino piccolissimo, che è venuto, che viene per tirarci fuori, per perdonarci, per salvarci.
Buon Natale. Che la gioia e la pace del Signore sia con tutti noi.

Berlicche  socio di  SamizdatOnLine
 


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