Diritti dei figli, traditi

 La Corte Costituzionale italiana ha dichiarato l’incostituzionalità della legge italiana sulla procreazione medicalmente assistita (legge 40), nelle parte in cui non ammette(va) sul territorio nazionale la fecondazione eterologa, ossia l’utilizzo di gameti provenienti da un donatore esterno alla coppia richiedente.

Sono curioso di leggere le motivazioni. Infatti, già una prima volta la questione è andata alla Corte Costituzionale, sollevata dal Tribunale di Firenze. Il sospetto di incostituzionalità nasceva da un’interpretazione dei giudici della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo circa alcune norme della normativa austriaca sulla fecondazione eterologa. La decisione della Corte Europea del 4 aprile 2010 aveva affermato la violazione della legge austriaca, che sarebbe stata discriminante per le persone e addirittura irrispettosa della vita familiare.

Si pensi a che punto si arriva a giocare con le parole: il vero rispetto alla vita familiare mi pare sia – all’opposto – quello assicurato dal divieto all’eterologa, ossia il rispetto dell’esigenza di nascere in una famiglia con un padre e una madre certi, senza ricorso a partecipazioni biologiche estranee alla coppia.

In ogni caso, quella sentenza è stata poi riformata in sede di appello dalla stessa Corte Europea, affermandosi che i singoli paesi hanno un margine di discrezionalità nel bilanciare i diversi interessi umani coinvolti, in particolar modo per quanto riguarda la procreazione assistita, visti “i delicati interrogativi etici che essa suscita” e che “s’iscrivono nel rapido contesto evolutivo della scienza”.

A seguito di ciò, la Corte Costituzionale italiana, con l’ordinanza 22 maggio 2012, preso atto del mutato indirizzo europeo, ha rinviato gli atti al Tribunale di Firenze, affinché riesaminasse la questione di incostituzionalità anche alla luce della sentenza europea che alla fine ha ammesso la legittimità della legge austriaca.

Per questo sono curioso di conoscere le motivazioni dell’odierna decisione, che ha azzoppato una legge approvata dal parlamento mediante i suoi rappresentanti, che ha superato un referendum di tutti i cittadini italiani, e rispetto alla quale anche i giudici europei affermano l’esistenza di discrezionalità dei singoli paesi nell’affrontare la relativa questione.

Ora, si potrebbero fare moltissimi commenti nel merito di questo intervento tranchant della Corte.

Mi limito a uno. Con la fecondazione eterologa si spinge al massimo grado il diritto della coppia ad avere un figlio, tanto da disconoscere completamente il diritto del figlio ad avere un’identità familiare, ad essere inserito in un percorso chiaro e certo di riconoscimento generazionale, con tutti i problemi che conseguono in ordine alle possibili rivendicazioni di più genitori, biologici o meno, a eventuali disconoscimenti di paternità o a sopravvenute pretese da parte dei donatori.

Il passaggio al diritto a quale figlio avere, con risvolti eugenetici, è conseguente.

Perché il diritto dei bambini deve sempre cedere di fronte alle pretese degli adulti?

E’ questa la società che vogliamo lasciare ai nostri figli?

inserito il 16-04-2014     -