Famiglia: cellula della società

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La famiglia, "cellula della società", il mattone essenziale del nostro paese non è ancora sufficientemente tutelata.

Il calo delle nascite, l'economia precaria dei nuclei familiari, lo spostamento dell'attenzione sulle coppie alternative minano le cellule di questo grande organismo che è il nostro paese. È il momento di cambiare mentalità e di considerare l'enorme potenziale delle nuove generazioni.  SamizdatOnLine

Una definizione di "famiglia" che ho sempre trovato valida e attuale è quella che mi fu spiegata dalla mia docente di diritto delle scuole medie superiori: "la famiglia è la cellula della società".
L'economia ed il futuro di un paese come l'Italia sono la proiezione dell'economia e del futuro delle famiglie le quali, se messe in condizione di svolgere la loro attività, rappresentano un'importante risorsa per l'intera nazione.
Nonostante la sua importanza, la famiglia è un organismo non solo poco assistito, ma anche messo continuamente a rischio sia dalle istituzioni sia da una mentalità comune poco capace di guardare con realismo al futuro. I cardini della famiglia sono diversi ma tutti ugualmente importanti e meritevoli di sostegno.

Il matrimonio non è un'invenzione dello Stato e va da esso rispettato. È un patto pubblico fra i sessi che genera diritti e doveri. Non deve essere perciò riconosciuto solo come diritto disgiunto dai doveri che un matrimonio comporta.
Sebbene la Corte Costituzionale abbia rigettato le istanze del tribunale di Venezia e della Corte d'Appello di Trento sul matrimonio omosessuale, in funzione della mentalità comune, la Regione Emilia-Romagna "impone" alle Amministrazioni Locali il sostegno alla causa delle “unioni civili” e l’avallo alla politica regionale di relativizzazione del concetto di  famiglia.
Questo fatto è la conseguenza di quella linea di pensiero che trasforma ogni "desiderio" in "diritto". Il diritto è invece una struttura giuridica ben lontana dalla soddisfazione di un desiderio.

Il verdetto della Corte Costituzionale si è rivelato contrario a questa mentalità diffusa che pretende una "manipolazione" dell'antropologia la quale non appartiene al campo della legislazione. Obiezioni "inammissibili ed infondate", visto e considerato che i padri della Costituzione non pensavano minimamente a queste implicazioni che si vogliono attribuirle. Il legislatore ha anche il diritto di non legiferare ed il rifiuto della corte non implica un passaggio di mano al legislatore.
Il fatto che le unioni omosessuali siano approvato altrove, in Europa, non significa che questo "trend" politico sia imposto istituzionalmente dall'Europa perché ogni paese è sovrano pur appartenendo all'Unione europea.
Da considerare, infine, che nei 149 comuni che avevano istituito i registri sulle unioni civili sono avvenute solo 80 registrazioni: costoro non vogliono avere una rilevanza, non vogliono essere individuati perché ciò comporta dei doveri. La famiglia in quanto tale, uomo e donna in vista della generazione di figli (il potenziale futuro del paese), è allora discriminata per i suoi doveri, per la sfida dell'educazione dei figli. Non si possono cioè trattare in modo uguale situazioni diverse.

Le unioni omosessuali non sono però lo spauracchio, il capro espiatorio che, una volta eliminato, salverà le famiglie. Un fattore fondamentale per la sopravvivenza delle famiglie è non solo il supporto economico, ma anche un quadro di scelte sociali e politiche. Dal rapporto Cisf (centro internazionale studi famiglia) 2009 si possono individuare infatti diverse problematiche: la mercificazione del costo dei figli; oltre la metà delle famiglie italiane non ha figli ed il peso della riproduzione cade infatti su delle minoranze che devono sostenere il rinnovamento della società. Da trent'anni il comportamento riproduttivo italiano non porta più al ricambio generazionale ed anche gli extracomunitari, arrivando in Italia, diminuiscono il loro tasso di natalità. Vuol dire che c'è un problema sociale.
Eppure il numero di figli desiderati mediamente dalle coppie è quasi il doppio di quelli avuti, e ciò avviene perché alle famiglie sono richieste sfide e risorse che non le competerebbero: disponibilità economica; tempo investibile sui figli (ci si sposa tardi e manca il tempo); manca una rete di servizi. È allarmante che la sopravvivenza possa essere raggiunta soltanto con la rinuncia ai figli.

Lo stato non riconosce alla famiglia il ruolo del ricambio generazionale e penalizza le famiglie con figli. Due sono le sfide da affrontare per uscire da questa situazione: riconoscere che i figli sono il bene futuro della nazione e condividere (cambiare la mentalità) quel costo che ora è solo sostenuto dalle famiglie. È cioè un rischio economico sostenuto in modo non equo. I figli sono un bene comune e non privato.
Un esempio di risposta concreta a queste problematiche è quello della Regione Lombardia, che ha stanziato un buono famiglia per sostenere anziani e disabili ed ha erogato un sostegno sussidiario alle madri per aiutarle nel dare alla luce i loro figli.
È evidente che gli sforzi di una singola regione non sono sufficienti perché bisognerebbe agire a livello nazionale rivoluzionando il sistema fiscale, in modo che tenga bene in considerazione il carico familiare. Alcune proposte concrete potrebbero consistere in ribassi non generalizzati sulle aliquote Irpef ma con interventi mirati alle famiglie. Affinché però siano efficaci, devono essere estesi alla più ampia platea di famiglie (tutte le famiglie devono poterne beneficiare).

Il governo può contare su diversi fondi per raggiungere questo scopo: dai sopravanzi di precedenti politiche familiari rivelatesi troppo restrittive, agli introiti di multe stilate dall'antitrust che sono per legge convogliate su un fondo familiare.
Il problema delle famiglie è perciò una difficoltà nella mentalità e nelle istituzioni, una difficoltà che può essere però superata meditando a fondo sul valore delle nuove generazioni per il paese e sugli "ostacoli" che rendono oggi difficile il sostegno alle famiglie.

Seraphim  socio di  SamizdatOnLine

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