Freak, mio padre

anteprima

Mio padre, Leopardi e la nobiltà della natura umana. Altro grande intervento di Margherita, la figlia di Freak Antoni
La figlia del cantante degli Skiantos recentemente scomparso, ieri è intervenuta in apertura del Consiglio comunale di Bologna. Socci: «Se questo paese ha una speranza ha il volto di Margherita»
Margherita, la figlia di Roberto “Freak” Antoni, il cantante degli Skiantos recentemente scomparso, è intervenuta in apertura del Consiglio comunale di Bologna. La ragazza – ha solo 15 anni – ha ricordato il genitore con parole simili, ma non uguali a quelle che aveva usato venerdì, durante la veglia funebre. Oggi su Libero, in un bell’articolo che riprende la vicenda, Antonio Socci scrive: «Se questo paese ha una speranza ha il volto di Margherita e dei ragazzi e delle ragazze come lei. Che ci sono e sono molti di più di quanto si immagini. Nei loro volti si intravede una speranza, una certezza, una pietà che oggi sembrano impossibili. Come quella pace di Margherita davanti al dolore della morte. Talora l’impossibile per grazia accade».
Di seguito le parole di Margherita pronunciate ieri al Consiglio comunale:

«Mi chiamo Margherita, ho 15 anni e sono la figlia di Roberto “Freak” Antoni. Oggi sono qui per riprendere quello che ho detto quando ho preso la parola venerdì scorso. La mia è una piccola testimonianza su chi era mio padre per me. Lui non è stato un padre molto presente, ma non perché non volesse, semplicemente perché non ne era capace. Io, quindi, sono cresciuta con mia madre, e mio padre lo vedevo solo di domenica, come era stato prestabilito in sede di separazione.
Crescendo ho sentito sempre di più la mancanza di una figura paterna nella mia vita e ho iniziato ad accumulare sentimenti, frustrazione, rabbia, odio. Non pensavo affatto che fosse colpa mia, se i miei genitori si erano separati, pensavo fosse colpa di mio padre, che non era stato capace di amare la sua famiglia.
Ma adesso che non c’è più, non posso dire più niente: perché lui ha passato una vita intera a cercare qualcosa e quel che cercava lui lo cerco anch’io. Lui cercava qualcosa da amare che durasse per sempre: chiamatela anima gemella, chiamatelo iPhone, chiamatelo Dio o X, potete chiamarlo come volete, ma il fatto non cambia. Mio padre era un grande perché lui continuava a cercare quel qualcosa e non si accontentava.
Vorrei citare Leopardi, in un pezzo a me caro, tratto dallo Zibaldone: “Il non poter essere soddisfatto da alcuna cosa terrena (…) e trovare che tutto è poco e piccino alla capacità dell’animo proprio (…) e sempre accusare le cose d’insufficienza e di nullità e patire mancamento e voto (…) pare a me il maggior segno di grandezza e di nobiltà, che si vegga nella natura umana”.
Mio padre era un grande proprio perché era non era soddisfatto dalle piccole cose insufficienti, ma aveva l’animo così grande che niente e nessuno poteva appagarlo».
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