I confini del bosco

Ho abbandonato la strada asfaltata per una strada di campagna. Ho voltato in un viottolo. Il viottolo è diventato sentiero, e poi il sentiero si è perso nell’erba sembre più alta. Qui una volta c’erano prati, coltivazioni, forse abitava gente, ne vedo ancora i segni ormai quasi smarriti. Un vaso, un coccio, un mattone.
Poco fa, in mezzo al bosco, ho visto una fila di paracarri che segnava il luogo dove passava un tempo una strada. Cilindri di cemento stinti e semisepolti, l’ultima cosa che indicava che lì ci fosse mai stato altro che alberi.
Queste coline moreniche sono segnate da cicatrici d’acqua che le incidono come le rughe di una tartaruga millenaria. Anche loro scompariranno, spianate dai secoli. Qui i sassi sono tutti arrotondati dal ghiaccio e dai millenni, perché stupirsi se il mattone si sfalda e svanisce?

Mi sono fermato al confine del bosco. Sulla terra umida segni di zoccoli. Gli alberelli si gettano verso il cielo come per bere la luce di questo tramonto di fine estate. Dove sono tutti gli uomini che abitavano questa terra? Partiti, smarriti, guardano la partita sdraiati sul loro divano di città?

Non per la prima volta mi chiedo se non sia tutto connesso: la dimenticanza di Dio, delle stelle, delle montagne e di tutto ciò che è scomodo e faticoso. Se quello che è venuto a mancare sia il senso del mistero, cancellato dalle luci elettriche che nascondono il cielo. Lampadine troppo violente e vicine che non permettono di vedere quelle luci tanto maggiori ma fioche perché incomparabilmente più distanti. Illuminismo artificiale e malato che spinge a passare la giornata in pigiama, pensando di sapere tutto. La frontiera è abbandonata, il confine del bosco si avvicina.
La foresta, il cielo, perdono significato. E se un brivido interiore ce li ricorda, lo soffochiamo. Tutto ciò che inquieta va scordato o distrutto.

Questo penso, mentre appoggiato alla mia bicicletta ascolto il quieto spegnersi del sole. Ma conservo il dubbio di essere solo io, quello strano e diverso. Forse tutte le generazioni hanno sia chi preferisce la comodità tranquilla e senza sorprese, sia i loro sognatori, i loro esploratori, i loro cercatori di infinito. Forse la nostra razza ha bisogno di tutti e due.
Può darsi che il tipo d’uomo che sono si stia alla fine smarrendo. Tutto sembra troppo illuminato. Ma se si perdesse, se veramente fossi tra gli ultimi…questo vi lascio a nostra memoria.
Che ho visto la bellezza, e non smetterò mai di cercare il Mistero che la crea in forme sempre nuove. Andando oltre i confini di quel bosco che, ve ne rendiate conto o no, è appena oltre la vostra soglia.

inserito il 04-09-2013     -