Il Papa lancia sul web un tweet per la Siria. E dal silenzio di un monastero lo raccoglie una suora trappista

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In Siria, in Iraq, in Libia, l'occidente è intervenuto appoggiando 'rivoluzioni' innescate da gruppi settari che non si sarebbero mai mossi senza il loro sicuro appoggio militare, politico e finanziario.
Dove sono avvenute, in Libia, in Iraq ed in Siria, queste rivoluzioni non hanno portato maggior benessere ma al contrario, hanno portato divisione ed odio facendo sprofondare la società civile nel caos e nell'anarchia.

In Siria migliaia di uomini provenienti da 80 paesi diversi investiti del potere momentaneo e miserabile di un'arma hanno fatto uscire il peggio di sé giustificandosi con il sacro. Le ultime notizie provenienti dall'Iraq parlano di esecuzioni di massa e del popolo in fuga. Ad Aleppo la gente è lasciata senza acqua. Chi può fugge. Fuggono ancora i cristiani dalla piana di Ninive dove avevano trovato rifugio dalle precedenti persecuzioni dopo la 'liberazione' americana di Bush.

Davanti a queste cose. alle notizie negative che si rincorrono sempre più frequenti noi rischiamo 'la saturazione da informazione'. Gli avvenimenti, mal giudicati dai media, ci provocano rassegnazione e rinuncia. Siamo portati a pensare che sono cose 'più grandi' di noi, che sono cose così complesse che è inutile occuparsene, che non possiamo farci nulla.
Perciò il Papa che non cessa mai di pregare per la Siria, domenica ci ha scritto in un tweet: “C’è il rischio di dimenticare le sofferenze che non ci toccano da vicino" ma ha aggiunto: . "Reagiamo, e preghiamo per la pace in Siria”.

Bisogna reagire, ma come? Per commentare le parole del Papa Radio Vaticana ha raggiunto al telefono una monaca trappista italiana del monastero di Azeir in Siria. Le sue sono le più sensate che io ho ascoltate finora. Ecco gli ingredienti per uscire dal conflitto: " Io direi che la reazione richieda darsi da fare. Non basta reagire con dei luoghi comuni, altrimenti si rischia di fare peggio. Bisogna veramente avere a cuore la situazione, cercare di capire le cose che sono in gioco e che sono complesse, solo così si possono trovare le soluzioni". E c'è una cosa che noi tutti possiamo fare, innanzitutto per noi stessi: la preghiera. E' necessaria la preghiera; non solo come atto ma come atteggiamento: "credo che certe cose si risolvano veramente solo con uno sguardo di preghiera, perché la preghiera poi è anche un’azione e cambia il modo di vedere le cose: ti dà modo di capire cosa fare, come intervenire e come ascoltare questa gente". In certe situazioni è più evidente l'essenziale ed il vero bisogno dell'uomo, per questo sono necessarie scelte radicali: "Ci sembra che ci si ritrovi sempre più insieme davanti al Dio Creatore e davanti al bene che è nel cuore di ogni uomo. Penso che il Papa in questo abbia fatto fin dall’inizio un appello proprio all’uomo in quanto tale".

Bisogna avere sete: conosce il bisogno altrui solo chi conosce il proprio. Quindi, il solo modo efficace di reagire è avere una 'sguardo di preghiera'. Quello del Papa e quello che parte dal piccolo monastero trappista in Siria, è l'invito a porsi davanti agli avvenimenti con lealtà.
Un simile metodo, purtroppo, non è ciò che ispira l'azione dei paesi che rappresentano la comunità internazionale. I paesi 'democratici', i paesi cosiddetti 'liberi' seguono un'altra stella polare: a loro interessano gli interessi economici e soddisfano i desideri di potere dei propri alleati per trarne profitto.
Dobbiamo con amarezza constatare che abbracciando un certo tipo di mentalità per cui il fine giustifica i mezzi, ci siamo dotati di organismi sovranazionali inefficienti, vuoti. Organismi che non assolvono più al compito per cui sono stati creati perché hanno perso la memoria dell'esperienza iniziale che li ha generati: la democrazia non è solo libertà di voto e multipartitismo. Se ciò che conta se non è non riabbracciato e deciso di nuovo tra una generazione ed un'altra, la democrazia muore.

Come mai in un periodo in cui l'Europa è culturalmente irrilevante essa sospinge le rivoluzioni altrui a più non posso, in base a cosa? Le nostre società sono disgregate perché siamo diventati un'altra cosa da noi stessi: ma di questo non si parla mai.
Le rivoluzioni non convincono: per fare la pace bisogna rinunciare a qualcosa, occorre l'offerta di sé, avere il senso del Mistero. Tutte cose sconosciute. La generosità non è ricolmare gli 'squilibri' con le armi ma non abbiamo fatto altro... Non si è generosi neanche donando generi alimentari o ospitando i profughi se siamo noi stessi causa della penuria e della sofferenza. Non siamo generosi perché si può esserlo solo se ci si sente incompleti, privi di qualcosa, assetati di verità e di bellezza. Questo l'Italia non lo sta facendo, gli Stati Uniti non lo stanno facendo, l'ONU non lo sta facendo...

E' evidente che non si può lottare contro alcunché se non si è se stessi uomini di pace: il bene non è l'assenza del male, né la soddisfazione di tutte le libertà dell'uomo o la 'riuscita' di una particolare strategia. Abbiamo bisogno di Altro, di una cosa non misurabile e perciò trascurata: occorre un Bene vero che parte dalla domanda di sé e che viva. La nostra tradizione cristiana indica chiaramente cosa fare e come comportarsi: se cerchiamo questo Bene e ne seguiamo le tracce, la pace è possibile. Altrimenti la pace, nella migliore della ipotesi, è solo la condizione precaria dell'assenza della guerra.

(qui l'audio integrale dell'intervista alla monaca trappista)

Patrizio Ricci - Vietato parlare


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