Il Patriarca Ignace Joseph III Younan: USA, Europa e Paesi del Golfo fomentano l'odio

Autore: 
AsiaNews
Data: 
2013-02-01

(ASIA NEWS 17/01/2013)  È quanto afferma ad AsiaNews, mons. Ignace Joseph III Younan, dal 2009 Patriarca di Antiochia dei siri. Per il capo della comunità medio-orientale, "i cristiani rimasti in Siria sono gli unici che possono ancora testimoniare con la loro vita e i loro valori la possibilità di una riconciliazione, ormai esclusa a priori e dal regime e dai ribelli".

Il patriarca sottolinea che la Siria è ormai a un punto di non ritorno, la sua stessa esistenza potrebbe essere cancellata e finire sotto i bombardamenti: "La situazione si fa ogni giorno più dolorosa e difficile. Qui non siamo più di fronte a una Primavera araba, ma a un conflitto confessionale fra la minoranza alawita e la maggioranza sunnita".

Nelle regioni controllate dall'esercito continuano gli attacchi suicidi delle milizie al-Nousra, gruppo terrorista legato ad al-Qaeda, responsabili dell'attentato di due giorni fa all'Università di Aleppo. Il bilancio parziale è di 87 vittime e centinaia di feriti. 

Due kamikaze si sono fatti esplodere ieri a Idlib, la principale città del nord ovest della Siria, uccidendo 22 persone. Gli attacchi dei giorni scorsi hanno scatenato una dura offensiva dell'esercito, che sta utilizzando ogni mezzo a sua disposizione, comprese le bombe a grappolo, per riguadagnare almeno la provincia di Damasco. Testimoni raccontano che un'offensiva senza precedenti è in corso a Daraya, a Sud-Ovest della capitale. Fino a prima della guerra la città aveva oltre 200mila abitanti, ma ora è deserta e i pochi sopravvissuti rischiano di morire sotto i bombardamenti. 

Ieri, Maher al-Assad, colonello dell'esercito siriano e fratello del presidente Bashar, ha dato ordine di "liberare Daraya dai ribelli, a costo di radere al suolo ogni abitazione". L'offensiva dell'esercito continua anche ad Homs, dove secondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani, i militari avrebbero compiuto un nuovo massacro della popolazione, uccidendo oltre 106 persone, fra cui molte donne e bambini.

Mons. Ignace Joseph III Younan sottolinea che negli anni passati la Chiesa ha più volte invitato il regime a cambiare il sistema di governo totalitario, favorendo la democrazia. "Io stesso - dice - ho espresso questa opinione alla televisione di Stato siriana. Il cambiamento deve avvenire, ma non con la violenza, frutto dell'odio confessionale, che potrebbe durare decenni anche a guerra finita". Per questa ragione il prelato indica che l'unica strada è una riconciliazione vera anche con la partecipazione di membri del regime. "Non si possono fare accordi - spiega - con delle precondizioni. In caso di una salita al potere dei ribelli, che vogliono la testa di Assad, la comunità alawiti scomparirebbe e forse anche le altre minoranze. Lo stesso rischio vi è con le condizioni imposte dal presidente che vuole cacciare dal Paese tutti i sunniti".


"Guardando ai fatti accaduti in Iraq - aggiunge - e alle conseguenze della guerra siriana in Libano, noi cristiani del Medio oriente siamo di fronte alla sfida più grande della nostra storia: restare nelle nostre città e parrocchie e convincere i nostri giovani a non fuggire. Il nostro ruolo è fondamentale per la riconciliazione di popolazioni divise dall'odio. Come ci ha indicato il Papa dobbiamo pregare e lavorare per la pace, il dialogo, la riconciliazione e la difesa dei diritti umani di tutte le comunità presenti in Siria".

La comunità dei siro cattolici è presente in tutto il Medio oriente. La maggior parte dei fedeli vive in Iraq (42mila) e Siria (26mila), dove la comunità più importante risiede proprio ad Aleppo. Come il resto delle chiese mediorientali, la chiesa siro-cattolica soffre la diaspora dei suoi membri. Secondo le stime sono oltre 55mila le persone rifugiate nei Paesi occidentali.