Il significato della sofferenza

Per capire la sofferenza, dobbiamo capire che siamo limitati, ossia che non siamo Dio, non abbiamo le sue caratteristiche. Iddio creò cose limitate perché sarebbe contraddittorio il fatto che ne possa creare di illimitate, perché in tal caso esse sarebbero come Dio stesso, sarebbero Dio stesso. Essendo quindi le cose limitate, non possiamo pensare che qualcosa di assolutamente immune alla degenerazione possa esistere in esse: anche alcuni angeli, puri spiriti, sono degenerati in demoni. Con la materia, la cosa è ancora più palese: la materia non può non essere soggetta alla generazione e alla degenerazione, e un cambiamento, un mutamento, il divenire stesso altro non è che l’espressione di certe caratteristiche del mondo materiale, del fatto che siamo limitati. Ma un mutamento è, in pratica, la “morte” di un precedente ordine di cose e la nascita di uno nuovo. In tal modo, non può esserci un cambiamento che non comporti un qualche male relativo (per intenderci: un nuovo ordinamento è un male per il vecchio che scompare). Quindi il dolore e la morte sono connaturati al mondo materiale. Fin qui non ho fatto altro che dire una ovvietà: ciò che è limitato è soggetto alla degenerazione e alla sofferenza. Per far capire che tali cose non possono essere semplicemente ignorate guardando con un’ottica meramente essenzialista, Dio stesso venne qui sulla terra per far capire che, nella loro limitatezza, tutto ha un senso, tutto ha una perfezione. Colui che creò il mondo, passò attraverso la sofferenza per riempirla con la Sua presenza, perché solo così si capisce in pieno il fatto che le cose materiali sono limitate, solo muovendosi all’interno degli stessi limiti della materia e del mondo si capisce il senso del mondo. Se Dio avesse semplicemente mandato un “qualcosa” (purtroppo non so che altro termine usare) che avesse semplicemente annientato la sofferenza, annientato o ridotto al minimo le limitazioni del mondo materiale, non avrebbe detto nulla su di esso: lo avrebbe semplicemente cancellato, e avrebbe così ammesso che, per avere un senso, esso deve perdere la sua identità. Il dolore è una parte del mondo, che discende dalla sua stessa finitudine; se Dio semplicemente non se ne occupasse, implicherebbe che il dolore sarebbe insensato, fuori dal senso. Solo passando anche per il dolore possiamo capire il senso di ogni cosa. Se lo ignoriamo e basta, non capiamo una parte del mondo, non avremmo quindi una descrizione adeguata di esso. Colui il quale è passato per il dolore, per la sofferenza non solo propria, ma di tutti gli esseri umani, ossia Colui il quale ha vissuto il dolore tutti gli uomini di tutti i tempi e la morte stessa, solo Lui può capire il senso della vita, solo Lui E’ il senso della vita, perché è Vivo e non è un concetto.

inserito il 09-04-2012     -