Insopportabili

Già lo sapete: io sono un poco canterino, faccio parte di un coro. E mi capita talvolta di ascoltare da altri, radio, internet, alcuni dei brani che mi sono cari.

Magari sono esecuzioni impeccabili, con voci splendide. Eppure a metà mi viene da spegnere, cambiare. Insopportabili.

Insopportabili a paragone di quelle quelle cui sono abituato. Alcune interpretazioni sono talmente insipide da essere disgustose. Ma se non è nella fedeltà di esecuzione, nella capacità della voce, dove sta la differenza?
Nel senso.

Quando qualcuno canta solamente insiemi di note e versi, niente da fare, si sente. Spesso le parole non significano niente per gli esecutori. Solo l’occasione per esibire una bella voce, una tecnica rigorosa. Ma sono insopportabilmente vuote.
Il cantare con un senso, con un significato, volendo, desiderando, vivendo quello che si canta, è un’altra cosa. E’ una cosa dell’altro mondo, letteralmente; è bellezza.

Si sente, ho detto. Non si può non sentire. Chiunque riesce ad accorgersene. Mille volte è capitato, quando dopo averci ascoltato la gente viene da noi e ci dice: non ho mai sentito cantare così. Noi poverelli, capite.
E questo mi fa venire un pensiero.

Se per la musica, che a suo modo è un particolare, è così evidente, quanto si dovrebbe vedere e sentire la stessa cosa, vale a dire il senso che pervade l’essere, per la vita tutta intera?

inserito il 01-05-2014     -