L’AVVENTURA È LAGGIÙ

anteprima

Del perché fondare un’agenzia di storytelling, oggi - Dietro ogni avventura, c’è una storia. Quella di Ways! affonda le sue radici in un bosco, nel racconto di un papà e un insegnamento che non si può lasciar cadere: ogni storia è unica e irripetibile. Proprio come quella dell'amicizia nata  tra due giornalisti impegnati da sempre sul fronte mediorientale (Maria Acqua e Andrea), un regista dal cuore grande (Emmanuel) e una digital agency milanese (WIP) che si sono incontrati e si sono messi insieme. Convinti di una cosa: che per quanto sia bello girare il mondo, la storia più bella è sempre quella che si ha davanti agli occhi. Anche qui, in Italia. Perché non andare a scoprirla, allora? Perché non raccontarla?

Quello che abbiamo davanti è entusiasmante! Ce lo dimostrano ogni giorno migliaia di aziende, di artigiani, associazioni, famiglie che si impegnano perché i loro talenti possano dare frutto. Un patrimonio umano e culturale inestimabile che deve essere raccontato non solo tramite le pubblicità - che troppo spesso usano linguaggi artificiosi, slogan accattivanti ma mai incisivi nel lungo periodo - ma piuttosto attraverso la modalità più onesta e approfondita che ci sia: il reportage giornalistico. Siamo nati per accompagnare il pubblico dentro le storie che fanno grande il nostro Paese, senza retorica. Raccontando i fatti, i volti, la scintilla che ha fatto partire le grandi imprese come quelle più piccole e che si tramanda spesso di generazione in generazione. Perché è solo dalla memoria e dal racconto fedele del presente, che si può guardare con fiducia al futuro. Proprio come ci ha insegnato, tanto tempo fa, Marco.
Quella volta nel bosco.
Quella volta, nel bosco, il babbo si fermò all’improvviso. Lo seguivamo, bimbette di città poco avvezze alla montagna, in silenzio. Ci avvicinammo ad un albero grande, dal tronco nodoso e pieno di bozzi scuri. “Annusa”, mi disse. Appiccicai il naso proprio dove il suo dito indicava. Un odore nuovo, pungente. “È resina, vuol dire che va tutto bene”, disse riprendendo a camminare. Una volta arrivati al rifugio, davanti al camino dove ardeva la legna secca e buona, ci narrò del vecchio Giuseppe, personaggio reale ma a tratti mitologico che usava versare il vino nel brodo e portava in spalla pietre e alberi di tonnellate;  dello zio scalatore che, tentando un settemila, non era più tornato a casa e anche del nonno Giulio che facendo l’alpino incontrò la nonna sulle montagne di Merano. Noi ascoltavamo a bocca aperta, senza pensare alla tv, ai fumetti, ai giochi. Prima di cacciarci a letto senza troppi complimenti, tornò  a dire qualcosa a proposito del bosco. “Gli alberi lì sono come gli uomini sulla terra: non ce n’è uno che sia uguale ad un altro. Dev’essere per questo che rifuggo le cose tutte uguali, fatte con lo stampino. Come farei, senza la sorpresa del nuovo ad ogni passo, ad ogni svolta del sentiero? Senza quelle sfumature di colore ogni giorno irripetibili?”, borbottava. Sembrava parlare a se stesso. Eppure, quella volta, mio padre ci diede la lezione più grande di tutte. Perché mentre ci trascinava su e giù dai monti e ci spiegava perché amava il silenzio e la perfetta casualità del bosco, ci stava insegnando che là fuori ci sarebbe sempre stata una nuova storia da scoprire. E se non avessimo aperto bene occhi e orecchie, nessuno lo avrebbe fatto al posto nostro.  Non lo poteva sapere, ma negli anni a venire quella passione curiosa per gli altri, per il particolare, sarebbe diventata il mio mestiere. Giornalista. Dal Sudafrica alla Siria, dalla Svizzera all’Iraq e con un piede sempre in Italia, ecco che ho incontrato centinaia e centinaia di vite nascoste eppure straordinarie. Quando ho potuto, ho raccontato di loro sul mio giornale, o in tv, perfino alla radio. Altre storie sono rimaste nel silenzio, e ancora aspettano di venir fuori. Così oggi – che il babbo non c’è più e che la carta stampata sembra vivere un’infinita agonia – ho deciso di tornare ad annusare gli alberi. Di andare a caccia di storie, ovunque.  E non importa che si tratti di un giovane siriano che apre una pasticceria ad Aleppo nella guerra, o di un grande stilista che nello scegliere i colori della sua nuova collezione dà significato ad un pezzo di stoffa che per noi, solo un minuto prima, era uno straccio. Dalle grandi aziende alle più piccole fino ad arrivare al singolo artigiano… Tutto è interessante, per chi sa ascoltare. Ecco perché un giorno, con un gruppo di amici, si è deciso di provare a costruire la nostra, di storia. L’avventura di Ways! nasce da qui.  Se volete sapere come, scriveteci o chiamateci.


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