La bellezza è più grande

I nuvoloni neri che oggi si ammucchiano in alto mi ricordano un vecchio canto di montagna.

C’era un certo prete, quando ero più giovane, che era solito dire che la più bella canzone di montagna era proprio questa: la “Ceseta de Transaqua”. E ci spiegava perché.

E’ una canto dove la montagna e l’amore sono fittamente intrecciati. “Hai visto la chiesetta di Transacqua“, chiede il primo verso, “con il Cimon della Pala” (la montagna di fronte a Transaqua) “sopra le tegole?
Quindi prosegue: “Ha gli occhi chiari come l’acqua, e i capelli tutti dritti, senza nodi“.
Ovviamente non parla della chiesa, ma di una donna. Da quelle poche parole si percepisce il fascino, si capisce che è amata.

Poi v’è la risposta: “Sì, ho visto la chiesetta di Transacqua, ma il Cimon della Pala non c’era; sopra i tetti lucidi per tanta acqua si  vedeva una nuvolona nera.”
E prosegue: “In chiesa canta messa il prete, sul Cimon della Pala fischia il vento“. Tanta è la pace che regna all’interno della cappella, tanto gelida e potente la natura al di fuori. Il contrasto è forte, ma sono facce di una stessa bellezza

Che, genialmente, l’ultimo verso unisce: “Cosa importa se ho le scarpe rotte, io ti guardo e mi sento il cuor contento!
E non si capisce se parla della chiesa, o della sua bella. O di ambedue, volti di uno stesso desiderio. Contemplando i quali si dimenticano anche le miserie della vita. Che non è che non ci siano; ma la bellezza è più grande.

La ceseta de Transaqua

As tu vis la ceseta de Transaqua, de Transaqua,
col Cimon de la Pala sora i copi? Oh!

La gh’ha i oci chiari come l’aqua, come l’aqua,
e i cavei tuti driti e senza gropi, oh!

Sì g’ho vist la ceseta de Transaqua, de Transaqua,
ma ‘l Cimon de la Pala non ghe xera, oh!

Sora i copi lustri de tant’aqua, de tant’aqua,
se vedeva ‘na nuvolona nera, oh!

Nella cesa cianta Messa il prete, messa il prete,
Sul Cimon de la Pala fis’cia il vento, oh!

Cosa importa se g’ho le scarpe rote, scarpe rote?
Mi te vardo e me sento il cor contento, oh!

Nella versione linkata l’ultimo verso fa invece “scarpe strete”. In quest’altra si parla di “in fondo al cor”. E guardatevi quest’ultima.

inserito il 04-03-2014     -