La giornata di uno scrutatore

Il Presidente si appoggiò all’indietro, allo schienale della sedia.
“Uff! Non ce la faccio più!” disse, tirando fuori la lingua.
Il Segretario si stropicciò gli occhi. “Mi piacerebbe proprio sapere come abbiamo fatto a ridurci così!”
Il Presidente si stiracchiò. “Non te lo ricordi come è iniziato? Forse sei troppo giovane…”
“Sono del ’14…”
Il Presidente lo guardò. Non così giovane, in fondo.
“Eh, forse era proprio quello l’anno. C’era stato tutto un accapigliarsi perché volevano mettere le quote, nelle liste delle elezioni, per maschi e femmine…”
“Ma dai!” Fece il Segretario. “Perché, com’era prima?”
“Oh, ogni partito candidava chi voleva, senza distinzioni di genere. Mi pare comunque che neanche quell’anno la cosa passò. Subito dopo, però, ci furono le Europee dove dovevi mettere per forza preferenze miste.”
“Facevi già il Presidente di seggio?” Chiese il Segretario
“Votavo appena. Facevo lo scrutatore. Mi ricordo la confusione, quella sì. Se le preferenze non erano miste occorreva annullare il voto…Non ti dico le contestazioni. Finimmo di scrutinare a sera tardi…del giorno dopo.”
“Adesso è più semplice” disse  il Segretario
“In un certo senso. Ma fu comunque un bel pasticcio. Che si complicò quando venne introdotta la parità di genere.”
“La parità di genere?” chiese il Segretario
“Sì, egual numero di candidati per ogni genere sessuale nelle liste che i partiti proponevano.” rispose il Presidente.
“E perché si complicò?”
“Per via di un altro fenomeno. Erano gli anni in cui si cominciava ad affermare che non ci sono solo maschi e femmine, al mondo, ma anche altre varianti…”
“Quali erano? Ah, sì, LBGT…l’ho studiato a scuola.”
“Bravo. E ci fu qualcuno che disse: dato che c’è la parità di genere, e i generi mica sono solo due, a questo punto nelle liste elettorali devono trovare posto tutti quanti in parti uguali.” Scosse la testa. “Capisci, non è che potevano dire una cosa tipo ‘qui abbiamo scherzato’. Fu introdotto l’obbligo che ogni genere venisse rappresentato, durante l’elezione, da un eguale numero di candidati. E fu così che, per ogni elezione di consigli comunali, regionali eccetera eccetera, si scatenò la corsa alla ricerca del trans da mettere in lista. Non ce n’erano mai abbastanza.”
“Addirittura!”
“La gente si faceva operare per entrare in politica. E non ti dico che pasticcio durante gli scrutini: Uno votava Gino e Giorgio, e gli annullavano la scheda perché erano tutti e due gay.”
“E come si faceva a capirlo?” domandò curioso il Segretario.
“Ognuno aveva il suo simbolino vicino…un gran pasticcio comunque.”
“Beh, la situazione adesso è meglio. Abbiamo dato un taglio netto.”
“Direi di sì. I sei generi in seguito erano diventati ventitrè, poi cinquantadue, e nell’ultima tornata elettorale di quel periodo arrivarono a centootto. Questo semplificò di molto la vita agli scrutatori: con sole due preferenze eri ragionevolmente sicuro che fossero di genere diverso. Se uno voleva andare in lista bastava che dichiarasse di essere un Bi-metro-queer e non faceva fatica a trovare il partito in affanno che non riusciva a completare l’elenco dei candidati.”
“Almeno si era sicuri che nessuno fosse discriminato”.
“…a parte la stragrande maggioranza della popolazione che era dei soliti vecchi due sessi.”
“Tut-tut. Questo è sessismo…”
“Oh, denunciami!”
Il Presidente sospirò. “Poi la situazione precipitò.”
Si dondolò sulla sedia. “Ormai tutta la gente che aveva gusti strani in fatto di sesso faceva politica. Non ti dico i litigi continui, l’incapacità di stare insieme, e di conseguenza la corruzione e lo sfacelo. Non si poteva andare avanti così.”
“E ci fu la rivoluzione.”
“Sì, la rivoluzione. Il pendolo che si muove dalla parte opposta, eccetera. Fu stabilito che poteva fare politica solo chi non aveva sesso. Gli eunuchi.”
“E qui entriamo in causa noi” Sorrise il Segretario. “Forse è il caso che riprendiamo il lavoro. C’è gente che aspetta.”
Il presidente si drizzò sulla sedia. “Hai ragione. Fa entrare il prossimo.”

Il prossimo era stata una donna, prima di farsi rimuovere chirurgicamente ogni traccia di organi sessuali. Il Presidente della Commissione Scrutatrice l’esaminò per assicurarsi che non fosse un imbroglio – c’era parecchia gente che desiderava entrare in politica ma che non accettava il sacrificio richiesto. A questo serviva la Commissione. Ma in questo caso la mancanza era proprio autentica. “Congratulazioni, è ritenuto ideneo all’iscrizione nel’Albo dei Candidati.” Disse all’esaminando, ripetendo la formula di rito.
Ogni volta si stupiva di quanti accettassero un sacrificio così gravoso per la speranza di un po’ di potere. Che poi, alla fin fine, non era quel granché. Nonostante tutto, la crisi impazzava e nessuno di questi eunuchi sembrava riuscisse a trovare una via d’azione coraggiosa.
Mentre finiva di riempire i moduli che il Segretario gli passava, il Presidente disse tra sé: “Beh, in fondo anche ai miei tempi si lamentavano che i politici non avevano le palle…”

inserito il 22-03-2014     -