La manina di Luca

anteprima

Dopo tanti anni, ormai trenta, di presenza all’interno della Clinica Mangiagalli, riesco ancora a meravigliarmi per le cose strane e impreviste che la vita riserva.
Giovedì mattina. 
Sull’agenda è segnato un appuntamento con una signora che non conosco ma che dice di avere un gran bisogno di parlare con me.
Per natura mia e per metodo di lavoro, accetto sempre di incontrare chi me lo chiede.
Alle 11 arriva dunque Silvia, una deliziosa signora che, sicuramente, non può essere una donna incinta.
Il suo è un racconto pacato:
Sono la nonna di Luca, il bambino più piccolo di mia figlia.
Laura, la mamma, ha accettato di fare esami di diagnostica prenatale in tempi molto anticipati.
La probabilità della sindrome di Down spaventa tutti in modo sproporzionato. Mia figlia e mio genero ne erano terrorizzati.
La mappa cromosomica derivata dalla ricerca, però, aveva dato risultati confortanti: Luca non era un bambino down.
Di tante cose le persone non sanno! 
Almeno cinque gravidanze su cento danno esiti infausti che non possono essere indagati con i mezzi a disposizione perché le malattie rare sono moltissime e pressoché sconosciute.
Il piccolo bimbo cresce nel grembo della sua mamma e solo all’ecografia morfologica prevista attorno al quinto mese, si scopre che ha una manina sola.
Nel tempo che resta per arrivare al parto, Laura e il marito interpellano i più grandi esperti del settore; forse si potrà fare qualcosa.
Le risposte sono tutte negative: per Luca non ci saranno possibilità.
La nascita avviene normalmente ma la manina sinistra non c’è. Attaccate al polso, ci sono solo piccole protuberanze.
Luca cresce come un bambino felice molto amato dai genitori, dal fratellino e dai nonni.
Silvia, però, non si dà pace!
“Guardo Luca e continua a tornarmi un certo senso di ribellione verso questa società che si sente padrona di programmare la vita, la morte, la buona salute, l’accettazione, la negazione, …! Quell’esame prenatale così precoce per la cui esecuzione occorre prelevare qualche parte di tessuto da analizzare può aver causato questa malformazione. Sono stata a parlare con il professore che ha seguito a suo tempo le mie gravidanze, un luminare della materia, anche lui ha confermato, senza essere un genetista, che in effetti potrebbe essere successo proprio così.”

Oggi Luca ha tre anni e per lui la vita si è fatta un po’ più difficile. 
E’ iniziata la scuola materna e lui è dovuto uscire dal suo nido accogliente e protettivo.
Si sa come sono i bambini; senza volerlo sanno anche fare del male. Luca viene un po’ preso in giro per la manina che non c’è; quando viene deriso risponde con fierezza: 
“io ho una manina grande e una manina piccola.”

Silvia, la nonna, non riesce a darsi pace: 
“sono venuta da lei perché vorrei trovare il modo per dire a tutte la mamme che si lasciano convincere sulla bontà della diagnostica prenatale, soprattutto quella molto anticipata, che in questo modo possono danneggiare per sempre il loro bambino. 
Mi rendo disponibile insieme a lei per raccontare questa nostra storia alle donne indecise e piene di mille paure.
Un figlio è un figlio, sempre e comunque.”

Ora con Silvia stiamo cercando la “verità” interpellando esperti di genetica.
Certo che se la manina sinistra di Luca non si fosse formata per questo esame diagnostico, ci sarebbe da riflettere!

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