La Primavera Araba diventerà Inverno Arabo?

Non manca però la speranza che alcuni coraggiosi pensatori arabi possano creare una testa di ponte per lo sviluppo della democrazia araba
Robert R. Reilly
Con il folle tiranno Muammar Gheddafi quasi scomparso dalla Libia e la terra che trema sotto i piedi di Bashir Assad in Siria, ci dobbiamo solo augurare che le speranze per la Primavera Araba si appoggino su solide fondamenta come molti sembrano pensare.

Il cuore va naturalmente a coloro che sono calpestati da generazioni da Stati con un unico partito o da leader supremi megalomani. Queste persone stanno godendo il loro primo assaggio di libertà ed è esaltante per loro e per quelli che in Occidente li seguono con affetto. Per esempio John O'Sullivan celebra il fatto che "egiziani, tunisini, siriani e libici hanno ora dimostrato che anch'essi stimano la libertà e che sono pronti a fare tremendi sacrifici per sè e per i loro connazionali. Questo non dimostra che la democrazia liberale possa prosperare in Medio Oriente, ma pone la domanda se le società arabe la vogliano. La vogliono." Bene, se vogliono la democrazia liberale, perchè non instaurarla - specialmente dopo tanti sacrifici per rovesciare i tiranni? Quali potrebbero essere gli ostacoli per raggiungere questo obiettivo? Alcuni pensano che gli ostacoli siano pochi. In La Primavera Araba è ancora viva, Matthew Kaminski del Wall Street Journal fa un confronto diretto con le democrazie che sono emerse dopo la caduta dell'impero sovietico e sostiene che la transizione sarà altrettanto facile per gli arabi. Quest'analisi, tuttavia, trascura un ingrediente di fondamentale importanza: la cultura. I popoli dell'Europa dell'Est hanno avuto un rapido tempo di adattamento alla democrazia perchè, nonostante le devastazioni del comunismo, avevano radici nella cultura giudaico-cristiana che afferma che ogni uomo è creato a immagine di Dio. Parte di questa immagine è il primato della ragione, fondata nello stesso Logos divino. L'integrità della ragione e la sua capacità di conoscere la moralità è il fondamento della libertà delle coscienze e della libertà di scelta. Nel chiederci dove potrebbe andare la Primavera Araba, faremmo bene a considerare le fonti di legittimità. Sopra quali principi condivisi potrebbe fondarsi il nuovo ordine? Nell'Islam la sovranità è esclusivamente di Dio perchè, nel racconto coranico della creazione, l'uomo non è fatto a immagine e somiglianza di Dio. In una recente cena inter-religiosa dell'Iftar, un rabbino e un predicatore evangelico hanno espresso in modo commovente che ogni uomo è fatto ad immagine di Dio. L'imam sunnita ha pure parlato in modo commovente, ma non di questa cosa. Più tardi gli ho chiesto in privato se, come musulmano, poteva affermare che l'uomo fosse fatto ad immagine e somiglianza di Dio. E' un po' impallidito ma si è ripreso dicendo semplicemente che siamo tutti ugualmente creati da Dio. Certo, ma non è la stessa cosa. La dottrina islamica del tanzih insegna che Dio è così assolutamente trascendente che non può esserci proprio alcun paragone fra Lui e qualsiasi altra realtà. Nulla è "come" Lui, e certamente non l'uomo. La nozione giudaico-cristiana, tratta dalla Genesi, dell'uomo che possiede l'immagine di Dio è una scandalosa bestemmia per l'Islam. Non c'è nessuna somiglianza a Dio nella ragione dell'uomo, che è incapace di conoscere la moralità e non possiede una sua integrità. Ecco perchè nella giurisprudenza islamica non è riconosciuta la libertà delle coscienze. Questo ci aiuta a capire l'enorme sostegno - circa l'84% secondo Pew Research - degli egiziani alla pena di morte per il reato di apostasia dall'Islam. La libertà delle coscienze rimane un concetto alieno. Pertanto ci si deve chiedere se la sospirata libertà della Primavera Araba sia veramente fondata sulla proposizione che tutti gli uomini sono creati uguali. Quanti egiziani credono veramente che copti e musulmani, uomini e donne, credenti e non credenti siano uguali - per non parlare di ebrei e musulmani? Dov'è, nella loro cultura, il supporto di base che permetta di intendere la verità di queste affermazioni? E se non c'è, per alcuni ci sarà libertà, per altri oppressione. Come ha fatto notare Bernard Lewis, ancora oggi in Egitto il discorso è "definito religiosamente" e "il linguaggio della democrazia occidentale è perlopiù appena giunto, ed è ancora incomprensibile per le grandi masse." Sì, come dice Kaminski, "la voce del popolo [...] si sente forte in piazza Tahrir." Bisognerebbe però ricordare che il più grande di questi raduni, con diversi milioni di persone, si è svolto in febbraio in onore del leader spirituale dei Fratelli Musulmani Sheikh Yusuf al-Qaradawi, appena rientrato dall'esilio. I Fratelli Musulmani sono la quintessenza dell'organizzazione islamista, fondata nel 1928 per ripristinare il califfato. Nel suo libro Islam e secolarismo faccia a faccia, al-Qaradawi afferma che "il secolarismo è ateismo". Non è un buon segno. Fin quando non si affronta il problema della cultura di base, non ci sarà terreno in cui la Primavera Araba possa mettere radici permanenti. Com'è successo in passato, la transizione potrebbe avvenire da un sistema di oppressori a un altro. Parlando della desolazione in cui il pessimo governo di Gheddafi ha lasciato la Libia, Fouad Ajami scrive: "Non ci sono istituzioni vitali per sostenerla..." Infatti non ci sono, è per questo che il Consiglio Nazionale di Transizione si è rivolto alle tradizionali fonti di autorità dell'Islam. In una dichiarazione costituzionale, il consiglio dei ribelli ha affermato che la Libia sarà democratica ma che "l'Islam è la religione di Stato e la fonte dei principi (sic) della legislazione è la giurisprudenza islamica." Questa dichiarazione richiama da vicino una disposizione della Costituzione egiziana, inserita da Anwar Sadat quando era leader. Non fa presagire uno sviluppo democratico. Resta da vedere se la democrazia non possa dimostrarsi nonostante tutto compatibile con un'interpretazione più o meno letterale di questa dichiarazione costituzionale. Questi ostacoli sono insormontabili? La Primavera Araba deve per forza diventare inverno? I sogni di libertà di queste persone dovranno essere delusi ancora una volta? Questi popoli saranno per sempre prigionieri di una cultura disfunzionale? Nel mio libro, The Closing of the Muslim Mind, ho cercato di inquadrare questi problemi, ma forse è meglio lasciar rispondere gli intellettuali arabi riformisti. C'è un luogo nuovo ed entusiasmante in cui vedere ciò che hanno da dire - il sito web Almuslih.org (in arabo e in inglese). In base alla sua dichiarazione d'intenti, Almuslih.org "mira a massimizzare l'esposizione e la diffusione di articoli giornalistici e di analisi che promuovano il pensiero progressista nel Medio Oriente arabo e nel mondo musulmano." Andate a vedere come alcune delle menti più brillanti del mondo arabo, come lo scrittore Sayyid al-Qimny, Abd al-Hamid al-Ansari, ex preside della facoltà di legge islamica all'Università del Qatar, e Hassan Mneimneh, direttore della Fondazione Memoria Iraq, colgano bene la situazione attuale e ciò che si deve fare per assicurarsi un futuro democratico. Invariabilmente, essi affrontano il problema della cultura. Contrariamente alla condanna del secolarismo di al-Qaradawi, il filosofo tunisino Latif Lakhdar, una delle luci più brillanti nel mondo musulmano, chiede "l'accettazione della divisione fra i domini della fede e della politica." Egli afferma anche che un Islam riformato "elimina la concezione del mondo diviso tra una dimora dell'Islam destinata all'espansione e una dimora della guerra destinata alla Jihad fino alla fine dei tempi, così come si è espresso al-Bukhari Hadith." Lakhdar dice con franchezza "la nostra fede costituisce oggi una parte del problema e spetta a noi riformarla alla scuola della razionalità religiosa, perchè diventi piuttosto una parte della soluzione." Sono particolarmente contento per la recentissima pubblicazione su Almuslih di un articolo di Mohammed al-Sanduk intitolato La libertà e il progresso della civiltà. Al-Sanduk conferma la tesi che sostengo in The Closing of the Muslim Mind, che le più grandi conquiste scientifiche e culturali del mondo arabo musulmano sono avvenute durante e a causa dell'ascesa dei teologi razionali, i Mu'taziliti, il cui pensiero "pone l'accento sulla libertà di scelta e sulle responsabilità che l'accompagnano." Allo stesso modo, il declino culturale è avvenuto con la loro soppressione. Viene persino presentata una tabella che segue l'ascesa e la caduta delle conquiste scientifiche musulmane parallelamente all'ascesa e alla caduta del pensiero mu'tazilita. Uno dei migliori saggi sul sito web è Un Manifesto per la riforma, scritto dall'eloquente Hasan Hanafi, preside del Dipartimento di filosofia all'Università del Cairo. Dice che "nessun reale cambiamento può avere luogo se prima non c'è un cambio di mentalità." Questo è il motivo, spiega, per cui sono falliti i precedenti tentativi di riforma, perchè "sono partiti dalle strutture sociali, politiche ed economiche, invece che dalle sotto-strutture intellettuali ereditate, che rimangono invariate anche se ad esse viene sovrapposta una struttura liberale, derivata dall'illuminismo occidentale." Questo non ha funzionato perchè "la libertà importata si posa quindi su un'infrastruttura di fatalismo ereditato, così gli importati Diritti dell'Uomo siedono sopra una sotto-struttura di ereditati Diritti di Dio, allo stesso modo in cui le scienze importate sono sovrapposte a un'infrastrutturale eredità di miracoli." Com'è implicito in questa frase brillante e penetrante, il vero problema è teologico ed è a questo livello che la riforma deve avvenire. Senza una teologia diversa, si può avere democrazia? Il filosofo iraniano, dottor Abdulkarim Soroush, ha risposto esplicitamente a questa domanda: "Per avere un vero sistema democratico, bisogna avere una certa base filosofica e anche teologica. Il tuo Dio non può più essere un Dio dispotico. Un Dio dispotico non sarebbe compatibile con un governo democratico, con l'idea di diritti. Perciò devi proprio cambiare la tua idea di Dio." Si può fare questo? Può cambiare quella che sembra essere la base dell'Islam? L'obiettivo è molto elevato, anche se c'è un precedente nella storia musulmana. Comunque, se ciò sta per avvenire, sarà sicuramente realizzato da pensatori coraggiosi come quelli che appaiono su Almuslih.org. Leggetelo, e sentirete la primavera nell'aria. ________________________________ Robert Reilly ha lavorato in politica estera americana, nel settore militare e artistico. Il suo libro più recente è The Closing of the Muslim Mind: How Intellectual Suicide Created the Modern Islamist Crisis. ________________________________ Questa è una traduzione dell’articolo originale di Robert Reilly: Will the Arab Spring turn into winter, 12 settembre 2011, pubblicato da MercatorNet sotto una licenza Creative Commons.

(Inserito da Pokankuni)

inserito il 20-09-2011     -