La vita che ardeva in quei fogli mascherati...

Scritto su carta velina, contrabbandato al di qua della cortina. "Il potere dei senza potere" fu pubblicato in Italia nel 1979 grazie a don Francesco Ricci. Storia di una delle opere più conosciute di Václav Havel.
Don Ricci con Josef Zverina a Praga nel 1989.

Il potere dei senza potere
Václav Havel
Garzanti, 1991

         

La morte di Václav Havel, il primo presidente della Cecoslovacchia libera dopo la caduta del comunismo, riporta alla memoria una delle sue opere più conosciute in Italia, Il potere dei senza potere, con quell’illuminante descrizione della realtà dei regimi totalitari nell’Europa dell’Est ai tempi della Cortina di ferro.

Il libro fu pubblicato per la prima volta in Occidente nel 1979 da Cseo, il Centro Studi Europa Orientale fondato a Forlì da don Francesco Ricci che dalla metà degli anni Sessanta con viaggi e incontri clandestini nell’Est Europa manteneva, fra rischi e difficoltà, i contatti con le realtà vive oltre Cortina.
Le testimonianze di quella vita arrivavano in Occidente di nascosto, celate con vari accorgimenti per sfuggire ai controlli del regime e dei militari delle frontiere. Il testo de Il potere dei senza potere, dattiloscritto su fogli di carta velina diligentemente ripiegati e camuffati in una scatola di specialità boeme, uscì da Praga, dalla cerchia degli amici di Havel, affidato a un occidentale con visto turistico che poté varcare la frontiera e arrivare a Roma da don Karel Skalicky, un sacerdote boemo in esilio che teneva i contatti con le realtà clandestine della Cecoslovacchia.
«Ricci e Skalicky - ricorda Antonietta Tartagni, allora segretaria di redazione di Cseo, che tradusse dal ceco all’italiano quel testo di Havel - si conoscevano dalla metà degli anni Sessanta. Lui ci passava da tradurre e pubblicare il materiale clandestino raccolto. Ricci e altri collaboratori lo incontravano fra mille precauzioni, perché era tenuto sotto controllo dalle spie dell’Est. Il potere dei senza potere lo ricevetti io. Havel lo aveva finito nell’ottobre del 1978 e Skalicky me lo passò all’inizio del 1979. Ricordo che eravamo all’istituto dei padri Maristi all’Eur, dove il sacerdote abitava dopo essere fuggito dalla Cecoslovacchia. Il testo era scritto a macchina su fogli di carta velina, con le parole che si decifravano a fatica perché non c’erano fotocopiatrici e le copie si ottenevano con la carta carbone».
Nel periodo della Primavera di Praga, Ricci aveva conosciuto Havel probabilmente attraverso il teologo cecoslovacco Josef Zverina uscito dal carcere dopo quindici anni di lavori forzati. Altri contatti con Havel erano attraverso l’editore Václav Vasko e padre Vladimír Vyhlídka, che fu anche segretario del cardinale Frantisek Tomásek, arcivescovo di Praga. «Quando mi consegnò Il potere dei senza potere - ricorda ancora la Tartagni - Skalicky mi disse: “È una bomba”». Ricci, che aveva fondato Cseo per documentare la vita nella verità che ardeva sotto il grigiore dei regimi comunisti totalitari, si entusiasmò non appena ebbe letto la traduzione e nella casa editrice decise addirittura di dare vita, con quel testo, a una nuova collana che chiamò “Cseo outprints”. La presentò così: «Scritti brevi, proibiti nel Paese in cui sono stati pensati e quindi pubblicati “fuori”. Ma anche scritti che traggono la loro linfa da un terreno “fuori” dal campo della cultura dominante in Occidente. Scritti per la verità dell’uomo. Pensieri di “altre” possibilità, senza utopia».
Quando il libro uscì, Havel era in prigione. Seppe della pubblicazione e della vasta eco che Il potere dei senza potere aveva avuto in Italia soprattutto fra i giovani, attraverso il fratello Ivan che Ricci incontrò nella casa di comuni amici a Praga, in quegli incontri clandestini sempre accompagnati in sottofondo dalla musica di un giradischi per non far sentire i dialoghi e “confondere” le microspie. Solo nel giugno 1990, dopo la caduta del comunismo, finito il regime poliziesco con le sue estenuanti perquisizioni alle frontiere, finalmente poterono essere portati a Praga e consegnati tutti i testi di Havel che nel frattempo le edizioni Cseo avevano pubblicato: le commedie La firma e I congiurati, i saggi Dell’entropia in politica, Gli ostaggi sono fuggiti, Lettere a Olga e, sulla rivista Il Nuovo Areopago: La parola, le parole, il potere; L’arte dell’impossibile; Ritorno all’Europa.
Nato nel 1936, Havel, conosciuto come scrittore e drammaturgo, era stato respinto a causa delle sue origini borghesi da tutti gli istituti superiori e poté studiare drammaturgia per corrispondenza. Nel 1977, firmò come portavoce con Patocka e Hajek il primo documento di “Charta 77” e per l'impegno in difesa dei diritti umani subì più volte il carcere. Nel novembre 1989 fu uno degli artefici della cosiddetta “rivoluzione di velluto” che in pochi giorni, senza violenze, aveva portato alla caduta del regime comunista. Divenne quindi il primo presidente della Cecoslovacchia libera e seppe poi guidare anche il passaggio che condusse alla separazione fra le repubbliche ceca e slovacca.
«Uno spettro terrorizza l’Europa orientale: in Occidente lo chiamano dissenso», sono queste le parole con cui inizia Il potere dei senza potere dove Havel descrive la vita sotto i regimi totalitari, ma indica anche le possibilità reali per il loro cambiamento. La sua voglia di libertà continua ora per costruire una nuova Europa.

di Alessandro Rondoni, tratto da [Tracce.it] 19/12/2011

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segnalato da Graciete

inserito il 20-12-2011     -