Troppi “telecomandati” nei conflitti in Medio Oriente

Intervistato dal settimanale portoghese VISÃO, il Patriarca latino di Gerusalemme, in Portogallo per le cerimonie del 13 maggio, chiede di pregare per la pace in Medio Oriente e sottolinea le difficoltà e le sfide della comunità cristiana in Terra Santa.

 

-  Lei presiederà le cerimonie del 13 maggio a Fatima. Quale messaggio consegnerà ai pellegrini?
Il saluto che il Signore ha regalato ai suoi discepoli quando è loro apparso la prima volta dopo la sua resurrezione: “La Pace sia con voi!”. Sì, questa pace che noi attendiamo in Medio Oriente da tanti anni. Allo stesso tempo vengo a Fatima per mendicare le vostre preghiere e l’intercessione della Vergine per la sua Patria terrena: Gerusalemme.

Tra poco più di dieci giorni, accoglierete il Papa a Gerusalemme…
Papa Francesco viene per commemorare la visita nel 1964 di Paolo VI e il suo incontro col Patriarca Atenagora. Per raccogliere il massimo beneficio da questa visita, ci occorrerà leggere e meditare i suoi discorsi, scoprire il messaggio che ci vuole consegnare e farne un programma di vita.

È vero che la terra che accoglierà il Papa è una terra in cui lievitano gli estremismi?
Il Medio Oriente vive un periodo di violenza. La cultura della violenza produce devastazioni ma, nello stesso tempo, dovunque, fioriscono incontri di dialogo per sradicare la violenza. Tutti si devono mettere all’opera per combatterla: le istituzioni, le scuole, le moschee e le chiese. È la responsabilità di tutti. All’Occidente e alla Comunità internazionale chiediamo di bloccare gli invii e la vendita di armi, e a tutti gli amici della Vergine di Fatima chiediamo di intercedere per noi nella preghiera. Il Signore è il Maestro della storia e crediamo con Fede che un giorno la Pace e la Giustizia avranno l’ultima parola. Sono sicuro che il Papa nei suoi discorsi invocherà più giustizia e pace. No, non possiamo dire che la terra che accoglierà il Papa è una terra di estremismo.

La pace si può imparare a scuola?
La Pace è soprattutto dono di Dio. Un dono affidato agli uomini che devono lavorare per essa e realizzarla. Si tratta di un compito immenso a cui si devono dedicare senza sosta i governi e le Chiese. A scuola si impara che l’uomo deve vivere in pace perché si imparano a conoscere l’orrore e le distruzioni che le guerre hanno fatto nella storia. Ma ci sono ben altri luoghi di apprendimento – o di non apprendimento – della pace. La pace si impara sulla strada, nei luoghi di preghiera, in famiglia. Certuni ricevono una educazione alla pace, altri all’odio e alla violenza. È difficile contrastare l’educazione che uno riceve, ad esempio, da suo padre.

Come vivono i cristiani di oggi a Gerusalemme?
I cristiani locali di oggi, sono parte integrante del loro popolo: il popolo palestinese e soffrono con esso. Insieme aspirano a uno Stato indipendente, con frontiere definite, secondo le leggi e le risoluzioni internazionali. Vivere in Terra Santa è accettare di vivere la dimensione drammatica di Gerusalemme, questa Città santa che ha fatto piangere Gesù in persona. Tutto ciò senza dimenticare che siamo anche la Chiesa della Resurrezione, della gioia e della speranza.

Libertà religiosa: realtà o miraggio?

In Terra santa c’è libertà di culto. Abbiamo il diritto di recarci tutti i giorni nelle nostre chiese, di suonare le campane, di manifestare la nostra presenza con processioni o raduni. Però la libertà religiosa è limitata quando ai cristiani viene impedito di entrare a Gerusalemme per motivi di sicurezza. Per quanto riguarda la libertà di coscienza c’è ancora strada da fare ma lavoriamo in questa direzione. Si tratta anche di un problema di cultura. […]

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inserito il 15-05-2014     -