Non lamentatevi di Halloween, festeggiate i Santi

Meglio la notte dei Santi che quella delle streghe e degli zombi

Lo ammetto, qualche volta anch'io mi sono lamentata, ho guardato infastidita gli scaffali del supermercato pieni di abiti da strega e zucche vuote.
Capisco che per le commesse di un panificio o le cameriere di un bar è più semplice vestirsi da streghe, che festeggiare ognissanti.
Ve le vedete vestite come Santa Maria Goretti, o Santa Barbara?
Le discoteche e i pub hanno l'occasione per una carnevalata, insomma le streghe fanno marketing, più che San Gennaro.
Quest'anno avevo deciso di non scrivere nulla sull'argomento - non serve - ho pensato, intanto chi non sente la presenza dei Santi e chi s'è dimenticato i suoi morti, non cambierà certo idea perché qualcuno scrive "Usa la testa non la zucca" 
Invece è stato più forte di me e qualche breve discussione su FB l'ho fatta.
C'è chi dice - che male c'è, come la fate lunga, io festeggio Halloween e non mi dimentico certo dei morti - 
Già, la formula è sempre quella - che male c'è - invece dovremmo chiederci - che bene c'è - nella smemoratezza.
La verità è che la festa delle streghe e delle zucche si son pian piano sostituite alle feste che rappresentano la nostra tradizione, le nostre radici, semplicemente perchè queste radici non erano ben radicate.
Del resto, nelle scuole è più facile celebrare haloween, che spiegare ai bambini che la santità è ciò a cui tutti dovremo aspirare.
E' più facile fare un carnevale autunnale, che parlare della morte, confrontarsi con il tema della morte ci induce inevitabilmente a rendere ragione di ciò per cui viviamo.
Pertanto, le streghe e le zucche vuote crescono, dove il terreno è fertile per loro.

Scrive oggi su Zenit Federico Cenci
I cristiani festeggino la Festa dei Santi, piuttosto che lamentarsi di Halloween.

Giusto. Anziché piagnucolare, domani parliamo ai nostri figli dei Santi, di quelli che si celebrano sul calendario e di quelli che pur non avendo un posto sul calendario hanno avuto un posto nel nostro cuore.

Di seguito l'intervista a don Andrea Brugnoli, fondatore delle Sentinelle del Mattino, pioniere sei anni fa di HOLYween, festa che raccoglie sempre più successo

Di Federico Cenci

ROMA, 30 Ottobre 2013 (Zenit.org) - L’anno era l’834, quando papa Gregorio IV decise di spostare la festa di Ognissanti dal 13 maggio al 1° novembre. Fu una scelta ponderata. L’obiettivo era infatti quello di rimuovere i retaggi pagani di alcune popolazioni che culminavano proprio la notte del 31 ottobre, con il capodanno celtico. Festa che veniva definita di All Allows Even, ossia del tutto è permesso, persino che i morti potessero tornare in vita.

Oggi, a distanza di secoli dal gesto di Gregorio IV, sembra di vivere una recrudescenza del paganesimo. Il cattivo gusto, l’orripilante, l’eccesso trionfano con la festa di Halloween, che altro non è che una riproposizione in chiave moderna e consumistica delle degenerazioni del capodanno celtico.

Si avverte dunque di nuovo la necessità di scalzare questa macabra usanza, consacrando la prima notte di novembre ai Santi piuttosto che alle streghe, ai vampiri e agli zombi. Da anni Don Andrea Brugnoli e la comunità da lui fondata, le Sentinelle del Mattino, fanno di questa consegna una realtà concreta che risponde al nome di HOLYween. Un’iniziativa volta a far riscoprire i volti dei Santi, esponendone le immagini fuori dalle finestre durante la notte del 31 ottobre.

Don Andrea, qual è il bilancio di questi 6 anni di attività dell’iniziativa HOLYween?

Don Andrea Brugnoli: Il bilancio è più che positivo. Mi sembra che sia largamente passata l’idea che i cristiani devono festeggiare la loro festa di tutti i santi, invece di lamentarsi che si stia diffondendo Halloween tra i giovani e gli adulti. Sono moltissime le parrocchie che hanno adottato quest’idea e organizzano ogni tipo di iniziativa sotto questo nome: HOLYween. Il nostro sito, dove ogni anno è possibile scaricare le immagini dei santi da appendere alle finestre, è letteralmente preso d’assalto: in questi giorni abbiamo più di 10 visitatori al secondo, un numero straordinario. Molte scuole hanno preparato attività didattiche sui santi e credo che a nessuno sfugga la bellezza di mostrare questi volti, al posto dei mostri horror dei pagani. Insomma, il successo di HOLYween ha superato ogni aspettativa iniziale.

Qual è il messaggio che il volto di un Santo trasmette a un giovane d’oggi?

Don Andrea Brugnoli: I santi sono la parte migliore della nostra terra. Sono persone normali che si sono impegnate a lasciare il mondo un po’ migliore e non si sono rassegnati ai problemi della gente, che erano gravi allora e anche oggi. I santi sono “belli”, perché c’è una bellezza che viene dal cuore. Appendendo i loro volti alle finestre e alle porte di casa, un giovane si circonda di persone belle e questo trasmette il messaggio che anche lui può acquistare questa bellezza. Valgono le parole che pronunciò San Bernardo di Chiaravalle: «Se questo, se quello... perché non io?».

Quest’anno l’iniziativa si è arricchita ulteriormente, è vero?

Don Andrea Brugnoli: Sì, infatti, abbiamo fatto delle proposte per le scuole e per i ragazzi del catechismo. Già lo scorso anno molte realtà avevano aderito inviandoci il loro materiale fotografico e i loro resoconti. La fantasia è davvero grande: ad esempio a Milano dei giovani di una parrocchia hanno deciso lo scorso anno di portare cibo ai senza fissa dimora vestiti da santi. Altrove hanno appeso gigantografie di santi alti 6 metri sulle facciate delle chiese. Questa riscoperta dei santi è davvero la risposta della gente al bisogno che abbiamo oggi di riscoprire le nostre migliori radici.

A Roma un’iniziativa simile alla vostra, chiamata “La Notte dei Santi”, ha riscosso un successo grandioso. Ma segnalazioni di questo tipo ci arrivano un po’ da tutta Italia. È incoraggiante. Come foraggiare questi aneliti positivi dei giovani
?

Don Andrea Brugnoli: Credo che dobbiamo tutti avere molta fiducia nei giovani. Non è vero che sono attratti dal male, dalle zucche vuote e dall’horror. Il problema è che non hanno alternative. Ma quando si presenta loro l’ideale di una vita spesa per gli altri, eroicamente dedicata al bene, come è stato per i santi, essi ne sono attratti, perché nel cuore di ogni giovane c’è un’irresistibile passione per lasciare una traccia, per essere un “qualcuno”. I santi li ricordiamo ancora oggi - benché talvolta giovanissimi - per la loro gioia contagiosa. Dobbiamo, quindi, chiedere ai giovani molto e proporre loro una misura alta della vita cristiana.

Può brevemente parlarci anche delle altre iniziative lanciate negli anni dalle Sentinelle del Mattino?

Don Andrea Brugnoli: Le sentinelle non sono un movimento, ma dei giovani che hanno accettato di vivere questa misura alta. Sono giovani normali che appartengono alle loro diocesi, gruppi, movimenti, ma accomunati dal desiderio di risvegliare in ogni cristiano l’essere un evangelizzatore. Per questo organizzano in molte città italiane, francesi e ora anche spagnole delle serate di evangelizzazione dei giovani chiamate “Una luce nella notte”, un format che ora è diventato uno dei metodi più diffusi di primo annuncio ai giovani. Ma oltre a questo le sentinelle organizzano nelle loro città il “Café teologico”, una sorta di locale dove discutono sui temi scottanti della ragione e della fede, i corsi per fidanzati di primo annuncio, per aiutare le coppie a prepararsi bene per il momento più decisivo della loro vita, il matrimonio, le “barche”, i “corsi Alpha”, le “cellule” e molte altre iniziative di evangelizzazione dei loro coetanei.

inserito il 31-10-2013     -