Non rinunciamo all'educazione!

 Bisognerebbe scriverlo sui muri. “Non rinunciamo all'educazione!” E' il compito più urgente che abbiamo. L'educazione è un'esigenza prima di tutto verso noi stessi. Avvertire la necessità, come adulti, di essere educati, di avere un ambito che possa contribuire al cambiamento di sé perché non siamo mai arrivati, perché non si finisce mai di imparare, è fonte di allegria, di speranza, di novità. È come essere aggrappati a un'ancora di salvezza. Pensare di poter imparare sempre è una lotta concreta contro il cinismo. O contro l'arroganza, che è in fondo l'altra faccia della medaglia. E poi c'è l'altro fronte dell'educazione, sempre più scottante, quello dei bambini e dei giovani. Solo un cuore aperto e disponibile può “protendersi” alla cura dei giovani, di ogni età. Per educare bisogna “pensarsi in educazione”, sentirsi coinvolti in un processo comune. L'educazione, infatti, è una condizione permanente della vita umana e garantisce la giovinezza di spirito. Proprio perché così importante, l'educazione è contrastata. Si impongono protocolli di educazione calati dall'alto, soprattutto sui temi più delicati e si affida così a “esperti” il compito di formare i giovani sui temi dell'educazione all'affettività, alla sessualità e alla relazione. La famiglia è estromessa. Non le si chiede neppure il parere. I corsi sono obbligatori, senza possibilità di appello. Le cronache raccontano fatti sconcertanti a proposito. Ad esempio, simulazioni di sedute parlamentari a scuola al termine di corsi sull'educazione sessuale in cui gli studenti sono stati guidati a urlare slogan contro i retrogradi difensori della famiglia e altri a favore dell'omosessualità. Come pensare che questi fatti esprimano un'esigenza dei giovani? Pare piuttosto una preoccupante strumentalizzazione a favore di un pensiero a senso unico. Intanto l'ideologia del gender si va diffondendo nelle scuole. Il governo in carica ha approvato un decreto che destina risorse per 10 milioni di euro nel 2014 per la formazione dei docenti “al superamento degli stereotipi di genere”. Pertanto, si sta profilando come un'impresa impossibile educare alla famiglia naturale. È proprio questo che desideriamo per i nostri giovani? Per quanto sgangherata, la famiglia resterà sempre il luogo della vita e dello sviluppo della persona. Gli orientamenti dell'OMS-Europa prevedono, invece, una pianificazione centralizzata dei programmi di educazione sessuale fin dalla primissima età che i governi dei diversi stati dovranno gestire. In un discorso del 2011 al Corpo Diplomatico, Benedetto XVI aveva riconosciuto come una minaccia alla libertà religiosa delle famiglie l'imposizione alla partecipazione a “corsi di educazione sessuale o civile che trasmettono concezioni della persona e della vita presunte neutre, ma che in realtà riflettono un'antropologia contraria alla fede e alla retta ragione”. Sembravano problemi lontani! Ora li abbiamo in casa. Diceva Peguy “Tutto quello che si fa lo si fa per i bambini. E sono i bambini che fanno fare tutto. Tutto quel che si fa. Come se prendessero per mano. … Cosa si farebbe, cosa si sarebbe, mio Dio, senza i bambini. … Poiché non si lavora che per loro. E non si fa nulla se non per loro”. (Mistero dei santi Innocenti) Non resta, quindi che decidere se ripartire da uno slancio di retta coscienza e di vita. Prendersi cura dei bambini, fino al punto di iniziare una dura battaglia contro una mentalità che non conserva più a

inserito il 22-11-2013     -