Pacchetto di Natale

 Sono seduta alla mia scrivania e allungo una mano per cercare qualcosa.

Tocco, così, un morbido pacchetto che ho promesso di aprire la mattina di Natale.

Prenderlo in mano e rivivere tutta la storia con Giulia, è stata una cosa sola:



Era d’estate; stavo andando in spiaggia e suona il telefono.

Non sono una patita del cellulare ma devo riconoscere che in alcuni casi è davvero un’opportunità preziosa.

Naturalmente mi stavano chiamando dal nostro Centro di Aiuto alla Vita che non chiude i suoi battenti nemmeno nel mese di agosto.



“Ho ricevuto una telefonata urgente da una certa signora Giulia a nove settimane di gravidanza, che non riesce a trovare un consultorio aperto, ne ha chiamati quattro, perché è disperata per questa gravidanza inattesa e sicuramente non desiderata.

Vuole interromperla e, per i soliti casi strani della vita, ha chiamato noi. Che cosa faccio?”

“Se mi dai il numero di telefono, la chiamo io.”



Così conosco Giulia, una simpatica donna di trentasei anni, italiana, con già due figli.

Ci parliamo a cuore aperto:

“Mi creda, non lo voglio questo bambino!

Sono convinta che due bastino.

I miei genitori stanno via per sei mesi all’anno a Tenerife, mio marito è sempre fuori per il suo lavoro e io ho un’occupazione per metà giornata.

Sono molto stanca e non me la sento di ricominciare tutto da capo.”



Mi capita di dire spesso, quando mi chiedono del nostro intervento, che non abbiamo un aiuto standardizzato. Si ascoltano le persone, cerchiamo di individuare i loro bisogni più importanti e poi si fa un progetto personalizzato.



“Giulia sento la sua stanchezza dentro di me.

È davvero un peso sul cuore!

Forse potremmo tentare di darle una mano, se questo bambino dovesse nascere, trovando una persona che l’aiuti nel suo compito così impegnativo.”



La sentivo tanto determinata che mi sono spinta anche un po’ più in là:



“Sento in lei una grande sensibilità e sono convinta che per una donna così, abortire potrebbe essere una grande fatica psicologica.

Togliere un piccolo bimbo dall’utero è, purtroppo, un intervento rutinario, ma toglierselo dal cuore…”



Il silenzio di Giulia mi sospinge a parlare ancora:

“Sa Giulia che ho partecipato, una volta, ad una trasmissione televisiva in cui era anche presente una signora che aveva una storia proprio simile alla sua ed è riuscita a dire:

“Il bambino che non ho voluto sentire piangere nella culla, me lo sento piangere dentro tutte le notti”.”
Nessuna parola, nessun commento. Poi:
“Possiamo sentirci domani?”

E il giorno dopo:
“Sono Giulia.
Sa che lei mi ha sconvolto la vita?”
Resto in attesa, in ansia.
“Forse ho capito perché tutti gli altri non mi hanno risposto!
Dovevo arrivare a lei.
Ciò che mi ha detto è sceso direttamente giù nel cuore.
Ho deciso che il mio bambino nascerà.”

Da agosto, ci siamo viste una volta al mese.
Arriva sempre con allegria anche se stanca e mi racconta dei suoi bambini, Marco di cinque anni e Adele di tre.
È venuta giovedì; ora ha un bellissimo pancione e parla ai bambini della sorellina che, tutti insieme stanno aspettando e che avrà il nome di un fiore.
Abbracciandomi per salutarmi e augurarmi “BUON NATALE!” ha tolto dalla borsa un pacchettino avvolto in carta colorata.
Un po’ intimidita, l’ho ringraziata dicendo:
“Giulia, io non ho niente da darle!”
“Lei mi ha già dato tanto.
Mi piacerebbe che lo aprisse la mattina di Natale pensando anche a un’altra nascita!”

inserito il 23-12-2013     -