Pensieri politici II

Abbiamo visto, l’altro giorno, che

Quasiasi governo non è migliore degli uomini lo compongono.
Un uomo non è migliore dello scopo per cui vive.

Ma questo non ci esime per niente dal fare politica. La nostra consapevolezza della imperfezione umana ci può ammonire nel non riporre false speranze, nel non credere di riuscire noi a raddrizzare il mondo, ma non può distruggere la speranza stessa.

Anzi, semmai il contrario: ci deve spingere sempre di più alla ricerca dello scopo più alto, e di chi lo vive. Perché condividiamo lo stesso destino di uomini: noi e chi sceglie di fare politica.
Quello che guida nelle scelte, vale a la ricerca del vero, della giustizia, del bene, è identico sia che lo usiamo per amministrare sia che lo adoperiamo per scegliere chi amministra per nostro conto. Che, essendo uomo, non potrà fare a meno di deluderci. Dato che anche noi siamo uomini, capiamo che possa anche non riuscire. Lo dobbiamo mettere in conto. Ma l’alternativa è dare per scontato che il bene non possa essere né raggiunto né praticato. Quel cinismo scettico che sa solo distruggere, che vive di rabbia e depressione.

Se supponessimo che è tutto marcio, che niente si salva, che non vale la pena impegnarsi, staremmo di fatto affermando che il vero e il giusto non esistono, e che non vale la pena cercarli e renderli presenti. Ci daremmo in mano del più forte; teorizzeremmo la necessità della sopraffazione.
Ma il più forte è sempre qualcun altro. Ci daremmo consapevolmente schiavi ad un potere che per sua natura non ci vuole bene e teorizza la malvagità.

Domandiamoci: non è che la sfiducia è talvolta creata ad arte, proprio perché al potere conviene avere sudditi che non vogliano interessarsi di chi realmente è? Chiusi nel loro scetticismo, nel loro cinismo, capaci di distruggere ma non di costruire?

Ma non è vero che non abbiamo la speranza. Ogni volta che compiamo un poco di bene, quella speranza l’affermiamo.

Occorre solo trovare chi la costruisca assieme a noi.

 

inserito il 15-05-2014     -