Perché vestirsi come un bonzo

anteprima

  "Gesuiti euclidei
   vestiti come dei bonzi per entrare a corte dell'imperatore
   della dinastia dei Ming .."

Per chi, come me, ha qualche annetto sul groppone, la storia di Matteo Ricci richiama subito alla mente queste strofe di una nota canzone di Battiato.

  Questo gesuita nato mezzo millennio fa era anche astronomo, cartografo, meccanico di precisione, linguista, scrittore, filosofo. Andò all'altro capo del mondo conosciuto per portare anche lì quell'annuncio, l'unico annuncio importante, quello di Cristo.

 

Usò la filosofia greca per capire e far capire; adoperò la scienza e la tecnologia per vincere gli sbarramenti culturali; adattò il proprio nome e modo di vestire per potere essere accettato e avere la possibilità di esporre quanto gli stava a cuore.  

Sono difficilmente immaginabili, oggi, le difficoltà che dovette superare. La sua storia, se vogliamo, è ben più avventurosa e sorprendente di quel Marco Polo tanto celebrato che però non seppe cambiare niente dei paesi da lui visitati.

Un uomo solo che viaggia per suo conto raramente lascia impronte durevoli. Perchè ciò accada, deve portare qualcosa di degno. Ricci aprì una strada percorsa da allora nei due sensi, che è ben visibile ancora oggi.

Berlicche  socio di  SamizdatOnLine

Articoli correlati:
Le iniziative per i 400 anni dalla morte di padre Matteo Ricci - Zenit
Matteo Ricci, un gesuita nel Regno del drago


Tu sei libero di riprodurre, distribuire, esporre in pubblico questo editoriale alle seguenti condizioni:
LICENZA D'USO