Presentimenti di infinito
Lo sapete: per gli orientali l’Epifania è più importante del Natale stesso. Perché rappresenta il momento in cui il Segno viene recepito, in cui quanto era nascosto si svela. Il momento della comprensione.
Certo, è importante sapere quando cade il compleanno della propria moglie; ma lei ha iniziato a contare, per noi, nel momento in cui l’abbiamo conosciuta, abbiamo posato gli occhi su di lei ed abbiamo iniziato a comprendere che la sua storia si sarebbe intrecciata con la nostra.
Senza conoscenza, senza comprensione, il valore del segno per noi è nullo. Rimane una sconosciuta vista di lontano, un presentimento di quello che potrebbe essere e non è ancora stato. Dal momento della conoscenza, dal momento dell’Epifania, rimane ancora parecchia strada da compiere per arrivare al pieno dispiegarsi del destino. L’educazione dei giorni, la pedagogia del tempo, l’attenzione alla realtà. Ma tutto parte da quel seme, quel singolo momento in cui ciò che esiste diventa per noi esistente.
Se queste righe non fossero mai lette, non fossero capite, fossero dimenticate sarebbe come per noi non fossero mai state scritte. Un presagio non colto, ciò che poteva essere e non è stato. E i giorni trascorrono nell’attesa di qualcosa che ci è passato vicino e che non abbiamo riconosciuto.
Che per noi non sia così. Riconosciamo quel Segno. Sia per noi una buona Epifania.













