Rosarno, il volto dell'arancia

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Sapere che dietro a un arancia possa esserci lo sfruttamento di persone e l'incapacità di guardare il volto dell'altro non è così scontato e nemmeno banale.
Il dramma degli immigrati in Calabria ha suscitato commozione e disorientamento. Aiutano le parole del Papa nell'Angelus di domenica 10 gennaio

 

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Il volto dell'arancia

“Sono stato recentemente licenziato, dall’oggi al domani, dall’azienda farmaceutica per cui ho lavorato per 21 anni, senza possibilità di reintegro. (…) ho dunque deciso di passare il Natale prestando servizio presso la Comunità di Sant’Egidio di Milano (che ringrazio per il pranzo dei nullatenenti, dei nomadi e dei migranti). (…) Mi sono interrogato su cosa potrei fare io quando finirò i soldi della liquidazione, e per un momento mi sono immaginato per strada. In questa società , può bastare poco per precipitare da un parco benessere ai geloni a piedi e cuore, in cui ci si imbatte per le strade e gli androni di questo inverno milanese. E il manager che guarda negli occhi il barbone vi legge anche la spietata promessa di un possibile oscuro futuro”.  Da una lettera del 29 dicembre, sulle pagine milanesi de La Repubblica, a cui risponde Piero Colaprico: “Ma davvero le è stata necessaria una crisi personale per veder da più vicino la gente con i geloni?”.
La risposta sarebbe stata senz’altro affermativa. E’ uno sguardo che si incrocia, è il volto di un altro che si vede finalmente veramente e suscita qualcosa di diverso in se stessi. In questa città nessuno guarda più negli occhi o si lascia sfidare dal volto dell’altro che resta un mistero, che è presenza. Così anche Lévinas, un filosofo che trovava nel volto umano la radice dell’etica e la parola dell’Infinito. 

In questi primi giorni di gennaio la violenta rivolta dei raccoglitori di arance e mandarini in Calabria è stata la miccia per scatenare altre violenze, trasferimenti forzati, distruzione delle baracche con ricordi di pogrom. I volti tumefatti e spaventati degli immigrati, i volti segnati dalle botte e dalle bastonate sono apparsi in tv, rivelando che esistono ancora gli schiavi a cui viene concessa una sopravvivenza da topi, purchè resti nascosta allo sguardo umano e televisivo. 

Bisogna guardare il volto dell’altro:
Un immigrato è un essere umano, differente per provenienza, cultura, e tradizioni, ma è una persona da rispettare e con diritti e doveri, in particolare, nell’ambito del lavoro, dove è più facile la tentazione dello sfruttamento, ma anche nell’ambito delle condizioni concrete di vita. La violenza non deve essere mai per nessuno la via per risolvere le difficoltà. Il problema è anzitutto umano! Invito, a guardare il volto dell’altro e a scoprire che egli ha un’anima, una storia e una vita: è una persona e Dio lo ama come ama me”. (Benedetto XVI, 10 gennaio 2010, discorso dopo l’Angelus)

Come ci guarda Dio?
“Il segno più persuasivo che Cristo è Dio, il miracolo più grande da cui tutti rimanevano colpiti - più ancora che le gambe raddrizzate e la cecità guarita - era uno sguardo senza paragoni. Il segno che Cristo non è una teoria o un insieme di regole è quello sguardo, di cui è pieno il Vangelo: il Suo modo di trattare l’umano, di entrare in rapporto con coloro che trovava sulla sua strada.
Pensiamo a Zaccheo e alla Maddalena: non ha chiesto loro di cambiare, li ha abbracciati così  com’erano, nella loro umanità ferita, sanguinante, bisognosa in tutto. E la loro vita, abbracciata, si ridestava in quel momento in tutta la sua profondità originale. Chi non desidererebbe essere raggiunto da un simile sguardo ora?
(…)  Ma come sappiamo che Cristo è vivo ora? Perché il Suo sguardo non è un fatto del passato. Continua nel mondo tale e quale: dal giorno della Sua resurrezione la Chiesa esiste solo per rendere esperienza l’affezione di Dio, attraverso persone che sono il Suo corpo misterioso, testimoni nell’oggi della storia di quello sguardo capace di abbracciare tutto l’umano”. (Julian Càrron, da Il Corriere della Sera del 24 dicembre 2009).

Quando guarderò un’arancia, ne vedrò il vero volto. Rammenterò chi lavorava alla sua raccolta dall’albero per 25 euro al giorno e andava alla sera a dormire su di un materasso steso per terra. Se questo è un uomo …

 

Pescevivo  socio di  SamizdatOnLine


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