Si possono avere idee diversissime, ma si può essere amici…

Ho una cara “collega di piscina”, credo buddista.

Come la compagna di ospedale di diversi anni fa.

Ricordo che c’era una profonda sintonia tra noi e mi stupivo di questa possibilità di stima tra persone che avevano una diversa concezione della vita.

La mia attuale amica, che chiamerò per comodità Michela, mi ha prestato un libro che mi ha stupito.

Vi si parla degli Esseni, della loro religiosità e della loro concezione del reale affascinante, anche se priva di quello che gli esperti chiamerebbero fondamento scientifico (e la scienza, si sa, si basa su dati di fatto reali, non su sogni o desideri anche bellissimi).

Insomma è una concezione piacevole del reale, ed è interessantissimo cogliere nella presenza della figura di Gesù alcuni tratti che mi sono profondamente familiari. Tanto che mi chiedo come mai una persona che sa di Gesù certe cose possa poi finire con l’aderire e proporre di aderire ai suoi sogni bellissimi, ma faticosissimi ad attuarsi, scrivendo addirittura un libro.

Contemporaneamente sto leggendo la vita di don Giussani di Savorana e sono giunta proprio al punto in cui si parla del rapporto di don Giussani con i monaci buddisti del Monte Koya.

Vi si parla a un certo punto di un episodio.

Una giovane giapponese viene in Italia per conoscere meglio l’esperienza cristiana così come le è stata presentata in un precedente viaggio in Giappone da don Giussani. Si chiama Tomeo e durante un’assemblea con coetanei universitari fa una domanda: “Don Giussani ha detto di diventare amici con le persone con le quali si sente che il cuore è lo stesso. Però ci sono amici che non sono uguali a me (la religione, il modo di vivere, di pensare è diverso), allora io con queste persone come posso fare?”. Don Giussani le risponde che “l’amicizia è camminare insieme verso il Destino e perciò verso la Verità., non si può essere amici, dimenticando o rinnegando qualche cosa. Perciò io sono amico tuo, io sono molto interessato a quello che tu pensi e a quello che tu senti, a ciò di cui hai bisogno. Comunque tu lo concepisca e io lo concepisca, sappiamo che il destino è comune, cioè – che è lo stesso –che la verità è una. Che abbiamo un Destino comune noi lo comprendiamo perché abbiamo lo stesso cuore, che è la stessa sete di verità, di giustizia, di amore, di felicità. Allora, quanto più uno è attento al proprio cuore, quanto più uno ama veramente se stesso, quanto uno è appassionato di questa cosa che non ha fatto lui, tanto più è spalancato verso qualsiasi uomo che incontra (…) È così uguale il cuore, è così unico il destino che le differenze sono destinate ad essere distrutte, anche se il dialogo doloroso della diversità durasse tutta la vita , c’è un solo uomo che ha detto che abbiamo lo stesso identico destino e che abbiamo lo stesso cuore ed è Cristo e per questo io sono cristiano.” (pag.745 e ss.)

Questa lettura mi ha chiarito molto sul dialogo e sulla amicizia: si può essere di ide diversissime, ma si può essere amici perché insieme si persegue lo stesso destino di felicità e ci si aiuta reciprocamente.

Ma c’è anche un’altra cosa che nelle pagine precedenti della Vita di don Giussani mi ha chiarito il problema del Buddismo. È una concezione dignitosissima e interessante della vita, ma il singolo è solo davanti a questa proposta così bella. Ecco il problema credo sia che l’ Esseno di cui parlava il libro prestatomi da Michela era in fondo un superuomo profondamente solo, solo con l’impegno titanico e faticosissimo di realizzare la perfezione.

Il cristiano sa della sua strutturale debolezza e appoggia tutta la sua vita ad Uno, Cristo, che è onnipotente e non lo lascerà mai solo.

 

 

 

 

 

 

 

inserito il 01-05-2014     -