Todi Caballeri

L'incontro di Todi era stato pompato da settimane come l'evento fondante di una nuova stagione politica cattolica. Soprattutto da parte di coloro che non vedevano l'ora di archiviare definitivamente il Ruinismo - ovvero quell'efficace formula che aveva consentito di vedere i cattolici di nuovo soggetti protagonisti in politica - per tornare a quella scelta sociale che tanto piace agli orfani del sessantotto.
Bastava leggere leggere l'articolo di De Bortoli sul Corriere in proposito per farsi venire i brividi. Mi è venuta in mente quella bella poesia di Czeslaw Milosz

“Si è riusciti a far credere all’uomo
che se vive è solo per grazia dei potenti.
Pensi dunque a bere il caffè e a dar la caccia alle farfalle.
Chi ama la res publica avrà le mani mozzate”

In origine dedicata al regime comunista ma applicabile ovunque ci sia qualcuno che s ritiene più uguale degli altri, dall'ufficio al paese tutto.

Qual è l'auspicio che si poteva leggere sul giornale? I cattolici come minoranza ininfluente a parlare del nulla nella loro riserva. Da dove possono anche dire qualcosa, beninteso che non disturbi nessuno, non abbia risvolti pratici e senza alzare la voce. In cambio avranno la pacca sulla spalla da quelli che contano e un distintivo nuovo.

Ma a Todi alla fine cosa è successo? Innanzi tutto un intervento a gamba tesa di Bagnasco che ha segato sul nascere ogni velleità di seppellire i "valori non negoziabili". Con quella premessa, è chiaro che ogni tentativo di appiattimento "volemose bene" fallisce sul nascere. Bonanni, nella conferenza stampa finale, incalzato dalle domande dei giornalisti si lascia scappare che il governo attuale non è adeguato e quella diventa istantaneamente, per i giornali, la linea di tutto il forum.
Ai metodi di certuni dovremmo essere bene abituati. Eppure stupiscono sempre per la spudoratezzza.

Che rimane di Todi? Francamente non l'ho capito. A leggere le dichiarazioni dei vari partecipanti sembra che siano stati tutti in posti diversi...non ne ho ancora trovate due che dicano la stessa cosa.
Date le premesse, non so se ciò mi fa più piacere o tristezza.

 

 

Inserito da Anna Vercors

inserito il 19-10-2011     -