Un moralismo che affonda

anteprima

Il codardo e l’eroe convivono in noi. Ho un’amica che ha paura di volare, preferisce viaggiare con la nave, dice che le navi sono più sicure - mal che vada ti butti in acqua e speri che qualcuno venga a salvarti -. 
Certo, alla paura non si comanda, vorresti essere diverso, ma a volte l’istinto ha il sopravvento sulle tue buone intenzioni, sui tuoi ragionamenti.

Io sono certa che morirò quando sarà il mio momento, di serena vecchiaia o su un aereo in avaria non mi è dato sapere, sono certa che qualcuno ha già scritto la mia strada, quello che non so e se in ogni caso saprò vivere ogni istante con coraggio.
In questi giorni stiamo vivendo la tragedia della nave CONCORDIA 4.229 passeggeri, 11 vittime, 29 dispersi. 
Una tragedia consumatasi "a riva" con l'isola del Giglio che sembrava poter essere sfiorata con una mano.

Un “paese galleggiante” 14 piani di maestosità, sale sontuose, divertimenti, ogni tipo di comfort, ora, se ne sta adagiata come un cetaceo morente davanti all’isola del Giglio, il ventre aperto come una scatola di sardine da uno scoglio con il quale una manovra scellerata l’ha fatta entrare in collisione. Un attimo, un errore, una distrazione e il paese illuminato, pieno di promesse e di sogni è diventato un incubo, per passeggeri ed equipaggio.

Non sono ancora stati trovati tutti i dispersi, identificate tutte le vittime, ma già tanto si è detto e visto che si è passati alla fase “due” la satira. Persino Alessio Vinci il conduttore di Matrix solitamente misurato nei toni, l'altra sera non ha saputo resistere e ha cercato l’appiglio per fare ironia sulla bottiglia che non si ruppe al varo della nave, per fortuna un capitano presente in sala ha avuto più di lui, pudore per quanti ancora stanno sperando e non ha commentato.

Di certo la tecnologia aiuta, abbiamo ascoltato le registrazioni delle voci angosciate dei naufraghi, l’altoparlante che invitava i passeggeri alla calma, abbiamo visto le immagini con infrarossi girate da l'elicottero dei soccorritori, dei naufraghi che cercano posto nelle scialuppe e poi ascoltato sino alla nausea quella telefonata quasi surreale tra il capitano Francesco Schettino che sembrava essere l’unico a non avere capito la gravità della tragedia, quel capitano divenuto per tutti “capitan codardo” che è sceso dalla nave prima che finissero le operazioni di evacuazione dei passeggeri e il comandante della Guardia Costiera di Livorno Gregorio De Falco che da terra ordinava perentorio a Schettino di risalire a bordo, di riprendere il comando. Nessuno può sapere come si sarebbe comportato De Falco se fosse stato sulla nave.
In questa Italia da “tifo” calcistico, l’uno è diventato l’uomo del male, l’altro l’eroe positivo, il capitano che ha fatto il suo dovere.

Ora che i passeggeri si sono asciugati, rincuorati, che la paura è una storia da raccontare saltano fuori tante storie, più o meno eroiche, video amatoriali, mezze parole, ricordi discordanti, tutto dato in pasto alle trasmissioni tv, forse più per un minuto di notorietà che per amore di verità o forse solo per esorcizzare la paura, per condividerla.
Storie di gente semplice, che ha reagito con fermezza e coraggio, di giovani che hanno guidato in salvo i bambini a loro affidati, di persone che hanno ceduto il posto a donne e bambini, ma anche storie di qualcuno che si è fatto largo a gomitate, ha scavalcato la fila, ha strattonato chi c’era prima di lui per conquistare un posto sulla scialuppa di salvataggio.

Vien da pensare che siamo tutti un pò Schettino e un pò De Falco, che la paura, l’imponderabile, la tragedia, tirano fuori quello che di più profondo c’è in noi. Così gente semplice ha avuto un cuore grande e gente che pareva grande ha avuto un cuore piccolo, incapace di coraggio, di verità di rispetto del ruolo.
Gli uomini non sono mai solo buoni o cattivi, solo eroi o codardi, solo peccatori o santi. 

Certo, vien più facile stare dalla parte di De Falco, che ha alzato la voce, dato ordini perentori, il capitano che ognuno vorrebbe avere al comando in caso di bisogno, ma da questo a diventare tutti esperti di navigazione, tutti giudici implacabili ce ne passa.
Ho l'impressione che la verità sia ancora lontana, che ci siano altre colpe altri silenzi e incertezze che hanno contribuito a trasformare quello che poteva essere solo uno spettacolare naufragio vicino alla costa, in tragedia. 

Invece, chiunque con in mano un microfono, una penna, o in fila al banco del panettiere si sente in dovere di dire la sua, su come doveva essere gestita l’emergenza e soprattutto su quello che andava fatto o non è stato fatto. Per il popolo il colpevole è già stato trovato. 
Nessuno che riesca ad attendere con rispetto che la giustizia come si suol dire “faccia il suo corso” che chi ha sbagliato e forse non ha sbagliato da solo, venga punito

Oramai i processi si fanno in tv, a suon di “sentito dire”, di mezze parole, d’insinuazioni, incuranti non solo di chi ha sbagliato, delle vittime, di chi ancora attende siano restituiti i loro cari ancora dispersi, ma incuranti anche dei familiari di chi si è trovato a non saper gestire questa tragedia. 
Una moglie abituata ad attendere un uomo che va per mare, una figlia che forse non riuscirà ad incontrare lo sguardo di quel padre che ha sempre visto come un invincibile eroe in divisa bianca.

Siamo tutti un pò Schettino e un pò De Falco, e quando la vita ci chiederà di dimostrare nei fatti chi siamo, Dio voglia che il cammino di ogni giorno ci abbia educato a far emergere il buono che è in noi, a guardare al nostro vicino come a una cosa preziosa da custodire, a dare alla vita degli altri e non solo alla nostra un valore inestimabile.

Cultura Cattolica  socio di  SamizdatOnLine

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