Vaccinati

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Mentre in Italia qualcuno asserisce che c’è un diritto al figlio, la struttura mondiale che dovrebbe rendersi garante dei diritti universali, sembrerebbe non pensarla così. Parrebbe che la campagna di vaccinazioni intrapresa dalle Nazioni Unite e dall’Unicef in Kenya avesse un’ospite indesiderato, un ormone in grado di impedire alle donne di avere figli.
Considerando che alle Nazioni Unite quando si parla di salute riproduttiva si intende abortire i bambini – un po’ come se un dentista quando parla di igiene orale intendesse che occorre cavare tutti i denti – la notizia non sembrerebbe tanto senza fondamento. Certo, nel nostro paese la notizia non è circolata molto, ma forse dipende che è in atto una campagna per indurre a fidarsi delle vaccinazioni. L’apprendere che ciò che può salvare la vita la può anche impedire, a nostra insaputa, non è molto confortante.

Se una nazione cercasse di cancellare un’intera generazione di una nazione rivale normalmente scoppierebbe una guerra. Si griderebbe al genocidio. Siccome questo massacro è silenzioso passerà probabilmente sotto silenzio, come è passato sotto silenzio altre volte. Non è una novità che i poteri che reggono il mondo siano spesso contro la vita. Che adorino la morte, quella degli altri, ammantando questi sacrifici umani di nobili parole e alti concetti.
Ad esempio affermando che è giusto che chi per natura non può fare figli li compri sfruttando chi è povero, e a chi è povero sia impedito di averne anche con l’inganno. L’uomo come merce, il figlio come bene di consumo, il potere nel senso letterale del termine: chi può, e gli altri no.

Cosa possiamo noi, senza potere? Intanto renderci conto di una cosa: che nessuno ha potere su di noi se non glielo permettiamo.
Siamo stati fatti liberi. Anche nella più buia cella, nel più abbietto campo di sterminio, sull’orlo della fossa comune siamo e rimaniamo liberi. Tanto più a casa nostra, sulle nostre strade, sulle nostre piazze.

Se il clima è mefitico, se le leggi sono ingiuste, se nessuno parla di vita e bellezza, allora sta a noi farlo. Noi che la bellezza della vita l’abbiamo vista, e siamo vaccinati contro il virus che dice che morte è bello. Lo possiamo fare in tanti modi, la vita se c’è è creativa: parlando con gli amici, creando gruppi su internet, magari anche partecipando a manifestazioni che dicano no, alla cultura della morte non ci stiamo, a noi sta a cuore altro. Alla fine facendo vedere la nostra bella faccia, la nostra certezza, perché la vita è bella, è certa, è – perdonate la tautologia – viva.

Berlicche  socio di  SamizdatOnLine

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