Valori e dolcificanti

anteprima

Recentemente ho sentito affermare che se i sacerdoti non propongono ai fedeli i valori, nel giro di poco le parrocchie si svuoteranno e più nessuno entrerà nelle chiese, che chiuderanno i battenti.
Permettetemi una chiosa: se dal pulpito udiamo solo discorsi sui valori allora tanto vale chiudere subito. A che pro andare a sentire una predica che ci propone le stesse cose che si possono leggere, con molta più comodità e dette meglio, sulle pagine di qualsiasi quotidiano, e che la televisione ci somministra in dosi cavalline?
Prendo la prima e la seconda e la terza pagina di “Repubblica”, “La Stampa”, “Il Fatto Quotidiano” e anche “L’Unità” e le trovo trasudanti valori insegnati, sussurrati, urlati da editorialisti e direttori di turno. Ci fanno la morale continuamente, proponendoci la loro visione della vita e cosa occorre fare per stare bene al mondo. E, nelle pagine interne, le dirette conseguenze di quelle prediche.
Per quale motivo io, cristiano del terzo millennio, dovrei alzarmi la domenica mattina per andarmi a sorbire le stesse cose da un sacerdote dall’eloquio zoppicante? Per sentire tuonare contro mafie, razzismo, disuguaglianze, povertà?

E alla stessa maniera, per quale motivo dovrei muovermi per altre battaglie, ad esempio contro l’aborto, l’eutanasia, il matrimonio omosessuale, e chi più ne ha più ne metta? Perché voglio conservare una tradizione? Perché sono battaglie che spero di vincere?
Ma per favore, non illudiamoci. Di fronte ci sono poteri molto più forti e astuti di noi. Quegli stessi poteri che decidono cosa scrivere nelle prime pagine dei giornali, di cosa si parla nei talk show, quale attrazione propinarci nel grande spettacolo. Se decidono che il clou della serata saranno matrimoni, omosessuali e no, che ci stracciamo le vesti a fare? E’ il passo succesivo a decenni di banalizzazione dell’amore, di demolizione della famiglia, di esaltazione di sesso e buoni sentimenti e fa’ ciò che ti pare. Di svuotamento di ogni significato, in maniera da imporne di nuovi. Se sono riusciti a far dimenticare l’evidenza originale dell’unione amorosa di uomo e donna e figli possono farci credere qualsiasi cosa. Il combattere eroicamente contro tutto ciò è senza speranza, fosse anche per difendere la nostra casa o i nostri cari o la nostra idea. Persino fosse l’idea di Dio.

Prodi cavalieri dalla bianca armatura, che assaltano i carrarmati. E vengono sterminati.

Se le chiese sono vuote è perché non sono il sale della terra, ma dolcificante. Perché una battaglia la si combatte fino in fondo solo se c’è una speranza,  un senso più grande che ci spinge a farlo.
Non la giustizia degli uomini, ma una giustizia più grande.
Non il buonismo degli uomini, ma un bene più grande.
Non l’amore degli uomini, ma un amore più grande.
Questo ”tutto più grande” se non è incontrabile, se non è sangue e carne resta solo un’astrazione. Il modo in cui si è reso fatto storico si chiama cristianesimo.
Se non si annuncia in primo luogo Cristo, e se Cristo non si fa sangue e carne nostri, in quello che facciamo, in quello che siamo, abbiamo già perduto. Non perduto una generica battaglia, ma noi stessi.
Partendo invece da Cristo possiamo essere tribolati da ogni parte, ma non schiacciati; sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi. Non saremo schiacciati perché Cristo è troppo duro per il piede di qualsiasi potere. Anche di quello che chiama il male bene, e cerca di farcelo credere parlando di valori, provando a farci dimenticare Lui.
Da quello, verrà tutto il resto. Ogni bontà, giustizia, verità. Non quelle fasulle che il mondo, cioè il potere, cerca di imporci. Quelle vere, quelle che liberano.

Le chiese resteranno aperte solo se ci si potrà trovare Cristo dentro. Che cosa ci andremmo a cercare, altrimenti?

Berlicche  socio di  SamizdatOnLine
 


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