Editoriali

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Ho letto qualche settimana fa sul sito che riportava i lavori del III convegno dei movimenti ecclesiali il testo del discorso di Fabrice Hadjadj del 20 Novembre 2014; mi è piaciuto talmente tanto che ho deciso di tradurlo, è un discorso a 360° sul mondo che ci circonda in rapporto alla missione della Chiesa, un testo molto importante per chi come me è presente su Internet.
Vi regalo per il Natale la traduzione. La troverete premendo il bottone qui sopra, é anche possibile scaricare il pdf.
Qui allego un anticipo per stuzzicarvi un po’ a leggere il resto.
[…] Quando voi aderite a un Partito, voi aderite inizialmente a una dottrina o a un gruppo, quindi voi fate propaganda, tentate di riunire il maggior numero di persone e di trasformare il mondo secondo i valori del vostro gruppo. E’ secondo questo modello che si è potuto concepire l’espansione della Chiesa, perché è il modello per tutte le imprese a pretesa universale: una parte vuole trasformare il tutto, e alcuni direbbero che è come un cancro che sviluppa le sue metastasi, e altri che è come una turbina che elettrifica la città.
L’unico problema è che questo modello è mondano. Fa della missione della Chiesa qualcosa che non è solo nel mondo, ma del mondo. Spinge a credere che l’evangelizzazione avviene principalmente attraverso il recupero dei mezzi mondani, scambiando la Coca-Cola con Gesù Cristo.   -   Leggi tutto

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Negli ultimi mesi abbiamo assistito a crescenti dimostrazioni di crudeltà da parte di quelli che, fino a non molto tempo fa, erano i benemeriti ribelli che combattevano il tiranno Assad. Forse qualcuno di voi lo ricorda ancora, quando nessuno credeva che gli oppositori del regime siriano fossero capaci di gesti violenti – tutti animucce candide – e il bieco governo della Siria aveva il monopolio dell’orrore. Distruggerlo immediatamente!
Poi, poco per volta, si capì che qualcosa non andava. No, non erano i governativi ad avere usato armi chimiche. No, quei colpi di mortaio sulle scuole non se li erano tirati da soli. Quei sequestri, quelle uccisioni gratuite forse erano proprio dei ribelli. Ci vollero un bel po’ di testimonianze dirette, e qualcuno non è ancora convinto adesso.
Poi venne l’IS. Che non solo non nascondeva i suoi orrori, ma li pubblicizzava. Aveva capito che anche per l’odio puro c’è mercato. Niente di nuovo, intendiamoci. I resoconti del modo in cui furono annientati i regni cristiani in Oriente ottocento anni fa è persino più cruento dell’attualità che i giornali ci illustrano, la differenza è che allora non si facevano i selfie con le teste mozzate.
Però a Maalula non erano entrati quelli dell’ISIS ma i “moderati” e i qaedisti di al Nusra. Vi ricordate di Maalula, vero? Quando qualche decina di anni fa avevo sentito di un villaggio in cui si parlava ancora l’aramaico dei tempi di Gesù non avrei mai pensato che l’avrei visto distruggere a cannonate, i suoi abitanti ammazzati per non avere voluto rinnegare la fede. Il tempo dei martiri, ora come allora.   -   Leggi tutto

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C’era una volta qualcuno, anzi, più di uno, che diceva con orgoglio “mandateci in giro nudi, ma lasciateci la libertà di educare”. Chissà che fine hanno fatto.
I fatti: sabato 8 novembre nel portale della diocesi di Milano, accessibile agli insegnanti di religione (più di 6000, con la password), c’era la seguente lettera:
Cari colleghi,
come sapete in tempi recenti gli alunni di alcune scuole italiane sono stati destinatari di una vasta campagna tesa a delegittimare la differenza sessuale affermando un'idea di libertà che abilita a scegliere indifferentemente il proprio genere e il proprio orientamento sessuale.
Per valutare in modo più preciso la situazione e l'effettiva diffusione dell'ideologia del "gender", vorremmo avere una percezione più precisa del numero delle scuole coinvolte, sia di quelle in cui sono state effettivamente attuate iniziative in questo senso, sia di quelle in cui sono state solo proposte.
Per questo chiederemmo a tutti i docenti nelle cui scuole si è discusso di progetti di questo argomento di riportarne il nome nella seguente tabella, se possibile entro la fine della settimana. Grazie per la collaborazione

Qualcuno ha mandato il testo a Repubblica, e si è scatenato il putiferio.   -   Leggi tutto

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Mentre in Italia qualcuno asserisce che c’è un diritto al figlio, la struttura mondiale che dovrebbe rendersi garante dei diritti universali, sembrerebbe non pensarla così. Parrebbe che la campagna di vaccinazioni intrapresa dalle Nazioni Unite e dall’Unicef in Kenya avesse un’ospite indesiderato, un ormone in grado di impedire alle donne di avere figli.
Considerando che alle Nazioni Unite quando si parla di salute riproduttiva si intende abortire i bambini – un po’ come se un dentista quando parla di igiene orale intendesse che occorre cavare tutti i denti – la notizia non sembrerebbe tanto senza fondamento. Certo, nel nostro paese la notizia non è circolata molto, ma forse dipende che è in atto una campagna per indurre a fidarsi delle vaccinazioni. L’apprendere che ciò che può salvare la vita la può anche impedire, a nostra insaputa, non è molto confortante.   -   Leggi tutto

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Arrivata da Tbilisi, tre ore di attesa prima del volo per Roma. 
Aspetto in una specie di enorme crocevia, fra negozi di ogni tipo, quelli tutti uguali degli aeroporti – duty free, bulgari, bazar e delizie locali – mentre un sacco di gente va e viene. Tantissime donne velate, e tante completamente vestite di nero, con quella veste che ha solo una fessura orizzontale per gli occhi. Molte di più di quelle che avevo visto qualche anno fa, nella stessa città. Brutto segno.   -   Leggi tutto

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La Libia conosce nuove libertà: 'Uccidere Gheddafi é un nostro diritto". Così disse allora la nuova dirigenza libica. Era il 20 ottobre 2011: Gheddafi  venne ucciso in una operazione concertata tra Nato e ribelli mentre fuggiva da Sirte. Fu la prima delle 'nuove' libertà. A distanza di tre anni, è rimasta l'unica:  la Libia è un paese devastato, senza un governo, in mano alle bande jadiste e nessuna traccia di altre libertà fuorché di uccidere gli oppositori.
di Patrizio Ricci
Intervenimmo in Libia per il nuovo principio USA di 'responabilty to protect'. Qualcosa evidentemente non ha funzionato… ed allora perché si è replicato in Siria? Ci dicono che certe situazioni sono complesse e perciò sono difficili da giudicare: è un pretesto per lasciar tutto così. Ma nessuno lo desidera: arrischiamoci allora in un giudizio 'incomodo'…
E' fuori di dubbio che negli ultimi anni, l'occidente dovunque è intervenuto per risolvere 'un problema' ha peggiorato le cose, portando distruzione.  Eppure, oggi, nonostante i numerosi fallimenti dimostrino l'inconsistenza di questo tipo di  interventi (Iraq, Afganistan, Libia, Siria), c'è chi crede ancora nell'esistenza di una 'comunità internazionale' che (forte della propria potenza economica e militare) possa risolvere i problemi intervenendo ovunque nel mondo.  Ma basta questo per portare la pace?
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Dopo tanti anni, ormai trenta, di presenza all’interno della Clinica Mangiagalli, riesco ancora a meravigliarmi per le cose strane e impreviste che la vita riserva.
Giovedì mattina. 
Sull’agenda è segnato un appuntamento con una signora che non conosco ma che dice di avere un gran bisogno di parlare con me.
Per natura mia e per metodo di lavoro, accetto sempre di incontrare chi me lo chiede.
Alle 11 arriva dunque Silvia, una deliziosa signora che, sicuramente, non può essere una donna incinta.   -   Leggi tutto

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Ecco perché
La promessa di Abu Muhammed Al Adnani, portavoce dell’Isis, lo Stato Islamico dell’Iraq e della Grande Siria guidato dal Califfo Ibrahim, noto anche come Abu Bakr al-Baghdadi, in un documento diffuso dai media di tutto il mondo, è di quelle che fanno paura: «Conquisteremo la vostra Roma, faremo a pezzi le vostre croci, ridurremo in schiavitù le vostre donne». Si registrano tante reazioni di politici, alcune serie e altre che assomigliano un po’ alle farneticazioni di crociati della domenica, convinti che più si urla più ci si rende graditi agli elettori.
Calma: come abbiamo già spiegato su queste colonne – e come, più autorevolmente di noi, va spiegando Papa Francesco – certe reazioni fanno solo il gioco del Califfo. Ibrahim e i suoi complici urlano e provocano sperando proprio di trovare in Occidente reazioni scomposte che finiranno prontamente sulle pubblicazioni dell’Isis. E che permetteranno al Califfo di sostenere che sì, è in corso una guerra fra il Califfato e gli «occidentali», i «crociati», i «cristiani», ed è dunque dovere di tutti i buoni musulmani accorrere in soccorso di Ibrahim e arruolarsi sotto le sue bandiere. Quella che qualcuno ha chiamato «strategia Francesco» – dal nome del Papa, che per primo l’ha proposta – appare invece come l’unica risposta politicamente e culturalmente adeguata alle provocazioni dell’Isis. Si tratta di insistere sul fatto che il Califfo non massacra solo cristiani, ma anche fedeli di altre religioni – chiedere per informazioni ai poveri yezidi, seguaci di un antico culto gnostico iracheno –, musulmani sciiti, e anche sunniti che non sono d’accordo con la sua interpretazione estrema e ultra-fondamentalista del Corano.
La guerra non è tra il Califfato e i cristiani, è tra il Califfato e il mondo, e il modo di disinnescare la propaganda di Ibrahim è schierare contro di lui una coalizione politica e militare che comprenda anche non cristiani, anche musulmani, anche sunniti e che dunque la sua retorica non possa facilmente etichettare come «cristiana» o «crociata».   -   Leggi tutto

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Benedetto XV: la scomparsa della gratitudine
Il centenario della prima guerra mondiale è stato celebrato da moltissime iniziative di carattere culturale, sia nel mondo cattolico come fuori. A parte la debolezza di tante interpretazioni, di tante riletture - vuoi celebrative di questo evento terribile, vuoi giustificative - quello che mi ha colpito dolorosamente è l’assenza di qualsiasi riferimento al grande Papa Benedetto XV, che ha legato tanta parte del suo breve ma intensissimo pontificato a fronteggiare il problema della guerra sia dal punto di vista intellettuale e culturale, sia soprattutto dal punto di vista delle conseguenze etiche e sociali. Benedetto XV scrisse di suo pugno il 31 agosto 1917 una nota a tutti i capi dei Paesi belligeranti, chiedendo loro in maniera autoritativa la cessazione di quella inutile strage. Le cancellerie di tutto il mondo, soprattutto quelle europee e nordamericane, respinsero l’intervento del Papa rendendolo oggetto di disprezzo e comunque di dileggio, con una sola eccezione: quella dell’imperatore d’Austria e Ungheria, il beato Carlo d’Asburgo.   -   Leggi tutto

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Per superare buonismo e intolleranza
In un’epoca in cui l’opinione pubblica è di fatto il riflesso dell’opinione pubblicata, i mezzi di comunicazione dovrebbero prestare estrema attenzione anche e soprattutto ai titoli degli articoli, ai titoli di lancio dei telegiornali. In un’epoca in cui è difficile approfondire la notizia è molto facile creare un mostro dal nulla o peggio ancora dalle buone intenzioni. E’ quel che è capitato al vescovo di Imola monsignor Tommaso Ghirelli. E’ stato accusato di avere lanciato un “anatema anti-islam”, di avere intimato ai musulmani che non avessero condannato “gli atti di crudeltà dell’islam” di andarsene. Ebbene, una lettura della riflessione incriminata di Monsignor Ghirelli, pubblicata ne Il Nuovo Diario – Il Messaggero, dimostra, a mio parere, la sua saggezza e la sua lungimiranza.   -   Leggi tutto

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Di ritorno dalla Corea, il Papa ha detto due piccole cose sulle quali non smetto di riflettere. La prima, quando ha detto che è necessario "fermare" gli assassini. E ha aggiunto questa strana frase: "Una sola nazione non può giudicare come si ferma un aggressore ingiusto". Su questa base ha poi auspicato una risoluzione Onu, ma a me interessa la frase in sé. Una sola nazione può infatti agire in base a un solo principio: la forza. E la giustizia non coincide con la forza. Né per "loro" né per noi. Questo non è un principio astratto: è un termometro che misura la temperatura della nostra speranza. Prima di decidere o meno di fare la guerra agli infedeli, domandiamoci per favore qual è la nostra speranza.   -   Leggi tutto

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"Le nostre sofferenze di oggi sono il preludio di quelle che subirete anche voi europei e cristiani occidentali nel prossimo futuro", dice il 47nne Amel Nona, arcivescovo caldeo di Mosul fuggito ad Erbil. Il messaggio é inequivocabile...
Vescovo di Mosul: occorrono decisioni forti (Corsera)   -   Leggi tutto

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di Samir Khalil Samir
La retorica di Abu Bakr al Baghdadi  è fallimentare. Nessun musulmano vuole vivere in un califfato. Lo stesso "califfo" è rifiutato da tutti. Ma egli ha ragione nell'indicare la decadenza del mondo islamico, di cui i primi responsabili sono gli stessi musulmani. Israele e la teoria del "complotto". Restaurare l'islam attraverso il dialogo aperto nella società, basato sui valori universali e comuni. Altrimenti rischia di finire anche l'islam.
Beirut (AsiaNews) - L'annuncio dell'inaugurazione del Califfato islamico da parte di Abu Bakr al Baghdadi rivela un senso di disperazione. Il suo proclama ha una forte impronta ideologica, ma per inaugurare questa nuova epoca del califfato mondiale, ha dovuto cambiare area: non in Siria, dove l'Isis rischiava di essere eliminato dall'esercito di Bashar Assad, ma in Irak, nella parte debole, sunnita, dove il governo non aveva un esercito forte. E si sono fermati facendo questa dichiarazione presuntuosa.
Lo stesso fatto di ridefinirsi non più "Isis" in cui sono presenti i termini "Iraq e Siria", ma semplicemente Stato Islamico", come qualcosa di mondiale, è ridicolo dal punto di vista pratico. Nello stesso tempo, rivela la dimensione ideologica del progetto: si tratta di restaurare il califfato di Bagdad, considerato come il periodo più brillante dell'Islam.
Ma la maggioranza dei musulmani non sogna più il califfato, né un impero senza confini. Ognuno cerca di abitare in una nazione, tanto che anche i curdi stanno lavorando da anni per far nascere la loro nazione.   -   Leggi tutto

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In Siria, in Iraq, in Libia, l'occidente è intervenuto appoggiando 'rivoluzioni' innescate da gruppi settari che non si sarebbero mai mossi senza il loro sicuro appoggio militare, politico e finanziario.
Dove sono avvenute, in Libia, in Iraq ed in Siria, queste rivoluzioni non hanno portato maggior benessere ma al contrario, hanno portato divisione ed odio facendo sprofondare la società civile nel caos e nell'anarchia.   -   Leggi tutto

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"La famiglia è il luogo in cui Gesù cresce. Per questo il diavolo vuole distruggerla”. Sono le parole di papa Francesco alla 37.ma convocazione del Rns. Il Papa, rispondendo ai saluti di alcuni rappresentanti dei 52mila presenti ha aggiunto. “Il Signore benedica la famiglia e la faccia forte in questa crisi in cui il diavolo vuole distruggerla”.
Allo Stadio Olimpico, davanti a circa 50 mila persone, Francesco ha parlato della famiglia e dei giovani: “Sarebbe triste per un giovane mettere la sua gioventù in cassaforte e renderla inutile, vecchia nel senso peggiore del termine. La gioventù è per rischiarla, per scommettere su cose grandi, cioè per far sì che gli altri conoscano Gesù”.   -   Leggi tutto

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Quarant’anni fa, il 22 maggio 1974, il referendum abrogativo della legge sul divorzio approvata dal Parlamento nel dicembre 1970 (proposta dal socialista Loris Fortuna e dal liberale Antonio Baslini), venne approvato solo dal 40,7% dei votanti; il 59,3% aveva bocciato il referendum. Quel voto ha segnato l’agonia lenta ma costante del matrimonio e della famiglia tradizionali in Italia. Ricordo benissimo la compagna contro il divorzio a cui anch’io, per quel poco che contavo, mi sono impegnato, avendo sperimentato la bellezza e gioia di una famiglia unita e soprattutto, leggendo e meditando i testi di Paolo VI e dei vescovi italiani, mi rendevo conto che, col divorzio diventato legge di stato, iniziava il dissolvimento della famiglia e quindi della società italiana.
Ancora una volta si è avverato il detto dei latini: “Lex creat mores”, la legge crea il costume. Oggi, 40 anni dopo, possiamo vederlo con chiarezza. Le famiglie regolari sono minoritarie, diminuiscono i matrimoni religiosi e civili, diminuiscono in modo drammatico i bambini, aumentano le libere convivenze e un numero sempre maggiore di giovani non si pongono più la meta di unire la propria vita ad una donna o a un uomo, per creare una famiglia stabile; rimandano la scelta decisiva e a 40 anni si ritrovano “singoli”. Trionfa “il sesso libero” invocato dai sessantottini, e nel Parlamento italiano sono in cammino le leggi del matrimonio fra i gay, le adozioni di bambini da parte di sposi o conviventi gay, le inseminazioni artificiali, l’utero in affitto, il “divorzio breve” che risolve tutto in sei mesi, l’omofobia, ecc.   -   Leggi tutto

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Tuttavia
La scadente(*) Commissione Europea ha cassato oggi l’iniziativa “Uno di noi”.
Se vi ricordate, “Uno di noi” aveva raccolto in Europa quasi due milioni di firme per mettere al bando la ricerca su embrioni umani.   -   Leggi tutto

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Elezioni UE: nel paese dei ciechi l'orbo é re
Dalle elezioni per il Parlamento Europeo il PD è uscito più forte che mai e ora Renzi si avvia, salvo imprevisti, a un governo di legislatura. Il M5S e FI pagano una campagna elettorale che definire stolta è dir poco. La “moderazione” apparente di Renzi, che accortamente non è sceso al livello dei suoi avversari, gli ha regalato un risultato al di là di ogni aspettativa e per giunta sembra avergli conferito quella legittimazione democratica che gli mancava. Il voto italiano è il più "europeista" tra quello dei paesi di primo piano della UE, ma questo è avvenuto grazie a un paradosso. Il PD ha vinto perché queste elezioni non avevano affatto come tema principale l'Europa, ma sono state intese come un plebiscito pro o contro il governo per fini di politica interna. Ora chi ha voluto la prova di forza è stato servito.
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Come si sa, lo scetticismo è una corrente filosofica che afferma che niente si può conoscere con certezza. Lo scettico dubita delle cose, e ritiene che siano ingannevoli: di fronte ad esse l’unica strategia sono l’afasia e l’atarassia.
Ovvero, fregarsene.
L’euroscettico è una persona che è scettica sull’Europa. Meglio: è estremamente critica sul modo in cui l’Europa politica, quella per cui andremo a votare tra qualche giorno, è stata realizzata.
Non è che abbia tutti i torti. Neanche i più sfegatati europeisti possono sostenere che vada tutto bene. I parlamentari europei che saranno eletti avranno un potere limitato rispetto alla vera cabina di regia europea, che rimane saldamente in mano dei governi – per la precisione, di alcuni governi. I pronunciamenti e le decisioni che ci sono giunti da quelle sedi sono stati spesso contraddittori o addirittura nefasti, soggetti a logiche estranee. Come nella politica estera. Ma anche fin troppo spesso nelle vicende sulle questioni morali. E non parliamo dell’economia.
Ma neanche i più sfegatati euroscettici possono negare la positività di avere un continente al cui interno non si muovono eserciti, non si innalzano barriere economiche e fisiche, si può, tutto sommato, godere di una certa libertà.
L’euroscettico contesta le prossime elezioni. Sostiene che votare persone che alla fin fine contano poco non serve a niente, salvo a finanziare alcuni privilegiati che servano come specchietti per le allodole. Invita ad astenersi, forma legittima di protezione e dissenso contro un élite che ha perso il contatto con il popolo. Se mai lo ha avuto.   -   Leggi tutto

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Il diavolo in salotto: “Protesto, dunque sono”
C’aveva già pensato C.S. Lewis con le “Lettere di Berlicche”, un gioiello di filosofia e antropologia, oltre che discernimento spirituale: il diavolo è bello tosto, pensa in maniera capziosa e suadente, spianarlo non è facile.
Avviso ai naviganti: occhio alla penna, il lavoro è duro e qualche volta sporco, un dirty business.
Oggi, poi, abbiamo un veicolo ancora più diabolico, efficacemente diabolico: la Rete. Gran bella cosa, una benedizione di Dio, come detto e ripetuto da un certo numero di Papi a questa parte, ma anche un reticolo di miasmi e sapori acri. Niente paura, ci siamo noi, anzi c’è Lui, che funziona così: “In Lui ogni costruzione cresce ben ordinata”; “ognuno stia attento a come costruisce”: sempre san Paolo, uno che se ne intendeva di battaglie all’ultimo sangue con potestà e principati di questo mondo.   -   Leggi tutto

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