Non é un paese per vecchi
I fratelli Coen tirano fuori dal cappello l’ennesimo colpo, e fanno man bassa di statuette, ben 4 Oscar, tra cui miglior film, miglior regia e sceneggiatura non originale, oltre al premio per il miglior attore non protagonista. Resta solo da capire come mai tutto questo successo: la pellicola infatti, tratta dall’omonimo romanzo di Cormac McCarthy, scrittore statunitense, bisogna ammetterlo, ha lasciato in tanti a bocca aperta, più per stupore forse che per ammirazione.
Devo confessare infatti che non mi era mai capitato di vedere il pubblico mormorare così tanto alla comparsa della scritta “intervallo”; lo stesso pubblico che alla ripresa del film ha immediatamente zittito ad una voce quei tre o quattro che ancora parlavano!
E’ innegabile: “Non è un paese per vecchi” ha suscitato un interesse decisamente fuori dalla norma, ma è anche vero che in tanti sono usciti dalla sala storcendo il naso…
Per capirne il motivo bisogna spiegare brevemente la trama:
nel Texas degli anni ’80, Lewelyn Moss (Josh Brolin), saldatore di umili origini, ma uomo tutto d’un pezzo, si ritrova, durante una battuta di caccia nel deserto, sulla scena di un regolamento di conti (ormai concluso) fra narcotrafficanti messicani.
Dal momento in cui però deciderà di tornarsene a casa con quella valigia piena di dollari che gli è praticamente piovuta fra le mani, inizieranno i suoi guai. La sua storia si intreccia poi man mano con quella di un misterioso assassino psicopatico (il premio Oscar Javier Bardem) e con quella del vecchio ed esperto sceriffo Ed Bell (Tommy Lee Jones), vero protagonista, ma spettatore impotente davanti alla scia di sangue che deve inseguire e con cui cerca di fare i conti.
La conclusione lascia un po’ così, sicuramente non come ci si aspetti debba andare finire, ma non si può dire di più.
Non si tratta di un film leggero o inconsistente, anche se a tratti è divertente: in ogni dialogo - anche il più frivolo - tutte le parole, una per una, sembrano soppesate con attenzione. Poi è violento (veramente violento) come pochi, ma non ha nulla a che vedere con la violenza gratuita di un qualsiasi film d’azione o con la violenza assurda che cerca di ridicolizzare la morte nei film di Tarantino.
Ma soprattutto non è (come in molti invece lo hanno definito) un western in salsa moderna, non c’entra proprio nulla, a parte il fatto che effettivamente molti personaggi ricordano ironicamente con il loro sprezzo del pericolo il loro coraggio e la loro lingua tagliente, tutti quegli stranieri senza nome, quei cavalieri pallidi e quei texani dagli occhi di ghiaccio di tanti anni fa.
Quello che ti rimane in mano alla fine è un film difficile da definire, anomalo, che ti lascia l’amaro in bocca perché tu ci provi e ci riprovi, ma il senso proprio ti sfugge… Alla fine, mi sono convinto che l’unica cosa che si può capire è che questo mondo “non è un paese per vecchi”.
E’ però vero che questo non può bastare, sarebbe una banalità incapace di raccogliere qualche consenso, e allora, ripensando a quei due o tre dialoghi che spezzano la frenesia dell’azione, mi è venuto in mente il sogno che lo sceriffo racconta, alla moglie, alla fine di tutto.
E’ vero, non è un paese per vecchi. Ma quali vecchi? I vecchi di cui si parla nel titolo forse non sono i vecchi “all’anagrafe”: come gli anziani che non hanno davanti a loro qualcuno “di più grande” perché quelli più grandi di loro sono al camposanto, allo stesso modo i vecchi di questo film sono quegli uomini che, spesso per scelta, non hanno nessuno “di più grande” che gli dia un’indicazione, che gli dica dove andare e che si faccia seguire. E allora, quanta corrispondenza c’è con il “vecchio” sceriffo Ed Bell, mentre alla fine racconta del suo sogno: a cavallo nella notte buia del deserto, si vede superato e lasciato indietro dal padre morto anni prima, che regge una torcia e che scompare nell’oscurità, anche se - lui dice di esserne certo - sa che lo troverà un po’ più avanti col fuoco pronto per la notte, e si fermeranno e dormiranno.
Insomma, “Non è un paese per vecchi” è sicuramente da vedere, però non è un film ordinario e non è facile decidere se può piacere o meno, tant’è che ha riscosso più successo tra la critica piuttosto che, contando i milioni incassati, tra il pubblico.
FilBar
da Sentieri del Cinema - Radioformigoni
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