"Pazza di te". Standing ovation per una serenata

Sedici minuti di amore e buonumore che valgono una moratoria

"A tutti coloro che sono diversi dagli altri ma non per questo peggiori". Inizia con questa dedica il corto Pazza di te. Regia, sceneggiatura e musica di Enzo Iacchetti. Ma chi pensa al comico leggero, al mattatore di Striscia la Notizia, faccia un passo indietro. Perché Pazza di te è un film che è una vita. È standing ovation al festival "Cortisonori" di Varese, quando venerdì 14 marzo è stato proiettato il cortometraggio prodotto da Vida. E non sono mancati gli occhi lucidi. Pazza di te sono sedici minuti di amore e buonumore dentro la quotidianità di una donna come tante. Con un uomo come tanti, che chiude gli occhi, lascia, abbandona.
Lei, Francesca, è una donna moderna, emancipata, che si ritrova sola quando scopre di attendere un figlio. Tutto si consuma in una scena, in un monologo che non può trovare ascolto: lei glielo dice, lui si gira dall’altra parte del letto, assonnato. Lei sbatte la porta, chiude un capitolo. Non c’è moralismo in Pazza di te, nessun perbenismo o intransigenza puritana. Francesca aspetta un figlio e deve scegliere. Non ha certezze né precetti da seguire. Ma paura, quella sì, e tanta. È una donna sola. Nei sedici minuti del film non si spiega tutto, non si soddisfano tutti i perché, non ci sono giudizi. Sono sedici minuti di vita. Francesca è sola, insoddisfatta, delusa. Ma è una donna, e in quanto donna è tenace e caparbia, istintiva e materna. Cambia casa, città, lavoro e amici. Cambia vita. E diventa madre. Madre di un bambino Down. Lo sapeva, o forse no. Ma ha scelto la vita. Non sono positive le figure maschili del film di Iacchetti. Uno solo si salva, ed è quel bambino che con un sorriso disarmante chiude il corto.
"Ditelo pure, io sono uno di voi"
Inutile fare speculazioni e cercare retropensieri. Enzo Iacchetti lo dice a Tempi a chiare lettere: "Pazza di te è una storia d’amore per la vita, non cercate altro". Chi lo conosce non si stupirà per questo suo impegno serio e delicato. Lo stupore è tutto dentro quei sedici minuti girati tra Piacenza e Zermatt in Svizzera. Una storia umana sottolineata da una colonna sonora scritta dallo stesso Iacchetti, che con una cadenza vivace e tenera imprime un vero crescendo emotivo. Del resto la musica è una delle passioni della sua vita: "Ho sempre cercato di curare in prima persona le musiche dei miei spettacoli teatrali, solo che questa è un’altra di quelle cose che la gente non sa. Anzi, a dire il vero io faccio il musicista sin da bambino". Solo una canzone è stata presa in prestito per il film, e tra l’altro è di un amico: Le rondini di Lucio Dalla.
Ma nel cortometraggio di Iacchetti non è a tema solo la vita, c’è anche la disabilità. Non è un caso, infatti, che Pazza di te, già presentato all’edizione 2007 del Fano International Film Festival e insignito di una Menzione speciale da parte della giuria, sia stato proiettato anche durante la Giornata per la salute mentale della Provincia di Varese. Una grande festa organizzata all’ateneo dell’Insubria che ha riunito centinaia di persone che soffrono di disa-gio mentale, le loro famiglie, i medici e gli operatori del settore. "Ditelo pure", ha salutato i convenuti Enzino, tra gli applausi, "Iacchetti è uno di voi". Una frase che ha lasciato molti di stucco, non la solita battuta melensa con cui il divo di turno di solito cattura il pubblico dei "poveretti".
Pazza di te è un lavoro che mette in luce il volto autentico di un artista geniale e sensibile, molto lontano dai cliché del mondo patinato dello show business. Non a caso qualche tempo fa, Enzino disse a questo giornale: "Voglio fare il testimonial dell’amicizia. Potrebbe essere un partito, senza segretari, ma con tanti iscritti". Amico, colui che ama ed è riamato. I sedici minuti di Pazza di te non sono solo un cortometraggio, sono uno schiaffo al conformismo, alla modernità nichilista. Sono un fremito di bellezza che sconvolge la quotidianità

 

Fabio Cavallari - da Tempi

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