Il problema del destino
L'uscita del documento intitolato "Famiglia e procreazione umana" del Pontificio consiglio per la famiglia e la profanazione della tomba di don Giussani, hanno messo a fuoco il dramma vero dei nostri tempi: il rapporto dell'uomo con il suo destino.
Viene alla mente un quadro di Klimt - intitolato appunto vita e morte -, dove la morte rivestita da un abito scuro e pieno di croci guarda dalle orbite vuote il groviglio di corpi che, sulla terra, si conquistano spazi vitali. In mezzo c'è un albero. Anzi un tronco d'albero.
L'albero nell'immaginario dei popoli è simbolo della vita e nel suo tronco rimanda a ciò che lega la vita (ossia l'espandersi dei rami) alle sue radici. La vita è lo sviluppo delle sue origini.
Nella tela, la morte e l'albero hanno la stessa sagoma perché morte e vita si sovrappongono e provengono da una stessa origine, mentre l'uomo chiamato, non alla vita fisica, ma a quella vita che non muore, dentro lo spazio dei suoi giorni si muove in libertà. Tale libertà però non è arbitrio -un agire senza limiti e confini- anzi un grosso ramo del medesimo albero raccoglie come in un grembo l'umanità. All'interno di questo abbraccio l'uomo, la donna, il bimbo e il vecchio, esprimono, in un caleidoscopio di colore, la bellezza del loro esistere. Fuori dall'abbraccio di quest'albero c'è invece, appunto, la morte che scimmiotta la vita, ma che impugna in realtà l'arma mortale.
L'abbraccio dell'albero è il sigillo dell'amore vero, quello che si arresta di fronte alla libertà altrui, quello che persegue il vero bene, il Bene che va oltre gli egoismi.
È quell'amore che rende l'uomo persona, essere in relazione. Non a caso Klimt ci mostra l'umanità come un groviglio di corpi dove a fatica si riesce a distinguere gli uni dagli altri. Se l'uomo perde di vista questo dato imprescindibile del suo esistere (l'essere per) cade nel baratro della solitudine e nella desolazione di un arbitrio senza riferimenti certi, come la morte che, nel dipinto di Klimt appunto, è sola.
La prima donna in alto, regge un bimbo dando quasi l'impressione di offrirlo, di volerlo ostendere ai raggi di un sole immaginario. Questo gesto è carico di vita e rimanda a una verità ribadita più volte dalla Chiesa dal Concilio Vaticano in poi: Dio, padrone della vita, ha affidato agli uomini l'altissima missione di proteggere la vita. GS 51 Chi protegge la vita, lo sappia o no, adempie a questa missione divina e si pone dentro la relazione con il suo Creatore, indipendentemente dal credo religioso che professa. Chi non protegge la vita non riconosce la relazione che lo ha originato e che lo rende relativo ad altro da sé. Ma se l'uomo non riconosce una relazione che lo ha originato cioè quella con Dio, di cui quella dei genitori è segno, allora perde la risposta alla domanda sul suo destino. L'uomo che cessa di guardare alle sue radici, l'uomo che, per Klimt, non si pone in relazione all'albero della vita, centro vero della tela, non affronta il problema del suo destino e dunque altera il suo rapporto con la verità.
E' l'eclissi di Dio che sta alla radice della profonda crisi della verità la quale ispira leggi che tendono a riconoscere coppie insolite formate da omosessuali che rivendicano gli stessi diritti riservati a marito e moglie, afferma il documento del Pontifico Consiglio; è l'eclissi di Dio che rende i cimiteri luoghi di bottinaggio.
Di fronte alle resistenze della Chiesa nei confronti di leggi atte a minare l'istituzione naturale del matrimonio e della famiglia, si grida all'oscurantismo, eppure il buon Dante ci ricorda che l'umanità non è nuova a tali soluzioni. Nel girone quinto dell'inferno, quello dei famosi Paolo e Francesca, Dante vede un gruppo di anime volare in modo insolito e tra queste riconosce Semiramide, antica regina degli Assiri dai facili costumi. Dante cosi commenta il suo apparire:
A vizio di lussuria fu sì rotta,
che libito fé licito in sua legge,
per tòrre il biasmo in che era condotta.
Ell'è Semiramìs, di cui si legge
che succedette a Nino e fu sua sposa:
tenne la terra che 'l Soldan corregge.
L'astuta Regina, con una sensibilità tutta post-moderna, per non incorrere in irritanti biasimi, decise di legalizzare la sua lussuria, facendo leggi appropriate al caso suo.
Alla luce di tutto ciò, quanto risultano profetiche ancora oggi le parole della Gaudium et Spes al n°41: L'uomo avrà sempre desiderio di sapere, almeno confusamente, quale sia il significato della sua vita, della sua attività e della sua morte. E la Chiesa, con la sua sola presenza nel mondo, gli richiama alla mente questi problemi. Ma soltanto Dio, che ha creato l'uomo a sua immagine e che lo ha redento dal peccato, può offrire a tali problemi una risposta pienamente adeguata; cose che egli fa per mezzo della rivelazione compiuta nel Cristo, Figlio suo, che si è fatto uomo.
Partendo da questa fede, la Chiesa può sottrarre la dignità della natura umana al fluttuare di tutte le opinioni che, per esempio, abbassano troppo il corpo umano, oppure lo esaltano troppo.
Sr Maria Gloria Riva
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