Diamoci un taglio!

La recente bocciatura del cosiddetto Lodo Alfano da parte della Corte Costituzionale ha riacceso il mai del tutto sopito conflitto tra istituzioni dello Stato. Questa volta nelle polemiche tra politica e magistratura è rimasto impigliato anche il Presidente della Repubblica. Già. Perché con questa decisione – come ha fatto notare anche Ernesto Galli della Loggia – la Consulta non solo ha ignorato (contraddetto?) la propria sentenza del 2004, ma ha anche smentito la presidenza della Repubblica “la quale al momento della promulgazione del Lodo Alfano si era attenuta per l’appunto alla precedente sentenza della Corte, e non aveva ravvisato nell’uso della legge ordinaria alcuna incostituzionalità”.

Pochi giorni dopo aver controfirmato il Lodo Alfano, 28 luglio 2008, il capo dello Stato pronunciò parole molto chiare: “Ho firmato la promulgazione nel modo più meditato e motivato, indipendentemente - com’è nel mio dovere - da sollecitazioni in qualsiasi senso. Mio solo punto di riferimento è stato, nei termini che ho indicato, la sentenza della Corte Costituzionale”.

D’altra parte negli ultimi anni i magistrati italiani ci hanno abituati a un “esercizio creativo” della propria giurisdizione. Basti ricordare come sono riusciti a ricostruire a posteriori e a distanza di anni la (molto) “presunta volontà” di Eluana Englaro, al fine di avallarne la morte per disidratazione.
Inutile a questo punto continuare a polemizzare tra favorevoli o contrari, anche se ognuno è libero di esprimere le proprie riserve su una sentenza. Lo stesso Berlusconi farebbe bene ad abbassare i toni, sfruttando quanto accaduto come la migliore dimostrazione che il “regime” paventato dai suoi avversari (politici e mediatici) non esiste affatto.
“Un regime non prevede una Corte Costituzionale che boccia una legge di fondamentale importanza per il primo ministro. Un regime non contempla un’articolazione di poteri e di contrappesi, la voce dell’opposizione che si fa sentire attraverso la televisione (pubblica), la protesta sociale di chi patisce gli effetti della crisi, la magistratura che, presumibilmente, è in procinto di rimettere in moto un’attività ibernata per il tempo in cui un Lodo faceva da scudo al premier.” (Pierluigi Battista)

Questo clima di scontro frontale continuo non torna nemmeno a vantaggio del maggiore partito di opposizione, e unico in grado di impensierire elettoralmente il centrodestra, se solo riuscisse ad elaborare una linea politica chiara, al di là dell’anti-berlusconismo “a prescindere”.
Per tacere del disorientamento totale in cui versa la grande maggioranza degli italiani, frastornati dal continuo ricorso al “chi urla più forte”.
“Non il regime, ma il caos, un ininterrotto comizio che seppellisce la normalità politica rinfocolando un forsennato spirito di fazione che è la deformazione caricaturale del bipolarismo. Il regime non c’è, ma il suo spettro può generare frutti ancora peggiori. Travolgere istituzioni. Alimentare una rissa interminabile tra le truppe contrapposte, ma incomprensibile agli italiani che non sono militanti ma seguono allibiti la politica dei blitz e degli agguati, delle urla e dei proclami stentorei che ci perseguita implacabile da quindici anni. Incapaci, una buona volta, di voltare pagina.” (Pierluigi Battista)

Chi – da entrambe le parti – è davvero interessato al “bene comune” dia un contributo fattivo a questa svolta, ormai non più rinviabile. Le occasioni non mancano. Basti pensare all’intergruppo per la sussidiarietà (qui).
Ma il primo passo è dare un taglio alle delegittimazioni reciproche, che arrivano a frugare nelle vite private dei politici, si auto-alimentano con scoop morbosi o semplicemente inventati, querele, controquerele, manifestazioni che invocano “spallate”, ecc. dimenticando che in democrazia la legittimazione politica non si conquista e non si perde nelle aule di giustizia o nelle piazze.
Il governo faccia le riforme di cui questo Paese ha un disperato bisogno, lasciando le cause contro Berlusconi ai suoi avvocati. L’opposizione eserciti la propria funzione di controllo in maniera costruttiva, senza sterili ostruzionismi.

Gino - socio  SamizdatOnLine

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