Vogliamo vedere Gesù (Gv. 12, 21)

Un caro amico mi invia questi appunti di don Julian Carron sul libro "Si può vivere così?" di don Luigi Giussani (da cui sono tratte le citazioni). Sono parole che toccano il cuore e spostano il nostro sguardo verso quell'Unico che dà senso alla realtà e per il quale viviamo.

«Non arzigogolare o tendere alla perfezione, ma guardare in faccia Cristo [come Giovanni e Andrea]: se uno guarda in faccia Cristo, se uno guarda in faccia una persona a cui vuol bene, tutto in lui si rimette a posto, tutto corre a posto e si mette i capelli in un certo modo, e si allaccia il bottone, e ha vergogna delle scarpe sporche, e dice: “Scusami se sono così trasandato”. La sorgente della morale è voler bene a uno, non realizzare delle leggi». Questo è lo spostamento che facciamo più fatica a fare; tutto il resto è conseguenza del voler poggiare su di noi, tanto è vero che ci scandalizziamo degli sbagli, e la sicurezza totale è come se poggiasse sulla nostra capacità, sulla nostra coerenza, sulla nostra energia. Invece «tutto posso in Colui nel quale è la mia forza». Questo, come potete capire, è possibile soltanto se la fede per noi è un’esperienza così reale che possiamo poggiare tutta la vita su quella Presenza. «Scusate, possiamo immaginarci l’origine della moralità in un modo più semplice di così? Non progetti di perfezione, ma guardare in faccia Cristo, guardare in faccia uno! Semplicissimo, facilissimo… ma scomodissimo, scomodissimo perché non puoi più seguire te stesso». Questa è la nostra questione: se noi accettiamo di spostarci. E per questo quello che si diceva è fondamentale. Accetta questo spostamento chi ha tutto questo desiderio, chi ha la consapevolezza della propria povertà e si rende conto che spostarsi sull’oggetto della fede è l’unica salvezza. Allora uno ha la percezione di non perdere niente; anzi, il segno dell’abbandono è che uno fa l’esperienza che tutto diventa suo, se niente è suo. «La felicità è seguire un Altro. Certo che guardare in faccia Cristo e non fare progetti di perfezione, vuol dire che si guarda in faccia Cristo desiderando veramente il bene, desiderando veramente di essere veri, desiderando veramente di voler bene […] è un tu che domina, non delle cose da rispettare». È l’esperienza dei discepoli (che erano come noi, con gli stessi limiti, con la stessa fragilità): pian piano Gesù, per la Sua presenza, ha spostato l’affezione verso di Sé. È quello che cerca di fare Gesù con noi.

Segnalato da Graciete

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