Rosarno? violenza, sfruttamento, ma anche spregiudicatezza dei grandi distributori

pomodoriRosarno è un paese calabrese, comune commissariato per infiltrazione mafiosa, dove vivono 6.000 braccianti di varie etnie ( per lo piu’ africani),  tutti sottopagati e che abitano in edifici fatiscenti,  il resto è cronaca di questi giorni…

Che dire? Inanzitutto è da condannare sicuramente la violenza da qualunque parte venga, e sopratutto c’è la necessità della tutela  dei cittadini,  a volte pero’ una debolezza dello Stato nel dare regole certe e leggi  giuste per i meccanismi economici  e sopratutto l’omissione  della  Regione  nel vigilare sul territorio e predisporre una migliore forma di tutele  puo’ causare il dilagare della violenza nonostante tardivi , plateali e pericolosi  interventi a ” danno avvenuto”.  Se poi questo accade,  e per complicare le cose si aggiunge  pure che il controllo del "busines" del raccolto stagionale è predominio delle  associazioni malavitose ( che gestiscono da sempre  i “caporali” ed il lavoro della raccolta sui campi), e se poi quest’ultime preparano “spedizioni punitive” per far capire chi comanda … beh non c’è da meravigliarsi che ” la miscela esplosiva” è pronta…
L’ ha detto bene ieri a Radio Vaticana ,  mons. Pino Demasi, vicario generale della diocesi di Oppido-Palmi «Il problema dell’immigrazione in Calabria va inquadrato nel grande problema della liberazione dall’oppressione mafiosa» e ha denunciato «l’assenza totale del Governo centrale, della Regione e delle amministrazioni locali».
Mons. Pino Demasi ha poi aggiunto: «Già dall’anno scorso  esisteva questo problema. La Regione avrebbe potuto fare certamente una legge sull’accoglienza per gli stagionali. Io credo che il problema vada risolto intanto in termini di giustizia e soprattutto con l’impegno delle Amministrazioni locali per fare in modo che questi immigrati non vivano in condizione di sfruttamento da parte della delinquenza organizzata. Credo che anche il gesto di ieri  non sia il gesto di ragazzini scalmanati, che sono andati a sparare due colpi di carabina, ma credo che sia certamente inserito in una logica di qualche azione punitiva, una dimostrazione dell’ndrangheta che vuole dire ‘io esisto, io faccio quello che voglio e voi dovete sottostare a me’».

E’ una dichiarazione coraggiosa, ma probabilmente il dibattito si volgera’ come sempre su xenofobia e immigrazione in generale. Non è pero’ così: La situazione degli immigrati (e il risentimento  che covava e  cercava un pretesto per emergere all’opinione pubblica in tutta la sua drammaticità)  la conoscevano tutti, fin nei minimi particolari, sullo sfruttamento sui campi (e sull’arricchimento di pochi) . A riguardo ci sono state,  negli anni passati, varie inchieste giornalistiche (famosa una del settimanale “Espresso”)  della carta stampata e anche alcuni reportages retelevisivi . Non è vero che  che nessuno sapeva  dello stato di migliaia e migliaia di immigrati a cui la Ndrangheta ha voluto dire di stare sottomessi.

Oggi, come da copione,  l’informazione non approfondisce le cause, le ragioni,  non aiutando con questo solito comportamento  ad una comprensione di quello che  è la situazione di sfruttamento di questi immigrati, dei meccanismi che la determinano e dei fattori in gioco.  L’informazione si limita a riferire i fatti “di cronaca”, registrando quello che succede, anzi cio’ che è piu’ ” eclatante”, secondo i soliti abitudinari e sicuri stereotipi.

Al dibattito in corso sui nostri mass media nazionali manca inoltre,  un fattore importante, un fattore totalmente omesso: lo strangolamento dell’ agricoltura italiana da parte dei grandi distributori che controllano e decidono i prezzi dei prodotti agricoli , i quali  per aumentare la forbice del guadagno, impongono  prezzi  ridicoli di vendita dei prodotti. Questo comportamento ha una sua parte di responsabilità nel  tradursi alla fine, nello sfruttamento della manodopera stagionale, nello sfruttamento di uomini.

propongo il seguente articolo tratto da newsfood.com:

“Da troppo tempo pensiamo che povertà e discriminazione sono le cause profonde del traffico di esseri umani e che sono questi i fronti da attaccare, ma si tratta di una lettura un po’ rapida”, ha affermato il Direttore generale dell’Oim William Lacy Swing.

“Il traffico di esseri umani è semplicemente motivato dalla domanda di manodopera e di prodotti a prezzi eccessivamente a buon mercato provenienti da tutte le regioni del mondo”, ha aggiunto facendo eco allo spot e al manifesto della campagna illustrata da tre vittime dello sfruttamento prigioniere dietro le “sbarre” di un carrello della spesa capovolto. “Sono rinchiusi là dentro per raccogliere i pomodori che compriamo”, afferma il video.

Finora – spiega l’Oim – le misure internazionali di lotta alla tratta di esseri umani si sono concentrate sulla prevenzione e l’assistenza alle vittime trascurando la questione altrettanto importante della domanda. “In alcuni settori economici, come l’edilizia e l’agricoltura, la crescita e i benefici dipendono dalla manodopera irregolare a buon mercato“, ha detto Swing.


 

5
Il tuo voto: Nessuna Media: 5 (1 vote)