Padre
Ci saranno ancora sacerdoti nel futuro della Chiesa? Mons. Massimo Camisasca pone questa domanda provocatoria come sottotitolo del suo nuovo libro, Padre (San Paolo, 16 euro, pp. 221), in uscita il 12 febbraio 2010.
Nel volume, scritto per l’anno sacerdotale in corso, Camisasca affronta i nodi fondamentali dell’attuale crisi nel clero e offre un contributo originale alla sua riforma. Benché l’autore non insista nel suo testo su tale tema, la prefazione di Mons. Bruguès, Segretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica in Vaticano, identifica così il senso profondo delle riflessioni di Camisasca: “Sono molti i sacerdoti che, in Europa e nell’America del Nord, hanno perso il gusto della loro vocazione. La loro vita attraversa gravi difficoltà: la solitudine pesa, il rischio di abbandono li minaccia. Che fare? La risposta è semplice, evidente, e nello stesso tempo terribilmente audace: una riforma!”.
I problemi della vita sacerdotale sono molti e molto discussi. Dopo il Concilio Vaticano II, qual è il senso della liturgia e della preghiera? Perché si nota una scarsa formazione intellettuale dei sacerdoti, e cosa bisogna fare? Si può ancora parlare di paternità spirituale, in un’era che ha smarrito anche il senso della paternità carnale? Ma anche: qual è il senso delle amicizie sacerdotali? Perché il celibato?
Per gettare una luce su queste problematiche, Camisasca rilegge l’esperienza dei suoi venticinque anni di superiore della Fraternità san Carlo, una società missionaria che oggi conta più di cento preti e circa quaranta seminaristi. Vivendo con i suoi fratelli, e mandando missionari in tutto il mondo, ha imparato l’importanza dell’affettività: perché sia possibile una vita affettiva matura, occorre che ci sia un padre. I vescovi devono dedicare più tempo ai loro sacerdoti e ai seminaristi. I preti devono fare l’esperienza di essere figli per poter diventare padri del loro popolo. Così con le amicizie, che l’autore afferma essere una strada fondamentale anche per arginare le patologie.
La strada di ripresa che Camisasca propone ha radici profonde. Afferma che il prete oggi è ucciso dalla sua proiezione verso l’esterno, dall’attività, dai convegni, dai documenti. È molto spesso segnato negativamente dalle tecnologie. Occorre che il sacerdote riscopra il valore positivo del silenzio, della lettura, dello studio. Questi non sono la negazione della vita attiva tra gli uomini, sulle strade, ma la loro condizione.
Una parte importante del libro è dedicata alla liturgia, in perfetta consonanza con quanto sta operando Benedetto XVI. La liturgia non è un’azione in cui il prete deve farsi notare. Non è il luogo della sua creatività personale, non è uno spettacolo.

Autore: Massimo Camisasca
Editore: San Paolo
Pagine: 221
Prezzo: euro 16,00
Segnalato da Graziella
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