La verità è che stavolta -forse- il polverone è finito prima del tempo! Riflessioni sul tema della “verità secondo Povia”

Ricordo il primo anno sanremese di Povia, che poi tanto sanremese non era (visto che non partecipò alla gara): "Quando i bambini fanno oh"... Motivetto orecchiabile, in fondo un concetto che era anche significativo, ossia quello dei piccoli che sanno sempre stupirsi davanti a tutto e tutti. A differenza di noi adulti e nonostante -per noi cristiani- ci sia il costante invito rivoltoci da Gesù, a farci “bambini”, per entrare nel regno dei Cieli. Ha fatto seguito la storia dei piccioni fedeli...e anche lì, sebbene non impazzisca per questo tipo di musica, un senso -in fondo in fondo- ci poteva essere ancora. Lo scorso anno è la volta di “Luca era gay”. Polverone e accuse a non finire. Tema forse scelto ad arte e strumentalizzato, ma a me la canzone era piaciuta, per il suo significato e anche perché la trovavo ben costruita, una storia raccontata alla maniera dei vecchi cantautori. Mi sembrava che Povia avesse fatto un salto di qualità. Quest'anno si è tanto parlato, prima ancora del festival, dell'attesa canzone sulla vicenda di Eluana. Ci si aspettava fuoco e fiamme e probabilmente qualcuno avrà guardato il festival solo per capire che pesci avrebbe preso Povia, in merito alla “questione”. Il titolo non lascia dubbi: "LA VERITA'". Buon per Povia, che evidentemente pensa di averla finalmente trovata! Io non ho guardato la kermesse e per puro caso ho ascoltato il brano, che poi ho voluto meglio riascoltare, anzi vedere, in rete. Perché l'assaggio che mi era stato offerto dallo zapping altrui mi aveva fatto riflettere. Parto dalla scenografia: studiata ad arte, come da solito delle esibizioni di Povia, noto per i suoi “piccoli gesti” coreagrafici sul palconscenico. La cosa che mi ha immediatamente colpita è stata la “divisione” scenica delle due violoncelliste, una bruna, sguardo “fintamente” malefico e sfondo luminoso rigorosamente rosso, l'altra eterea e bionda, sfondo azzurro. Insomma, quasi a imporci che dietro la vicenda Eluana Englaro, ci sia stato uno scontro di buoni e cattivi, anziché una questione di VITA. Durante vari momenti dell'esecuzione, le due si puntano gli archetti l'una contro l'altra...finchè alla fine, quando Povia se ne va, rimangono come due fantocci, mentre anche i due schermi blu e rosso si fermano. Insomma, il cantante torna a dirci: tanto rumore per nulla? Ognuno rimane della sua idea! Veniamo al testo, partendo da una considerazione. L'agenzia Ansa, riportava, in data 9 febbraio, una notizia in merito. "Per 'Luca era gay' ci ho messo addirittura tre anni - racconta il cantautore, che prima di decidere se portare il brano al festival ha chiesto il permesso a Beppino Englaro -. 'La verita'' è nata in tre giorni ed è stranissimo. Non sono religioso né praticante, ma sono credente e mi viene da dire che qualcuno mi avrà aiutato a scriverla...". Io ho pensato di avere le traveggole. O -in molti- abbiamo male interpretato il brano di Povia...o i conti non tornano! Il brano ci presenta un'Eluana che direbbe (o meglio, penserebbe!): “Non voglio più dormire in fondo al mare e ti chiedo solo di volare ...sopra quella convinzione di avere la verità”. Bene, a parere di Povia, sarebbe stata Eluana stessa a chiedere di morire. E come la mettiamo con le descrizioni crude e di tutt'altro parere, che sono venute fuori dall'autopsia???? Leggiamo quanto riporta Gianandrea sul suo blog... (Lo stato vegetativo è vita e Eluana un anno dopo) e ci faremo l'idea di quanto una vita sia sempre vita e come possa "sentire" a dispetto delle convinzioni di molti". Il testo prosegue: “Ora posso amare, ora posso correre e giocare”. Chissà, se Povia avesse aspettato a scrivere questa canzone, gli ultimi studi sulla “vita vegetativa” lo avrebbero fatto rinsavire. Ma certo, siamo in regime di libertà di parola! Allora possiamo anche dire le bugie e passerà tutto per libertà di pensiero! Ma stiamo arrivando al punto clou della canzone. Si passa per il giro di boa, in cui il cantante recita “Mamma, che ne sanno del dolore, di quello che si può provare” (che dire del dolore che si prova a vedersi e sentirsi, lasciati morire???), per arrivare al top di tutto il brano, che mi ha fatto trasalire: “Mamma che ne sanno di quando avevi tu vent'anni fatti di progetti e sogni in cui desideravi un figlio...e poi vedevi camminare e lentamente costruire la sua vita CON DIGNITA'?”. Insomma, una vita è degna o indegna a seconda dell'essere perfettamente sani oppure no. La vita di Eluana non era “dignitosa” solo perchè trascorsa, per molti anni, in un letto, in stato vegetativo? Una madre dovrebbe guardare con occhi meno “fieri” un figlio, perchè malato, mentre nei suoi sogni di giovane donna, quel figlio se lo immaginava perfetto? Cosa direbbero quelle tante mamme che vivono un calvario costante, per seguire figli gravamente ammalati, menomati, con handicap gravi, quelle donne che decidono di portare a termine gravidanze senza speranza????? Non è questione di dignità della vita, è solo questione di CORAGGIO di fare determinate scelte. Scelte che sorpassano la nostra capacità umana, che richiedono un grande atto di Amore e di Fede (per chi ce l'ha o la desidera e la chiede a Dio!). Non nascondiamoci dietro il dito del concetto di "dignità" della vita. Ogni vita è vita ed è già per questo motivo degna di essere vissuta! C'è un bellissimo testo, sul blog della mia amica Danila, che fa molto riflettere. Riporta la storia vera di una madre che ha amato e voluto fortemente il proprio bambino, nonostante sarebbe morto a poche ore dal parto. Una testimonianza splendida, che ci dimostra come la vita sia dignitosa per l'essere vita in sé, dono di Dio, che ci chiama ad un compito che non sta a noi “quantificare” in termini di salute, di successo, di carriera. E soprattutto, non sta a noi decidere quando “concludere”. Che dire...il testo di Povia lascia a desiderare, non semplicemente un testo "povero" nelle parole, ma spaventosamente "vuoto" nel contenuto...e pericolosissimo per i concetti distorti di "amore" e di "vita" che vorrebbe propagandare. Non a caso, il Cardinale Saraiva Martins, aveva affermato, già nei primi giorni di febbraio e al proliferare delle prime indiscrezioni sul brano: "Se e' autentico il testo pubblicato da una rivista, la canzone di Povia 'rischia seriamente di essere interpretato come un inno all'eutanasia", aggiungendo che "la canzone di Povia giunge peraltro, nel momento meno opportuno, quando il Parlamento avrebbe bisogno di ragionare serenamente sulla Legge relativa al cosiddetto 'fine-vita' al suo vaglio, senza polemiche o condizionamenti esterni". Rimane -a questo punto- l'inquietante domanda di fondo: "accantonata" la "spinosa" vicenda Englaro, il governo italiano, ha seriamente intenzione di affrontare ancora l'argomento? L'unica cosa buona, di tutta questa bagarre, è questa: il polverone Povia, almeno per quest'anno, sembra essere finito prima del tempo.

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