Golpe italiano

Dite quello che vi pare, ma a me dei giudici che impediscono a Roberto Formigoni di candidarsi in Lombardia e al Pdl di candidarsi a Roma, fanno venire in mente un golpe. Fosse successo ai nostri, staremmo già tutti in piazza. Mario Adinolfi Il Cannocchiale 

Quello che é accaduto é come l'ultima frontiera del relativismo: poichè non esiste verità, la impongo perchè sono (o credo di essere) il più forte, anche con mezzi scorretti.  SamizdatOnLine

La guerra dei capponi
Adesso che la vicenda pare conclusa almeno nella sua fase più cruenta ed incerta, adesso che rimane solo il consueto strascico di contestazioni e strumentalizzazioni e sfiducia, cosa ne abbiamo rimediato? Cosa abbiamo imparato da tutta la storia delle liste saltate in Lazio e Lombardia?

La prima cosa è che ancora una volta sono tutti delegittimati. Che sono tutti in torto. Chi non era all'ora giusta nell'ufficio, chi gli ha impedito di entrare, chi non ha messo o controllato tutti i timbri, chi ha permesso controlli e ricorsi illegali, chi li ha accettati e supportati, chi non ha fatto lo stesso con gli altri, chi ha tirato il Presidente per la giacchetta, chi prende il pretesto per attaccarlo, chi gli piace vincere facile, chi non gli piace perdere facile, chi tuona alla legalità attraverso l'illegalità, chi privilegia la forma sul contenuto...chi tira l'acqua al proprio mulino, sempre e comunque. Tutti han fatto una magra figura.

La seconda è che non meraviglia che i tribunali siano ingolfati. Siamo impantanati in oceani di carta da bollo, invischiati nelle procedure, e anche chi dovrebbe vigilare sul processo dimostra di non conoscerlo affatto - e sarebbe il meno, perchè l'alternativa vorrebbe dire che lo usa come gli fa comodo. Ma una volta, l'arte italiana non era quella di arrangiarsi, di mettersi d'accordo? Ricorso su ricorso, pare che il problema non sia quello che la legge dice ma quello che si può fare per usarla. In puro stile relativista, dove la verità non è l'importante, quello che conta è la forza per portare avanti la propria tesi.

E quindi il terzo punto è: perchè loro sì e io no? Perché loro possono permettersi decreti interpretativi e io quando commetto un errore devo pagare tutto e salato? Posso essere anche d'accordo sul principio, ma è l'attuazione che mi indigna.

Ma cosa desidera il nostro cuore? Cosa vogliamo veramente? Che siano mozzate le teste di chi sbaglia o che si rimedi all'errore, sia fatta la cosa giusta, il bene di tutti?
Se sono le teste mozzate allora la mia sarà la prima a cadere, perché sbaglio cento volte al giorno. Non so voi. Quello che voglio io è che quel mio errore sia capito, compreso, rimediato, perdonato. Perchè le cose dopo andranno meglio. E mille milioni di cavilli non mi servono se nessuno li conosce nè può conoscerli. Se anche chi li deve applicare non sa, e sbaglia. E, anche li conoscesse, quanto questo contribuisce al bene che non c'è? Non si può eliminare l'errore per legge, come non si può eliminare la morte o l'imbecillità.

Ciò che desidera il mio cuore è smetterla con le sciocchezze. Con le guerre stile i capponi di Renzo. Non me ne importa niente dei formalismi. O di chi è contro tutti, chi vuole delegittimare tutti, fingendosi giusto e perfetto. Quello che voglio è che chi costruisce possa costruire, perchè se non si costruisce rimane solo la maceria. Quello che voglio è che si agisca per amore e non per odio. Quello che voglio è un bene per tutti: e qualcuno che me lo possa dare. O, almeno, provarci.

Berlicche  socio di  SamizdatOnLine

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A Gaetano che scrive

A Gaetano che scrive "Inviterei i cattolici a indirizzare la loro preferenza verso candidati di cui sappiano i programmi, le scelte e gli indirizzi, in qualunque formazione politica militino" risponderei: grazie per il consiglio, ma se mi viene impedito di votare dove voglio io, come la mettiamo?

Che esiste in italia un

Che esiste in italia un conflitto di poteri (tra quello giudiziario e quello legislativo in particolere), che la campagna politica di questi giorni è caratterizzata da sentenze, ricorsi, appelli alla Corte Costituzionale, emanazioni di Decreti "interpretativi" è sotto gli occhi di tutti. Che le leggi in Italia siano frutto di compromessi e ricatti politici, che le stesse non sono certo facili da "interpretare" nel loro "spirito", in senso univoco, che lasciano spazio a dicotomiche diatribe anche questo è lapalissiano.
Certo le leggi umane restano pur sempre "umane", le regole del vivere civile di una società che si ritiene "avanzata" e "democratica" sono necessarie per una convivenza e le stesse leggi delimitano i diritti e i doveri dei singoli cittadini. Ma tutte queste polemiche non danno una buona immagine della politica,o, forse, volutamente, distraggono gli elettori dal conoscere nei dettagli i "programmi" dei partiti e dei candidati e fanno sì che ci si allontani sempre più dall' impegno politico in senso lato, non solo di partecipazione attiva nell'ambito del "quadri" dei singoli partiti (base, dirigenti locali e nazionali ecc.) ma addirittura alla pertecipazione della cosiddetta "maggioranza silenziosa", il cui spostamento a destra o a sinistra determina quasi sempre il risultato elettorale. Non voglio entrare nel merito delle polemiche dal punto di vista strettamente giuridico, perchè non sono un giurista, voglio solo osservare che nessuno si può arrogare il diritto di giudicare e di punire (basti ricordare l'evangelico messaggio "chi è senza peccato, scagli la prima pietra"), se non con molta discrezione, con molta umiltà al di la di ogni possibilità di errore.
Nessuno è infallibile, ma se a questo aggiungiamo che per interpretare le leggi quasi sempre c'è bisogno di "circolari esplicative" e che , addiruttura, per interpretare correttamente una legge "elettorale" per la presentazione dell liste, la raccolta delle firme e quant'altro c'è bisogno di un Decreto Legge, siamo ...alla frutta.
Inviterei i cattolici a indirizzare la loro preferenza verso candidati di cui sappiano i programmi, le scelte e gli indirizzi, in qualunque formazione politica militino.
GAETANO LAURENZA