Europa, la sconosciuta della porta accanto

SamizdatOnLine ha espresso all’on. Mario Mauro alcune perplessità, sia sul metodo di scelta di candidati in ruoli importanti nel PE, sia sul fatto che l’Italia abbia aderito “in toto” al Trattato di Lisbona, cioè consentendo alla Corte di Lussemburgo di sentenziare in modo “esecutivo” sulle leggi degli stati nazionali (le loro tradizioni, culture ..). Cosa che invece non hanno accettato paesi come Polonia, rep. Ceca, Irlanda, ed l’Inghilterra. L'intervista ..

1. Come potremo noi italiani vedere rispettate le nostre leggi nazionali e la nostra identità quando entra in vigore il Trattato di Lisbona?
On. Mauro - Innanzitutto vorrei sottolineare che il Trattato di Lisbona rappresenta sicuramente una grande svolta nella costruzione di un´Europa più democratica. Grazie alla sua entrata in vigore sono state attribuite all´europarlamento, l´unica istituzione comunitaria eletta direttamente dai cittadini, circa 50 nuove competenze (basi giuridiche) per un totale di 86.
Per evitare il rischio della perdita della nostra identità nazionale occorre proseguire su questa strada, riconoscendo allo stesso tempo il contributo decisivo che le società civili nazionali possono portare alla costruzione dell´Europa unita, nell´ottica del principio di sussidiarietà.
 
2. Come potranno gli stati europei avere autonomia legislativa?
Si sta andando verso l'unificazione delle leggi sul nostro continente? Se sì, con quale anima?
On. Mauro - L´autonomia legislativa é in primo luogo garantita dalla divisione di competenze tra l´Unione e i singoli Stati. Accanto alle competenze esclusive dell´Unione (l’unione doganale, la politica commerciale comune o la concorrenza) esistono competenze concorrenti (in cui l`Unione interviene secondo sussidiarietà, ad esempio l´ambiente e la tutela dei consumatori) e piani di sostegno (in cui l´Unione interviene a sostegno delle legislazioni nazionali). Le materie che non compaiono in questa divisione sono di competenza esclusiva degli Stati.
Autonomia legislativa significa riconoscimento del ruolo dei parlamenti nazionali. Il trattato di Lisbona prevede che l´Unione Europea agisca secondo il principio di sussidiarietà, intervenendo solo quando la sua azione sia ritenuta più efficace di quella dei singoli Stati. Ogni parlamento nazionale può precisare perché eventualmente una proposta non rispetti tale principio ed avviare una procedura con la quale invita la Commissione a riesaminare la proposta. Qualora la Commissione decida che la proposta é conforme al principio e la maggioranza dei parlamenti nazionali si opponga, spetta all´europarlamento e al Consiglio decidere se continuare la procedura legislativa.
 
3. Se già è difficile adesso capire come va la politica nostrana, come faremo ad essere informati e, eventualmente, a influire su decisioni che vengono prese altrove a nostra insaputa?
On. Mauro
- Il modo migliore per rimanere informati di quanto accade in Europa é consultare direttamente le fonti ufficiali, in primis il sito internet delle istituzioni, oppure mettersi in contatto con gli uffici degli europarlamentari o dei funzionari della Commissione europea.
Per quanto riguarda la possibilità di influire sulle decisioni prese dalle istituzioni, il Trattato di Lisbona permette ad un milione di cittadini di vari stati di invitare la Commissione a proporre atti normativi nei settori di competenza dell´Unione Europea.
 
4. Se le imposizioni dovessero essere contrarie al nostro sentire, abbiamo mezzi per chiamarci fuori?
On. Mauro - Il Trattato di Lisbona ha introdotto una clausola di recesso volontario per la quale ogni Stato membro può decidere di uscire dall´Unione Europea. Nella pratica mi sembra molto improbabile il suo utilizzo nel breve periodo, anche perché l’Unione Europea, pur con tante contraddizioni, costituisce un’opportunità enorme per ogni Stato membro. E’ in quest’ottica che dobbiamo continuare a guardare al futuro, la mia presenza e quella di tanti colleghi che portano avanti gli stessi ideali ha proprio questo intento.
 
5. Perchè ha un giudizio "moderatamente" positivo sulle nomine fatte recentemente, come Van Rompuy e Ashton? Sembra un ottimismo un po' "esagerato".....  
On. Mauro - Non ho dubbi circa l´opportunità politica della nomina di Van Rompuy a presidente permanente del Consiglio. Come ho dichiarato nel mio articolo su Il Sussidiario il 20 novembre, mi sembra l´uomo giusto per guidare la transizione che deve avvenire con l´entrata in vigore del nuovo trattato. Soprattutto in un momento come questo, nel quale l’Europa si interroga sulla propria identità, quello che Van Rompuy  ha fatto per il suo paese, il Belgio, è segno che si tratta dell’uomo adatto;  nessuno meglio di lui incarna lo spirito dei padri fondatori: “ciò che ci unisce è più forte di ciò che ci divide”.
Per quanto riguarda l´istituzione di un Alto Rappresentante dell´Unione Europea, parto dalla considerazione che mai come in questo momento l´Europa, per essere protagonista della vita di relazioni internazionali, deve parlare con una voce sola di fronte al mondo. In merito alla Baronessa Ashton, come ho recentemente affermato nel corso della sessione plenaria di Strasburgo, il mio desiderio è che essa svolga sempre più un ruolo da protagonista della politica estera dell´Unione, attraverso ad esempio la partecipazione a decisioni rilevanti in sede multilaterale e favorendo la convergenza dei diversi schieramenti politici sulle questioni strategiche, e non semplicemente un ruolo burocratico o "di facciata".
 
6.
La rappresentatività dell'Italia a livello degli organi politici europei sembra sempre di più ridursi (es. la sua mancata nomina, la mancata nomina di D'Alema a mr. Pesc). E' solo un'impressione o un dato di fatto? E, se sì, a cosa è da imputarsi: esiste un asse franco-tedesco sempre più egemone?
On. Mauro - La nomina a Presidente del Parlamento Europeo di Jerzy Buzek costituisce un segnale importante per la nuova Europa a 27, in primo luogo perché proviene da un paese uscito relativamente di recente da un regime comunista, in secondo luogo perché può favorire il dialogo tra l´est e l´ovest dell`Unione.
Esiste indubbiamente un asse tra Francia e Germania, partner storici e fondatori dell´Unione europea, ma non imputo né a questo né a una presunta debolezza politica di Berlusconi, che anzi gode di grande stima da parte anche di leader europei da lui politicamente lontani, la mancata nomina di Massimo D´Alema ad Alto Rappresentante. La scelta della Baronessa Ashton sembra essere più che altro una concessione al governo inglese dopo l´esclusione di Tony Blair dalla lista dei possibili presidenti del Consiglio europeo.
 
7. Quale senso ha un'Europa che si vuole costruire "centralistica", ben più di quanto siano gli USA, e che un giorno potrebbe costringerci a togliere i crocifissi dai luoghi pubblici, ma dove non c'è un esercito e non c'è una politica estera comune? Ha un futuro un'Europa costruita sopra la testa dei cittadini europei, evitando accuratamente di consultarli per non riceverne pareri contrari?
On. Mauro - Nessuno nell’Unione europea ha mai parlato di togliere crocifissi dai luoghi pubblici. La sentenza contro l’Italia è stata fatta dalla corte di Strasburgo, che è un organo del Consiglio d’Europa, che non c’entra nulla con l’Unione Europea, quindi in questo senso possiamo stare tranquilli.
Concordo sul fatto che l’Europa influirà molto di più a livello globale quando ci sarà un esercito comune. Vi sono due punti su cui l'Europa può fin da subito giocare un ruolo di leadership mondiale. Due punti ancora, purtroppo, lasciati scoperti dalle grandi potenze mondiali: la difesa della libertà religiosa e dei diritti umani nel mondo. Due punti sui cui l'Europa potrebbe costruire un'azione comune e, innanzitutto, ritrovare la sua identità smarrita.
Dobbiamo fare tesoro degli errori gravi commessi negli ultimi vent’anni. Della presunzione che abbiamo dimostrato pensando di poter lavorare senza il consenso e il supporto dei cittadini e dell’opinione pubblica. Dell’avere preteso che questo progetto non guardasse al sentimento dei popoli, ma soltanto agli interessi di un’oscura burocrazia. Il Trattato di Lisbona è uno strumento che guarda in questo senso. Ovviamente occorre fare di più, ma la strada è quella giusta.
 
8. Dal suo osservatorio privilegiato, fra Bruxelles e Milano, ha visto costituirsi qualcosa come una reazione all'incipiente totalitarismo europeo? C'è un popolo, e la manifestazione di inizio ottobre 2009 a Madrid o la reazione italiana alla sentenza sui crocifissi lo ha documentato, ma c'è anche qualcuno che sta inventando il modo di dare voce a questo popolo, dal momento che le istituzioni di Bruxelles sembrano avere tutt'altro scopo?
On. Mauro - E´ vero che l´Europa corre il rischio di diventare una sorta di monstrum giuridico e avere la pretesa di interferire nella vita degli Stati e della società civile. Il punto é ripartire da una concezione di individuo quale protagonista e centro della realtà, apprezzando e sostenendo il lavoro del PPE che da sempre si fa promotore di questa concezione. Centrale per la promozione di questi ideali è il lavoro svolto da me e da altri colleghi, attraverso la presentazione di numerose dichiarazioni e interrogazioni parlamentari, in difesa della libertà religiosa e contro le discriminazioni dei cristiani nel mondo. 
 
9. Ha ancora senso parlare delle origini giudaico-cristiane dell'Europa? Visto che tra coloro che stanno nelle istituzioni europee oltre a quelli di orientamento socialdemocratico e liberale ci sono anche -come ad esempio i belgi o gli olandesi- "cattolici adulti" che mortificano i valori non negoziabili e la stessa libertà religiosa e culturale dei cristiani? Ricordando anche come la Costituzione Europea vagamente fa "memoria" delle stesse origini del Vecchio Continente?
On. Mauro - In questa intervista ho provato a mostrare quanto stia cambiando l´Europa a partire dal Trattato di Lisbona. Il nostro andare avanti non può però non basarsi su qualcosa di solido. In altre parole non si possono rinnegare le radici giudaico-cristiane dell´Europa come fattore costitutivo della storia del nostro continente e della nostra tradizione. E´ esattamente quanto pensavano i nostri padri fondatori nel creare l´Europa unita: "Io affermo che all´ origine di questa civiltà europea si trova il cristianesimo, non intendo con ciò introdurre alcun criterio confessionale esclusivo nell´apprezzamento della nostra storia. Soltanto voglio parlare del retaggio europeo comune, di quella morale unitaria che esalta la figura e la responsabilità della persona umana col suo fermento di fraternità evangelica, col suo culto della bellezza affinatesi attraverso i secoli, con la sua volontà di verità e giustizia acuita da un´esperienza millenaria." (Alcide De Gasperi). 
 
10. Resisterà l'Europa fino al 2025 ?
On. Mauro - Certamente sì, quello dell'Europa unita è l'unico progetto politicamente credibile che può portare vantaggi ai Paesi ma anche e soprattutto ai cittadini.

(Intervista esclusiva rilasciata a SamizdatOnLine)

4.8
Il tuo voto: Nessuna Media: 4.8 (5 votes)

Commenti

Caro Ezio personalmente sono

Caro Ezio
personalmente sono convinto che occorre ridurre l' ambito delle decisioni delle istituzioni europee;
a presto

Giovanni mi sa che stai

Giovanni mi sa che stai facendo un po' di confusione, l'on. Mario Mauro non è il direttore di Repubblica Ezio Mauro, ma penso che Mario a differenza di Ezio è certamente d'accordo con te.
Graciete

Grazie di questa

Grazie di questa intervista.
Leggo spesso gli articoli dell'onorevole Mauro sul Sussidiario. Mi conforta che ci sia ancora qualcuno che affronta la politica così.
Saluti a tutti,
Umberta

Grazie a te Umberta per aver

Grazie a te Umberta per aver condiviso con noi il motivo che ci ha spinto a porre queste domande all'onorevole Mario Mauro. La limpida chiarezza con cui affronta ogni questione dalla più semplice alla più complessa, alla ricerca della verità, nello spirito che “ciò che ci unisce è più forte di ciò che ci divide”. Quello che maggiormente condividiamo con lui è questa tensione verso la libertà e la salvaguardia dei diritti di ogni singolo uomo, come lui stesso afferma nell'intervista "il punto é ripartire da una concezione di individuo quale protagonista e centro della realtà", e per questi ideali svolge un eccellente lavoro, in difesa della libertas ecclesiae e contro le discriminazioni dei cristiani nel mondo.
Graciete